Una rilettura non convenzionale della storia del cinema. Di Pino Farinotti.
di Pino Farinotti
Giustizia triste e deprimente: meglio il cinema
Va ribadita la premessa iniziale del capitolo giustizia. Mi riferisco all'impossibilità di arrivare a una soluzione univoca, dunque alla giustizia, delle vicende che in questa epoca, giorno dopo giorno, vengono rilanciate dai media. C'è il delitto, ci sono i sospetti che vengono arrestati, poi c'è il riflusso generale: il sospettato, magari incastrato con prove schiaccianti, ritratta e tutto torna in gioco. Ma c'è di più, la prova scientifica, magari del dna, dunque esatta, inconfutabile, deve confrontarsi con un altro dna altrettanto esatto e inconfutabile. Non si arriva mai alla verità. Vale il meccanismo del serial televisivo, quello che puntata dopo puntata non ha mai fine, quello che aggiunge nuovi capitoli per tener viva l'audience. E così viene smarrita la fase finale della giustizia fatta. Fase che, ribadisco, viene recuperata dalla Storia, del cinema naturalmente.
Applicazione
Tutti i maestri si sono dedicati, con maggiore o minore applicazione, al film di giustizia. Anche John Ford, il cui percorso aveva altre direzioni. Ford è considerato l'autore del western anche se ha firmato titoli di grande spessore sociale, Furore, o sentimentale, Un uomo tranquillo. Era comunque considerato un falco, un uomo di destra, nei suoi film gli indiani sono, spesso, i cattivi. E fu proprio questa la ragione che lo portò, nel 1960, cioè verso la fine della carriera a firmare un titolo parzialmente processuale, I dannati e gli eroi. Un sergente della cavalleria, di colore, è accusato di aver ucciso una ragazza bianca e suo padre. Un ufficiale avvocato lo difende al processo e lo fa assolvere. Fa giustizia. Ford dunque diceva la sua su un argomento che aveva ... trascurato. Soprattutto la diceva in chiave diversa, progressista diremmo oggi.
Paul Biegler è il nome dell'avvocato interpretato da James Stewart in Anatomia di un omicidio, un classico processuale. Un sergente dell'esercito americano uccide l'uomo che ha violentato sua moglie. Forse lo ha fatto a sangue freddo, forse obbedendo a un "impulso irresistibile". E forse, da parte della moglie c'era anche un piccolo concorso di colpa. Biegler-Stewart fa assolvere il suo cliente. Tutti i "forse" finiscono per confluire, ancora una volta nel "ragionevole dubbio". Il film ha ispirato un serial televisivo, con lo stesso James Stewart.
Alfred Hitchcock, come Ford, non era uno specialista del processuale, pur essendolo della tensione e del mistero. Ma non gli interessavano le equazioni giuridiche, le prove e le controprove. Preferiva muoversi sull'irrazionale e sull'ambiguità della coscienza. E quando diresse Il caso Paradine lo fece quasi malvolentieri. Glielo aveva imposto il produttore, David Salznick, uno che... si imponeva, anche a Hitchcock. Gregory Peck è un avvocato che si innamora della sua cliente accusata di uxoricidio. Alla fine lei è tutt'altro che innocente, soprattutto è innamorata dell'uomo che Peck aveva accusato. Hitchcock dunque spariglia tutto alla sua maniera. E anche lui riteneva che "fare giustizia" fosse quasi banale. E se ne intravedeva la possibilità, preferiva evitare un lieto fine clamoroso. Sempre con un compromesso in ossequio a sua maestà il pubblico.
Il singolo individuo contro le multinazionali è un tema quasi irresistibile di giustizia. Il mito di Davide e Golia. Un titolo esemplare è legato a una vicenda vera, Erin Brockovic. Erin, madre di famiglia, tanti figli senza un marito, disordinata, irrequieta, ma tenace, diventa assistente di un avvocato, seguendo una causa immobiliare scopre che un colosso, la Pacific Gas & Electric ha immesso nelle acque di un fiume una sostanza cancerogena. Impegnando tutta se stessa, con la fiducia di tutti, riesce a far ottenere agli abitanti, contagiati, di una cittadina, un risarcimento che sembrava impossibile. Fa giustizia.
Francis Ford Coppola acquista nel 1995 i diritti del romanzo di John Grisham
L'uomo della pioggia e due anni dopo dirige il film. Una grande compagnia di assicurazioni, che si affida a studi legali potenti e imbattibili, deve vedersela con un giovane avvocato (Damon) e il suo assistente poveraccio (De Vito). I due riescono a far ottenere un premio a un leucemico morto per mancanza di cure. Coppola-Grisham, contenuti, sostanza, racconto, libro, film. Siamo al vertice. Giustizia fatta e godibile.
In La giuria di Gary Fleder, con John Cusack, Dustin Hoffman e Gene Hackman, una vedova intenta un processo contro una potente società che produce armi. La società dispone di mezzi illimitati e si muove in ogni direzione, arrivando a corrompere alcuni membri della giuria. Il compito dell'avvocato Hoffman e del giurato (onesto) Cusack, sembra impossibile. Ma alla fine il piccolo si afferma sul gigante. I colpevoli e i corrotti pagano un prezzo altissimo. Giustizia fatta.