Sono svariati e sorprendenti gli avvenimenti che marcarono quel decennio: le dimissioni di Margaret Thatcher nel Regno Unito, la svolta della Bolognina in Italia, la conferma del genio e del titolo dello scacchista Garry Kasparov in Russia, i colori dell'indipendenza e della bandiera in Ucraina. Eppure in quella stagione che chiudeva l'ambigua euforia degli anni Ottanta e apriva sugli anni immediatamente successivi al postmoderno, Paul Verhoeven innesca con approccio ironico e smaliziato il massimo di intensità concettuale con il minimo di forma, graffiando per sempre sguardo e immaginario dello spettatore. Nella sala interrogatori del quartier generale della polizia di San Francisco, in un arco di luce azzurra e quasi catodica, Catherine Tramell (Sharon Stone) emerge hitchcockiana e imperiale nel suo mini abito bianco e aderente.
Come per aggiungere un'interpunzione alle domande degli ispettori, fissa lungo la linea delle dita che stringono la sigaretta il più infiammato e smanioso tra loro e pronuncia la sua battuta, sciogliendo e incrociando le gambe. È un baleno, un intervallo brevissimo, un movimento che lascia sbirciare il suo sesso.
La scena dura qualche secondo ma è destinata, come il film che la include come una gemma, (Basic Instinct) a occupare la mitologia contemporanea. Il sesso nudo ed esibito di Sharon Stone inverte la straordinaria denegazione dell'innamorato di Roland Barthes, che dietro gli "occhiali scuri" rivela la passione che vuole nascondere ("Frammenti di un discorso amoroso"). Se gli amanti in ambasce di Barthes finiscono per esibire celando le lacrime versate per l'altro, l'eroina di Sharon Stone nasconde mostrando. L'intimità esposta di Catherine Tramell funziona da schermo che, lontano dall'essere confessione di debolezza o vulnerabilità, rinforza il potere della protagonista, frustrando il desiderio di vedere (davvero) dell'altro. L'accavallamento mitico dissimula pensieri e possibile colpevolezza, rovescia i codici abituali del thriller virile, ribalta ruoli sociali e posizioni routinarie tra le lenzuola.