QUESTI GIORNI
Pungente e graffiante, sensibile e sentimentale, leggero ed essenziale, il cinema di Giuseppe Piccioni è attraversato da una curiosità ardente per gli everyman che si traduce sempre in profondità di racconto. Con Questi giorni, film corale declinato al femminile, l'autore mette in viaggio i suoi personaggi rivelandone con lo spostamento fisico gli intimi movimenti del cuore. A guidare il garbato carosello di emozioni, ansie, smarrimenti, aspettative e nevrosi dispiegate tra la provincia e un est inatteso, tornano Sergio Rubini e Margherita Buy, volti di un immaginario acceso che infiltrano nelle commedie di Piccioni sfumature e intuizioni. A dispetto del suo titolo più celebre (Fuori dal mondo), il cinema di Piccioni è intensamente dentro il mondo. E in quel mondo le sue donne e i suoi uomini non smettono di confrontarsi con le insidie del sociale e della Storia.
SPIRA MIRABILIS
Quattro luoghi e quattro elementi per quattro storie che sperimentano la stessa tensione: l'immortalità. Poema contemplativo di Massimo D'Anolfi e Martina Parenti, Spira Mirabilis è la mirabile sorpresa di un festival che ancora una volta scommette sul documentario italiano dopo la consacrazione di Gianfranco Rosi (Sacro GRA) nell'edizione del 2013. Proposizione pura di cinema che rifugge l'artificio, rivela la presenza tendenziale della spirale in natura, nell'uomo e nell'arte e lascia in dono un'altra possibile logica del mondo, Spira Mirabilis segue la meravigliosa geometria dell'universo al centro del quale gli autori accomodano l'uomo. Mettendo in immagini la spirale logaritmica di Jakob Bernoulli, D'Anolfi e Parenti promettono un viaggio filosofico e spirituale che dopo castelli e duomi infila la curva matematica e spirituale che conduce all'infinitezza.
PIUMA
Avviato da una gravidanza inattesa, Piuma è una commedia a un passo dalla maturità e da un'epifania esistenziale. Affidato a due ragazzini, il film di Roan Johnson racconta la difficoltà di afferrare la realtà attraverso personaggi acerbi. Sono loro la 'finestra' su un paesaggio troppo spesso scivoloso in cui 'gravidi' di futuro i protagonisti assaporano rischio e vertigine. Nove mesi di attesa per sollevarsi letteralmente dalle cose, per guardarle meglio e abbracciarle meglio ridefinendo il 'due' per passare al 'molti'.