Bittersweet Life

Film 2005 | Drammatico 118 min.

Titolo originaleDal kom han in-saeng
Anno2005
GenereDrammatico
ProduzioneCorea del sud
Durata118 minuti
Regia diJee-woon Kim
AttoriLee Byeong-Heon, Shin Min-a, Kim Young-cheol, Hwang Jeong-min, Jeong-min Hwang, Yu-mi Jeong, Ku Jin Hae-gon Kim, Roe-ha Kim, Kim Young-Chul, Byung-Hun Lee, Gi-yeong Lee, Mu-yeong Lee, Eric Moon.
Uscitavenerdì 12 maggio 2006
TagDa vedere 2005
MYmonetro 2,99 su 20 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Jee-woon Kim. Un film Da vedere 2005 con Lee Byeong-Heon, Shin Min-a, Kim Young-cheol, Hwang Jeong-min, Jeong-min Hwang, Yu-mi Jeong, Ku Jin. Cast completo Titolo originale: Dal kom han in-saeng. Genere Drammatico - Corea del sud, 2005, durata 118 minuti. Uscita cinema venerdì 12 maggio 2006 - MYmonetro 2,99 su 20 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultra violenza ultra raffinata nel nuovo film del sudcoreano Kim Jee Woon. All'insegna della vendetta. In Italia al Box Office Bittersweet Life ha incassato nelle prime 3 settimane di programmazione 27 mila euro e 12,8 mila euro nel primo weekend.

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Consigliato sì!
2,99/5
MYMOVIES 3,25
CRITICA 2,73
PUBBLICO 2,81
CONSIGLIATO SÌ
La perfetta stilizzazione del noir, immortalato nei suoi eterni stereotipi.
Recensione di Emanuele Sacchi
Recensione di Emanuele Sacchi

Sun-woo è il killer perfetto: un'implacabile macchina da guerra al servizio del boss mafioso Kang. Quando questi chiede a Sun-woo di tenere d'occhio Hee-soo, la sua giovane e attraente compagna, tuttavia, qualcosa non va più per il verso giusto. Sun-woo rifiuta di eseguire un ordine e ne seguirà un'infinita scia di sangue.
Capostipite del sottogenere revenge movie, interno al noir sudcoreano, A Bittersweet Life è un inno alla magnificenza estetica del cinema di Kim Jee-woon. Un'idea di cinema, quella di Kim, per cui nulla di quel che va a costituire l'oggetto dell'inquadratura appare per caso e l'attenzione è pari per ogni minimo dettaglio, sia esso un movimento di macchina o un particolare anatomico. Una fotografia estetizzante nella migliore accezione possibile del termine, al servizio di un action che sa essere brutale senza mai abbandonare il proprio gelido aplomb. Quello tipico del killer con un codice d'onore, incarnato da un Lee Byung-hyun mai così vicino al suo punto di riferimento, l'Alain Delon melvilliano di Frank Costello faccia d'angelo. E mai così sensuale, pericolosa e inafferrabile invece la Shin Min-a di Volcano High, in un ruolo che richiama la torrida Madeleine Stowe di Revenge: esemplare la prima apparizione in scena di Hee-soo, attraverso le inquadrature di Kim Jee-woon, traslato dell'occhio di Sun-woo. Un paio di scarpe, lunghi capelli che vengono pettinati e già il meccanismo della macchina per uccidere si inceppa: il servo si libera dalle sue catene e dall'esterno osserva incredulo l'ingranaggio, nella sua grottesca precisione.
Una coppia di caratteri stereotipati per un film che è la stilizzazione pregevole di una serie di luoghi comuni cinematografici, elevati alla perfezione, privati di ogni significato e spettacolarizzati. Quello che si respira in A Bittersweet Life e che si percepisce nei volti e nei corpi di Lee Byung-hyun e Shin Min-a è uno splendido e inafferrabile vuoto, il luogo in cui il cinema svela il suo trucco e torna a svolgere la sua funzione primaria.

