Seducente, colto e ironico. Tre aggettivi che gli sono stati attribuiti mille volte, e che pure non bastano a raccontarlo davvero.
Dietro il comico francese Laurent Lafitte si nasconde un interprete che ha attraversato oltre due decenni di cinema e televisione con la naturalezza di chi è cresciuto nella Parigi cosmopolita, circondato dall'arte come da un respiro quotidiano.
Il Conservatorio di Parigi è stato il suo primo palcoscenico, la sua prima promessa: lì Lafitte ha capito che la recitazione era destino. Gli esordi televisivi degli Anni Novanta sono stati però il suo laboratorio, il luogo dove imparare a muoversi tra generi e registri. Ma è il cinema, nei primi Anni Duemila, a diventare la sua casa naturale, che lo ha imposto come uno degli attori più duttili della sua generazione, capace di passare dal dramma alla commedia con la stessa grazia con cui un ballerino cambia passo.
E poi c'è stato l'Antoine di Piccole bugie tra amici, il personaggio che lo ha consegnato definitivamente all'immaginario nazionale e che ha mostrato al grande pubblico la sua capacità di incarnare ironia e malinconia, senza mai perdere la misura. Da lì, una serie di ruoli che hanno confermato la sua versatilità, con una precisione comica che si intreccia a una profondità emotiva che pochi attori sanno maneggiare.
Nel 2016, quando viene scelto come presentatore delle cerimonie di apertura e chiusura del Festival di Cannes, Lafitte non è più solo un attore: è un simbolo. Un volto che rappresenta un certo modo di intendere il cinema francese e che allo stesso tempo ne incarna la modernità. Non è un caso che poi i César del 2026 lo abbiano premiato come miglior attore, un riconoscimento non per un exploit improvviso, ma per un percorso costruito con rigore, curiosità e una costante voglia di mettersi in gioco.
La sua carriera avrebbe potuto essere qualcosa di molto diverso, più lineare, più prevedibile, e invece Lafitte ha scelto la strada meno ovvia, staccandosi quando poteva dal comico per darsi a registri che lo avrebbero fatto crescere come artista, ma senza mai smettere di alimentare il suo umorismo.
Studi
Figlio di un venditore immobiliare parigino, nasce nel 1973 nella Capitale francese, crescendo in una famiglia della piccola borghesia. Studente presso la scuola privata Saint Jean de Passy, si appassiona alla recitazione dopo aver risposto da adolescente a un annuncio di lavoro, all'interno del quale si cercava un ragazzo per uno spot pubblicitario. Senza avvertire i suoi genitori, si iscrive al casting e fa i provini necessari, venendo poi scelto.
Iscrittosi al Cours Florent, diventa molto amico di colleghi come Gilles Lellouche, Guillaume Canet e Cécile Felsenberg e a ventidue anni entra al Conservatoire national supérieur d'art dramatique, studiando sotto Philippe Adrien e Muriel Mayette, completando in seguito la sua istruzione alla Guildford School of Acting, nel Regno Unito.
Gli inizi in tv
Inizia a recitare in televisione, nel 1987, con il film tv L'Enfant et le président di Régis Milcent, successivamente prenderà parte alla miniserie Fleur bleue (1990) e alla sitcom Goal (1992), dove si metterà in luce per la sua verve comica.
Nel 1992, entra nel cast di Primi baci, una sitcom di produzione francese, che raccontava le avventure sentimentali di un gruppo di adolescenti parigini, e ad altre serie francesi per teenagers, tra le quali Classe mannequin (1993 1994), dove ha vestito i panni di Juan, un ragazzo che sognava di fare il fotomodello.
Nel 1999, ha un piccolo ruolo persino nella soap opera britannica Coronation Street, prima di ritornare in Francia per lavorare a Il giudice e il commissario, alla versione francese di Caméra Café, Julie Lescaut e Sulle tracce del crimine.
Nel 2023, arriva a vincere un BAFTA TV Award grazie al suo ruolo da protagonista nella miniserie Le mille vite di Bernard Tapie, dove veste i panni di un controverso imprenditore, politico, seduttore e affabulatore. Si rivelerà una delle interpretazioni più complesse e magnetiche della sua carriera, insita di una vera metamorfosi, all'interno della quale l'attore francese, già noto in Inghilterra per la sua intelligenza scenica e per una certa capacità camaleontica, riuscirà a restituire tutte le contraddizioni di un uomo che aveva attraversato la Francia come un ciclone, tra gloria e scandalo, ascesa e caduta, fascinazione e repulsione. Lafitte costruisce un Tapie seducente e manipolatore, che vive "mille vite".
