Gimme Danger

Film 2016 | Documentario +16 108 min.

Titolo originaleGimme Danger
Anno2016
GenereDocumentario
ProduzioneUSA
Durata108 minuti
Regia diJim Jarmusch
AttoriIggy Pop, Ron Asheton, Scott Asheton, Dave Alexander, Jim Ostenberg, James Williamson Steve Mackay, Mike Watt, Kathy Asheton, Danny Fields.
Uscitamartedì 21 febbraio 2017
TagDa vedere 2016
DistribuzioneNexo Digital
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +16
MYmonetro 3,59 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Jim Jarmusch. Un film Da vedere 2016 con Iggy Pop, Ron Asheton, Scott Asheton, Dave Alexander, Jim Ostenberg, James Williamson. Cast completo Titolo originale: Gimme Danger. Genere Documentario - USA, 2016, durata 108 minuti. Uscita cinema martedì 21 febbraio 2017 distribuito da Nexo Digital. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 - MYmonetro 3,59 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Gimme Danger
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Un documentario sui The Stooges, dalla loro comparsa alla loro eredità. Al Box Office Usa Gimme Danger ha incassato 174 mila dollari .

Consigliato sì!
3,59/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 3,67
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Una «lettera d'amore» a quella che per Jarmusch è la migliore rock and roll band di sempre: i The Stooges .
Recensione di Raffaella Giancristofaro
domenica 12 febbraio 2017
Recensione di Raffaella Giancristofaro
domenica 12 febbraio 2017

1973: dopo tre album incisi in poco meno di un lustro (The Stooges, Fun House e Raw Power), un'esperienza devastante di live e una dipendenza da stupefacenti che ne compromise le performance, la band statunitense The Stooges interruppe il proprio percorso, evitata come la peste dalle case discografiche per le scarse vendite e per un performer scandaloso, esibizionista, rettiliano: Iggy Pop. La loro importanza di band sperimentatrice, per il sound ipnotico, sporco, disturbante, emergerà gradualmente negli anni. Considerati "spazzatura" diventeranno oro nell'era iconoclastica del punk: testi ai minimi termini, ripetizione di pochi accordi base, esecuzione approssimativa, programmatica sgradevolezza.

Del quartetto iniziale, composto dai fratelli Ron e Scott Asheton (chitarra e batteria), da Dave Alexander (basso) e dal cantante Iggy Pop (all'anagrafe Jim Osterberg), sopravvive solo quest'ultimo.

Hanno fatto parte della band anche i bassisti Zeke Zetter e Jimmy Recca, i chitarristi James Williamson, Bill Cheatham e Tornado Turner, gli occasionali tastieristi Bob Sheff e Scott Thurston e il sassofonista Steve Mackay. Nella formazione attuale, ricomposta nel 2003, militano, oltre a Iggy Pop, James Williamson (chitarra), Scott Thurston (tastiere), Toby Damnit (batteria).

Dopo le esperienze come attore in Dead Man (1995) e Coffee & Cigarettes (2003), Iggy Pop si affida di nuovo nelle mani di Jarmusch, perché ne conosce le logiche anti-major e sa che non confezionerà un film stereotipato. Infatti a Gimme Danger, fuori Concorso al Festival di Cannes 2016, non interessa l'operazione compilativa dell'immaginario legato all'"Iguana" né alimentarne il maledettismo, ma dare il senso della coesione della band, ricollocarla nel contesto storico e culturale in cui si è formata e ha operato. Per questo restano volutamente fuori campo la carriera solista di Iggy Pop, il suo rapporto con David Bowie, produttore del terzo album degli Stooges, e i Velvet Underground (vedi meglio Velvet Goldmine, dove a Iggy era ispirato il personaggio immaginario di Curt Wild, interpretato da Ewan McGregor). E la sua protratta tossicodipendenza.

Certo, i cenni a eroina, marijuana e LSD non mancano, così come le hit del gruppo come "T.V. Eye", "I Wanna Be Your Dog", "No Fun", "Search and Destroy", e la stessa canzone del titolo, sono ben ribadite, grazie al prezioso e cospicuo recupero di materiali, anche inediti, in arrivo dalla base di fan e ad un raffinato montaggio musicale. E anche l'invenzione dello stage diving ha un suo piccolo, doveroso spazio. Ma Jarmusch punta a rendere giusto merito all'originalità del quartetto, alla carica eversiva e all'attitudine anticonformista che costituisce l'impulso primigenio del rock. Allo stesso tempo, soprattutto dalle parole di Iggy, che si presta con rilassato egocentrismo a una lunga intervista a più riprese, emerge un quadro storico spesso mitizzato e poco compreso a fondo. E con esso anche la dichiarata inconciliabilità tra la naiveté del gruppo, che si apprende a Ann Arbor, Michigan, praticava la condivisione dei beni («eravamo dei veri comunisti») e l'intuizione dell'industria dell'intrattenimento, che intravide un business nella controcultura. Una distanza ben evidenziata dalla strategia d'immagine del producer che consigliò Iggy (che aspirava al ruolo cinematografico di Charles Manson) di interpretare Peter Pan.

