| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Francia |
| Durata | 2026 minuti |
| Regia di | Tristan Séguéla |
| Attori | Vincent Cassel, Carole Bouquet, Laurent Lafitte, Anthony Bajon, Gwendal Kerdelhue . |
| MYmonetro | Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 3 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento sabato 12 settembre 2026
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CONSIGLIATO NÌ
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L'avvocato penalista Leonard Landry si destreggia come una trottola tra più aule di tribunale contemporaneamente, istrionico e brillante come suo solito, almeno finché non va in overdose da cocaina nel bel mezzo di un'udienza. Costretto a un breve percorso di disintossicazione, durante il quale perde il pelo ma non il vizio, deve correre contro il tempo per prepararsi al processo che lo vede, a questo punto, nei panni dell'imputato, e cercare di evitare a tutti i costi di venir interdetto dall'esercizio della sua professione. Sfogliando rapidamente alcuni vecchi curricula, assume in fretta e furia l'aspirante stagista Noé Henry, con l'intenzione, per la verità, di farne unicamente il suo autista. Landry non può immaginarlo, ma il giovane Henry è destinato a ricoprire un ruolo molto più importante nella sua vita e forse a cambiarla per sempre.
Terza collaborazione tra il regista parigino Tristan Séguéla e l'attore Laurent Lafitte, Un bon avocat è un film che funziona in regime di moto perpetuo: non solo nel prologo senza respiro, ma anche per quasi tutto il tempo che segue, Landry e il suo Sancho Panza si muovono senza sosta tra il basso e l'alto, tra le carceri e i locali notturni, dove si ritrova la malavita locale, e i grattacieli aziendali e i salottini privati ai piani alti dei ristoranti di lusso, dove si dà convegno un altro tipo di criminalità, molto più opaca, insospettabile e inespugnabile.
Un movimento frenetico non solo funzionale al ritmo del film e ai toni del thriller che lo contraddistinguono, ma che è anche al servizio del racconto, come si scoprirà alla fine della corsa.
Nel mirino di Séguéla c'è il classico arco di un personaggio che ha smarrito sé stesso e deve scendere nell'inferno che si è auto confezionato per trovare la possibilità di invertire la rotta. Un arco che, nella sua massima estensione, arriva a comprendere e colpire il sistema giudiziario nel suo complesso, reo di essersi assuefatto ad un'interpretazione deviata del mestiere dell'avvocatura, in cui il difensore si è tramutato in una sorta di fixer che non esita ad utilizzare qualsiasi metodo, lecito o illecito, per manipolare fatti e testimonianze a proprio vantaggio. Lo scaltro Landry scaglia le sue frecce ma viene a sua volta colpito dai lanci altrui: l'arco allenta allora la sua corda e il thriller lascia il posto a un racconto più edificante e decisamente più prevedibile.
Un bon avocat va dunque ad aggiungersi al novero dei film che ambientano la lotta di un personaggio con la propria coscienza tra le mura di un palazzo di giustizia, con la dignità di chi fa bene il suo mestiere ma di certo non riscrive un genere. L'elemento più memorabile è il ruolo di "buddy clean" impersonato suo malgrado dal giovane stagista, che aggiunge alla parte centrale del film la piacevole sfumatura del buddy movie.
Leonard Landry è un penalista talentuoso, facondo, brillante ma amorale: difende gli spacciatori da cui si rifornisce, vive una vita frenetica, sfrutta i colleghi, usa ogni escamotage per vincere le cause, abusa di vodka e cocaina. Crollato per un'overdose in aula e ripulitosi fisicamente in un centro di disintossicazione, avrà una settimana per prepararsi al processo che lo vede imputato e, nel frattempo, [...] Vai alla recensione »
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