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Gangster movie coreano elegante e patinato.
Recensione di Francesca Felletti

Non c'è dubbio che il tema della vendetta sia centrale nel cinema sudcoreano. Mentre nelle sale italiane si proietta "Old Boy" di Park Chan-Wook, "A bittersweet life" di Kim Jee Woon ("Two Sisters") è stato presentato fuori concorso al 58esimo Festival di Cannes. Protagonista è Sunwoo, manager di un lussuoso albergo di Seoul, nonché braccio destro di Kang, capo della mafia locale. La sua vita, più amara che dolce, scorre fra regolamenti di conti, riscatti di crediti, lotte fra bande rivali. Fino al giorno in cui il boss gli chiede di sorvegliare la sua giovane compagna per scoprire se lo tradisce. Naturalmente Sunwoo si innamora della ragazza, e, pur sorprendendola con un l'amante, nasconde la cosa a Kang. Ma la verità viene a galla e da qui inizia la faida di cui si parlava poco sopra.
Lo stile di Kim Jee Woon è davvero raffinato: estremamente patinata la fotografia, elegantissimi gli ambienti dell'albergo, coreografiche le numerose lotte. Tanto che in questo gangster movie, che diventa quasi un western nei primi piani dello scontro finale fra Sunwoo e Kang, la violenza viene sublimata nell'atto stesso di mostrarla.
La brutalità delle immagini regala uno spettacolo visivo senz'altro affascinante, anche se, al contrario che in OldBoy, tutto resta in superficie. Ma forse è solo un sogno...

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Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Al suo 4° film, esposto fuori concorso a Cannes 2005, Ji-woon Kim, anche sceneggiatore, racconta la storia di una caduta, quella di Sunwoo, giovane direttore di albergo, che, trasgredendo a un ordine del suo padrone, boss malavitoso, inizia una inesorabile traiettoria che, in un crescendo di violenza, lo porta all'uccisone dei suoi nemici e all'autodistruzione. È un noir dove - più dei personaggi, pur ben delineati - contano gli spazi in cui si muovono. Conta l'atmosfera più che l'azione. Conta soprattutto il contrasto tra luce e buio, l'idea della luce come vita. Lo indicano concretamente le tante lampadine che i personaggi accendono e spengono. È un efficace esempio del modo con cui un regista di talento ricorre alle convenzioni di un genere e le cambia per esprimere quel che vuole. Non riproduce la realtà, la inventa.

Tutte le recensioni de ilMorandini
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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 22 febbraio 2010
Storyteller

Ci sono ben più che patina "fotografica" e ambientazioni arredate con gusto in questo film che definire "gangster movie" è molto riduttivo. L'opera del regista coreano ha il pregio esclusivo (e ormai molto difficile da rintracciare in produzioni odierne) di toccare con sensibilità sfuggente e poetica le sofferenze amorose al pari delle furibonde e sanguinosissime lotte che mai si susseguono senza [...] Vai alla recensione »

giovedì 7 settembre 2017
laurence316

4a regia di Kim, ma 2° ad essere distribuito in Italia (con oltre un anno di ritardo), Bittersweet Life (Vita dolceamara, ma il titolo originale coreano significa invece “La dolce vita”) è un gang­ster-movie che vorrebbe essere profondo, ma è solo banale, un po’ troppo lento, in particolare nella prima parte, per essere un film d’azione, iperviolento, ma [...] Vai alla recensione »

sabato 19 gennaio 2013
kondor17

Non so come si possa definire gioiello o capolavoro un film del genere. Avrà sì una bella fotografia e delle belle inquadrature, ma un film che vuole essere "tutti i generi - nessun genere" non può ovviamente funzionare, lascerà sempre l'amaro in bocca. Interessante la prima parte: da gangster movie a delicato viaggio nella mente, che sfiora i sentimenti di [...] Vai alla recensione »

lunedì 23 settembre 2019
Contrammiraglio

Scopiazzature a gogo per una storia senza pathos; notevole il primo combattimento, poi molta noia.

Frasi
"Ha sentito? C'è stato come un forte colpo!"
Sunwoo: "Il rumore di un buco in una vita!"
Sunwoo (Lee Byeong-Heon)
dal film Bittersweet Life - a cura di Hey Yun
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Alessandra Levantesi
La Stampa

Il cinema coreano, come del resto molto del miglior cinema orientale, è la dimostrazione che in arte la forma è tutto, o quasi. Prendiamo Bittersweet Life di Kim Jee-woon, nome di culto per il pubblico cinefilo. È un film di genere, un noir basato sul tema sempreverde della vendetta, con un campionario insieme ironico e compiaciuto di scene di violenza e proterva crudeltà.