Il vero plus di Gimme Danger è il saper dare sostanza alla pratica del fare musica: dall'infatuazione di Iggy, poi condivisa con i compagni, per il blues, alla libertà di aprirsi a tanti generi, complice la fortuna di aver lavorato in un negozio di dischi, senza seguire le mode della discografia corrente, le tecniche di canto "asmatico", le sperimentazioni di suono industriale, l'improvvisazione di danza come propellente per i giri disarmonici del gruppo. Ed è un piacere sentire snocciolare al più famoso degli Stooges nomi come John Cage, Sun Ra e John Coltrane, tra i mille altri. Come innumerevoli sono i gruppi che agli Stooges si sono abbeverati in seguito, incontrando successi maggiori perché più in sintonia con lo spirito dei tempi di quanto lo fossero questi in pieno Flower Power. Il film lo mostra con un effetto di montaggio "a cascata" di cover di dischi dei musicisti epigoni, dai Sex Pistols ai The White Stripes, a ribadire che tutta la musica si alimenta sempre di altra musica.

Al tempo stesso Jarmusch gioca e vuole divertirsi, in un film-collage, con l'immaginario mediatico di riferimento di chi, come lui, è nato nel Midwest, cresciuto a strada, tv, e vinile. Ma anche moltissimo con il cinema, a partire dalla grafica dei titoli, che ricordano il Rocky Horror Picture Show, a dichiarare la natura multiforme, di monstrum, del batterista ossessivo al punto da costruirsi un palco sopra la band, fino a scoprirsi performer. Lo stesso nome del gruppo viene da The Three Stooges (popolarissimo trio di comici statunitensi noti da noi come I tre marmittoni), mentre ci viene ricordato che il look on stage a torso nudo viene dal Ramsete di Yul Brynner in I dieci comandamenti di Cecil B. DeMille). Dove non è possibile il rimando diretto a immagini di repertorio, le sequenze di animazione di James Kerr compensano con ironia.

Vero e proprio film a sé è la documentazione finale della reunion del 2003 al festival californiano di Coachella (anche se il frontman preferisce parlare di "reunification") con Williamson, tornato a imbracciare la chitarra dopo 30 anni di carriera come ingegnere nella Silicon Valley, a cui Iggy dedica la descrizione tecnica memorabile di «cane da droga». Eppure il protagonista assoluto resta giocoforza lui, il 70enne a piedi nudi, l'affabulatore dall'eloquio ricco e preciso, dalla vitalità svincolata dal successo, motore del film, oggetto d'amore del regista. Un ragazzino amato dai genitori a tal punto che gli lasciarono più spazio per suonare la batteria dentro la loro casa-roulotte (la stessa di 12 metri d'amore di Vincente Minnelli). Quella a cui tornerà a solo 24 anni, in quel famoso 1973. Il ricordo più bello, che svela la semplice verità del rock viene da una storia di ragazzi attorno a quel caravan giallo.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 27 febbraio 2017
slowfilm.blog

Gimme Danger è un documentario indirizzato ai fan degli Stooges e a quelli di Jim Jarmusch (reduce del bellissimo Paterson). Io faccio parte dei secondi, ma a poter essere davvero contenti – e neanche con assoluta certezza – potranno essere i primi, che si delizieranno del lungo racconto di Iggy Pop. L’Iguana, che quest’anno ne compie settanta, è seduta su un trono, con la faccia conciata di sempre, [...] Vai alla recensione »

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RECENSIONI DELLA CRITICA
martedì 21 febbraio 2017
Simona Orlando
Il Messaggero

Iggy Pop è l'unico artista che può permettersi di iniziare un'intervista in ciabatte e dire che al bla bla bla di Dylan preferiva di gran lunga testi dritti e concisi. Gli è concesso perché lui e i suoi Stooges sono stati "la migliore rock band della storia" secondo Jim Jarmusch, il regista a sua volta più rock di tutti, che al suo idolo dedica il docufilm "Gimme Danger", distribuito da Bim, al cinema [...] Vai alla recensione »

martedì 21 febbraio 2017
Giona A. Nazzaro
Il Manifesto

«Eravamo comunisti. Vivevamo nella stessa casa, mangiavamo insieme e, siccome non capivamo niente di diritti d'autore dividevamo i crediti delle canzoni equamente; in quattro». A parlare è lo Stooge supremo, Iggy Pop. Una didascalia spiega che l'intervista si svolge in una località non meglio identificata e quindi sorge il sospetto che sia stata realizzata a Palm Desert, in California, durante la registrazi [...] Vai alla recensione »

martedì 21 febbraio 2017
Federico Pontiggia
Il Fatto Quotidiano

Per l'amico Jim, il ragazzaccio di Detroit non ha segreti. Ecco perché Jim Osterberg, in arte Iggy Pop, ha accettato di farsi ritrarre da lui, "e solo da lui" in Gimme Danger, docu-biopic-confessione di uno dei rocker più wild di sempre. A dirla tutta, il film non è dedicato esclusivamente a Iggy bensì agli Stooges, band di cui fu leader fino scioglimento nel 1973.

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