Crazy for Football

Film 2016 | Documentario +13 73 min.

Anno2016
GenereDocumentario
ProduzioneItalia
Durata73 minuti
Al cinema8 sale cinematografiche
Regia diVolfango De Biasi, Francesco Trento
Uscitalunedì 20 febbraio 2017
TagDa vedere 2016
DistribuzioneCinecittà Luce
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro Valutazione: 4,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Volfango De Biasi, Francesco Trento. Un film Da vedere 2016 Genere Documentario - Italia, 2016, durata 73 minuti. Uscita cinema lunedì 20 febbraio 2017 distribuito da Cinecittà Luce. Oggi al cinema in 8 sale cinematografiche Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 Valutazione: 4,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Un documentario che racconta il primo mondiale di calcio per pazienti psichiatrici. Il film ha ottenuto 1 candidatura ai David di Donatello.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 4,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
ASSOLUTAMENTE SÌ

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Quando il calcio torna ad essere collante allo stato puro, equalizzatore sociale che affratella poveri e ricchi, "abili" e disabili.
Recensione di Paola Casella
giovedì 16 febbraio 2017
Recensione di Paola Casella
giovedì 16 febbraio 2017

Da anni Santo Rullo, presidente dell'Associazione italiana di psichiatria sociale, si batte perché i pazienti affetti da disturbi mentali vengano reinseriti nella società, e uno degli strumenti che ha individuato è il gioco del calcio. Già nel 2006 Volfango De Biasi aveva raccontato in Matti per il calcio l'esperimento del dottor Rullo. Dieci anni dopo De Biasi torna a parlare di calcio e psiche in modo più maturo e strutturato in Crazy for Football, documentario che racconta la formazione della squadra nazionale composta da pazienti psichiatrici che ha partecipato in maglia azzurra ai campionati mondiali del Giappone.

Di Crazy for Football De Biasi rivendica opportunamente non solo la regia ma anche (insieme a Francesco Trento) la sceneggiatura, e questo non perché superimponga al suo documentario una trama preconfezionata, ma perché compie un'operazione di maieutica su tutti i soggetti filmati - i membri della squadra tanto quanto Rullo, l'allenatore Enrico Zanchini e il preparatore atletico Vincenzo Cantatore - che è allo stesso tempo drammaturgicamente intelligente ed eticamente corretta.

Attraverso riprese che non acquistano mai la terzietà emotiva e tagli secchi (il montaggio è di Erika Manoni) che non scadono mai nel pietismo ma scansionano la narrazione con tempi da commedia e da sport movie, De Biasi identifica i ruoli, come fa l'allenatore quando assegna le magliette, e a poco a poco ognuno emerge come motore necessario dell'azione, tanto calcistica quanto cinematografica.
Il passaggio da un ruolo all'altro avviene in maniera cinematograficamente fluida, come il passamano di una staffetta, per consentire allo spettatore di seguire i personaggi senza perdere il filo della "trama": una piccola accortezza "invisibile" che è il segno di un buon sceneggiatore al comando. A poco a poco conosciamo il portiere e l'ex guardia del corpo, il liceale e il "rosso di Sardegna", tutti pazienti psichiatrici, ma anche tutti giocatori, e soprattutto persone con un carattere e un'identità non definiti dalla rispettiva patologia. Una patologia nella quale tutti possiamo scivolare in un attimo, e infatti i giocatori raccontano la propria storia clinica con impressionante consapevolezza (e lucidità analitica) come uno scivolone nell'ignoto, un passo falso nell'oscurità.

Il commento musicale di Michele Braga merita una nota a parte. Braga è il coautore delle colonne sonore di Lo chiamavano Jeeg Robot e Smetto quando voglio - Masterclass, ma è anche il compositore di brani per la nazionale italiana di nuoto sincronizzato: ha dunque una grande dimestichezza sia con la composizione musicale per il cinema (della quale sta cambiando le regole) che con i toni enfatici ed euforici che accompagnano lo sport, cui restituiscono una dimensione eroica senza tracimare nella retorica. In Crazy for Football i crescendo gonfi di pathos di Braga accompagnano empaticamente le imprese della squadra, un'Armata Brancaleone che scena dopo scena trova la sua strada e realizza un sogno impedendo alla follia di trasformarlo in incubo.
Crazy for Football sarebbe visione necessaria nelle scuole perché insegna lo spirito di corpo, il valore della sconfitta, l'utilità del sacrificio mirato, la gioia del risultato (quale che sia), senza nessuna delle derive politiche che queste frasi evocano perché rientra in quella narrazione sportiva che è sana, umile, democratica. Il fatto che lo sport in questione sia il calcio non è secondario, innanzitutto perché è (nel bene e nel male) il passatempo nazionale, e in secondo luogo perché è stato spesso, in tempi recenti, teatro di scandalo, corruzione, avidità e violenza. In Crazy for Football il calcio torna ad essere collante allo stato puro, equalizzatore sociale che affratella poveri e ricchi, "abili" e disabili.
Forse la riflessione più nascosta di Crazy for Football è la denuncia di un contesto sociale in cui non c'è spazio né ascolto per mali che è la società stessa a ingenerare: la solitudine, la depressione, gli attacchi di panico, e quelle voci nella testa che dicono a (quasi) tutti noi che non valiamo abbastanza, che non sappiamo essere all'altezza. Ma lungi dal diventare un deprimente pamphlet ideologico, Crazy for Football è soprattutto entertainment, con personaggi più interessanti e complessi di gran parte dei ruoli del cinema contemporaneo di finzione. Ci si emoziona, si ride, ci si commuove, si fa il tifo. De Biasi non poteva riuscire meglio nei suoi intenti e manda in rete, insieme alla sua squadra.

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