Roberto Nepoti
La Repubblica

Il cinema coreano non cessa di stupire. Non che A bittersweet life sia un'opera, innovativa, il genere di film che inaugura un'era: però è una fantastica alchimia di noir e mélo fiammeggiante, il cui regista dimostra di aver benissimo assimilato e fatto sua la lezione di maestri del genere occidentali come Jean-Pierre Melville ("FrankCostello faccia d'angelo") o Brian DePalma ("Scarface").

Luca Castelli
Il Mucchio

A Bittersweet Life segna il ritorno in grande stile di quel Kim Jee-Woon che un paio d'anni fa ci aveva terrorizzato con l'horror Two Sisters. Qui non ci sono mostri, fantasmi o gemelline terribili, ma un avventuroso viaggio nei meandri della malavita coreana, inseguendo la vendetta suicida di un romantico antieroe. Sunwoo è il manager di un albergo di lusso, che una sera caccia violentemente dall'hotel [...] Vai alla recensione »

Serafino Murri
XL

L'ultima fatica del talentosissimo Kim (A Tale Of Two Sisters), è uno strano incesto tra Kim-Ki-Duk e Tarantino. Il bel tenebroso braccio destro di un boss è incaricato di sorvegliarne la fidanzata. Ma l'amore è cieco, e il delirio alle porte. Con una regia pirotecnica e humour "à la pulp", il regista, indeciso tra tocco d'autore e film di kung fu con punte splatter e romanticismi alla John Woo, narra [...] Vai alla recensione »

Stefano Lusardi
Ciak

Un incipit che offre perle di saggezza Zen, un finale rosso sangue che cita il De Palma di Scarface e al centro il tema ossessione del cinema coreano, la vendetta, come Park Chan-wook ci ha fatto capire molto bene. Conosciuto in Italia solo per la non eccelsa ghost story Two Sisters, il quarantenne Kim Jee-woon si rivela in A Bittersweet Life (molto più "bitter" che "sweet") un magnifico esteta, che [...] Vai alla recensione »

Raffaella Giancristofaro
Film Tv

A Seoul, Sunwoo è il factotum di Kang, potente boss della mala, che lo incarica di pedinare, in sua assenza, la sua giovane protetta. Scoperta la relazione con un ragazzo molto più giovane di Kang, Sunwoo le risparmia una fine certa, tradisce la promessa fatta a Kang e si firma da solo una condanna a morte, affrontando una girandola di criminali sanguinari.

Dario Zonta
Rolling Stone

Il nuovo cinema coreano trova nel tema della vendetta pane per i suoi denti. Dopo la fortunata trilogia di Park Chan-wook, arriva da quella terra d'Oriente un nuovo capitolo firmato dal talentuoso Kim Ji-woon: A Bittersweet Life. Un film noir illuminato dalle luci al neon di una Seul sempre più postmoderna, sempre più aggrovigliata su se stessa in uno skyline di amore, morte e vendetta.

Valerio Caprara
Il Mattino

Ora che si è cristallizzata in genere, la serie dei noir orientali rischia il collasso estetico. Rischiando di penalizzare chi - come noi - ha valorizzato il calibro inquietante e visionario di prototipi come i due «Kill Bill» e Old Boy di Park Chan-wook. Al cospetto di un film come A Bittersweet Life del coreano Kim Jee-woon, infatti, ci si rende conto facilmente di come sesso, sangue & iperviolenza [...] Vai alla recensione »

Pedro Armocida
Il Giornale

Certo la Lucky Red che lo distribuisce non poteva tradurre il titolo di questo film coreano con il corretto La dolce vita come l'originale imporrebbe, dato che già c'è il precedente di Fellini. In più sarebbe sacrilego affiancare la voluttuosa via Veneto dei bei tempi al mefitico ristorante di Seul, La dolce vita appunto (scritto in italiano), all'interno del lussuoso hotel diretto dal giovane Sunwoo [...] Vai alla recensione »

Francesco Alò
Il Messaggero

La vendetta è un piatto che va servito freddo. E ultimamente ce lo servono sempre. Abbiamo visto molti regolamenti di conti: i due Kill Bill, la Trilogia della Vendetta di Park Chan-wook e il tautologico V per Vendetta. Forse i cineasti, in Oriente come in Occidente, sentono che il mondo sta tornando tribale. Forse, dopo il fallimento dell'utopia diplomatica del dopoguerra (leggi: Onu), si ha la sensazione [...] Vai alla recensione »

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