Al cinema
Cinematograficamente, debutta nel 1998 in Il piacere e i suoi piccoli inconvenienti di Nicolas Boukhrief, poi entrerà nel cast di I fiumi di porpora nel 2000. Due anni più tardi, sarà diretto dall'amico Guillaume Canet//www.mymovies.it/persone/guillaume-canet/26765/">Guillaume Canet in Mon idole e nel 2006 in Non dirlo a nessuno, ma la vera rivelazione sarà con Piccole bugie tra amici del 2010, che lo farà definitivamente conoscere a tutto il pubblico francese e a parte di quello europeo.
Nel 2012, dopo F.B.I. - Due agenti impossibili, divide il set di Due agenti molto speciali e di Due agenti molto speciali 2 con Omar Sy, nei panni di un detective, e passa a Michel Gondry e al suo Mood Indigo - La schiuma dei giorni (2013).
Le candidature ai César
Diretto da Joel Hopkins nell'inglese Colpo d'amore del 2013, appare in L'arte della fuga (2014) ed è poi nel cast di Elle (2016), scandaloso film di Paul Verhoeven. Grazie a questo titolo Lafitte viene candidato al César come miglior attore non protagonista. Il suo Patrick, l'uomo ambiguo, seducente e potenzialmente pericoloso che entra nella vita della protagonista Michèle (Isabelle Huppert), è uno dei punti di forza del film, che l'attore costruisce attraverso un personaggio che vive sul confine sottile tra normalità borghese e inquietudine sotterranea, un vicino di casa affabile e impeccabile che, scena dopo scena, rivela una complessità disturbante, fatta di desideri repressi, pulsioni oscure e un fascino che mette lo spettatore in costante stato di allerta. La sua prova è un esercizio di controllo, di sottrazione, di tensione psicologica, che permette a Paul Verhoeven di giocare con l'ambiguità morale, vero cuore del film. Non un cattivo tradizionale, ma la violenza mascherata da normalità, la minaccia che si nasconde dietro il sorriso. Insinuante e calibrato al millimetro, amplifica la forza del personaggio della Huppert e contribuisce a creare quell'atmosfera di pericolo erotico e manipolazione che ha reso Elle uno dei film più discussi di quell'anno.
Non vincerà ma si ritroverà a competere nella stessa categoria grazie a Ci rivediamo lassù (2017) di Albert Dupontel, nei panni di Albert Maillard, l'ufficiale corrotto e vile che incarna la parte più marcia della Francia del primo dopoguerra. Anche qui una prova di straordinaria finezza psicologica. Repellente eppure irresistibile, Maillard è un uomo che approfitta del caos post bellico per arricchirsi, manipolare, umiliare, con una calma glaciale, un sorriso che taglia come un coltello. Crudele e con un narcisismo quasi grottesco, è uno degli antagonisti più memorabili del cinema francese di quel decennio.
Dopo L'ultima ora (2018), Selvaggi (2018) e un ritorno al film e al personaggio che lo consacrò definitivamente con Grandi bugie tra amici (2019) di Canet, partecipa a L'origine del mondo (2020) e Tutti amano Jeanne (2022), poi arriverà una nuova candidatura ai César come miglior attore non protagonista con Il conte di Montecristo (2024), dove sarà Gérard de Villefort. Ancora una volta un antagonista che è il motore segreto dell'intero film. Il suo Villefort è elegante, viscido, terrorizzato dal disonore e insieme assetato di potere, e restituisce al personaggio tutta la complessità morale che Dumas aveva immaginato.
Il César come miglior attore protagonista
Però solo nel 2026, grazie a La donna più ricca del mondo (2025), ottiene la statuetta per la quale era stato così tante volte nominato. La sua interpretazione, ancora una volta accanto alla veterana Isabelle Huppert, è un esempio magistrale di nuova metamorfosi attoriale. Ispirato alla vera vicenda Bettencourt Banier, Lafitte è un uomo che vive all'ombra del potere, sedotto e manipolato da una figura femminile ingombrante, pienamente investito da una gamma emotiva che passa dal sussurro alla ferocia, dalla devozione alla ribellione.
La carriera teatrale
A teatro, Lafitte lavora spesso con Cyrille Thouvenin e Dominique Farrugia, portando avanti un buon numero di one man show di grande successo che lo porteranno in tour per tutta la nazione.
Entrato nella Comédie Française e rimastoci per dodici anni, tra il 2023 e il 2024, sarà Cyrano de Bergerac nell'omonima commedia di Edmond Rostand, diretta da Emmanuel Daumas.
Altri lavori
Lafitte è anche interprete di alcune web serie di successo e di una manciata di cortometraggi, principalmente diretti da Karim Adda.
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