Barriere

Film 2016 | Drammatico +13 138 min.

Titolo originaleFences
Anno2016
GenereDrammatico
ProduzioneUSA
Durata138 minuti
Al cinema56 sale cinematografiche
Regia diDenzel Washington
AttoriDenzel Washington, Viola Davis, Stephen Henderson, Russell Hornsby, Mykelti Williamson Jovan Adepo, Saniyya Sidney, Brandon Jyrome Jones, Dontez James, Mark Falvo, Kelly Moran.
Uscitagiovedì 23 febbraio 2017
TagDa vedere 2016
DistribuzioneUniversal Pictures
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 3,38 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Denzel Washington. Un film Da vedere 2016 con Denzel Washington, Viola Davis, Stephen Henderson, Russell Hornsby, Mykelti Williamson. Cast completo Titolo originale: Fences. Genere Drammatico - USA, 2016, durata 138 minuti. Uscita cinema giovedì 23 febbraio 2017 distribuito da Universal Pictures. Oggi al cinema in 56 sale cinematografiche Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,38 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Barriere
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Un padre di famiglia deve combattere contro le discriminazioni razziali per difendere la sua famiglia e proteggere i figli. Il film ha ottenuto 4 candidature ai Premi Oscar, 2 candidature e vinto un premio ai Golden Globes, ha vinto un premio ai BAFTA e 1 candidatura ai London Critics. Al Box Office Usa Barriere ha incassato nelle prime 9 settimane di programmazione 55,1 milioni di dollari e 128 mila dollari nel primo weekend.

Consigliato sì!
3,38/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 3,25
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ

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Una regia senza eccessi, al servizio del testo e dell'attore, un film che, come il blues, lascia la parola a una minoranza.
Recensione di Marzia Gandolfi
martedì 24 gennaio 2017
Recensione di Marzia Gandolfi
martedì 24 gennaio 2017

Netturbino nella Pittsburgh degli anni '50, Troy Maxson combatte ogni giorno contro le ingiustizie sociali e i demoni interiori. Spirito indomabile e ciarliero, ha una moglie, un'amante, un amico inseparabile e due figli di cui non approva le vocazioni. Lyons suona il jazz e Troy canta il blues, Cory pratica il football e Troy gioca a baseball. Chiuso nel recinto che sta costruendo per Rose e in quello che ha innalzato nel cuore, Troy è un'onda implacabile che frange i suoi affetti. Inviso al figlio minore, a cui tarpa le ali per proteggerlo dalle discriminazioni razziali, e persuaso dall'amico a prendere una decisione sulla sua (doppia) vita, confessa alla moglie il tradimento e spalanca tra loro un abisso di dolore. Rimasto solo nel cortile del suo scontento, Troy ricompone i brandelli esistenziali e aspetta la morte.

Alla sua terza regia e coerente con una filmografia aderente a un gruppo sociale, a una coscienza politica, a una storia, a un territorio e a una forma artistica (Antwone Fisher, The Great Debaters - Il potere della parola), Denzel Washington realizza Barriere, adattamento della pièce di Auguste Wilson.

Pescato da "The Pittsburgh Cycle", una raccolta di dieci drammi sul bisogno di emancipazione sociale della comunità afro-americana, Barriere come il blues lascia la parola a una minoranza. Minoranza a cui appartiene il protagonista, in conflitto permanente con la vita e alla ricerca di un'identità sociale. Alla maniera dell'opera originale, la trasposizione di Washington ha una portata universale ma infusa da una marca culturale esplicitamente afro-americana, il blues. Il blues aderisce al teatro di August Wilson come una trama che permette di stabilire un filo conduttore tra i differenti drammi del ciclo. Dieci storie per dieci canzoni che assumono il ruolo di guida spirituale e accompagnano i personaggi nella loro ricerca, sovente dolorosa, di un riconoscimento.

"Blue" è la canzone di Troy, ereditata dal padre collerico e violento e trasmessa al figlio e alla figlia che la cantano insieme nell'epilogo, omaggiando la memoria del genitore e riconoscendo nel medesimo 'bene' il legame fraterno. Se per Raynell è un canto che culla, per Cory è un gesto di perdono che gli permette di fare pace col padre e di avanzare nella vita. Chiave di lettura primordiale per avventurarsi nel dramma, la "Blue" intonata dall'attore annulla la distanza tra monologo e assolo. Il blues, indissociabile dal teatro di Wilson, è l'ultima risorsa a cui ricorre Troy per farsi intendere dai figli e dalla moglie, coro greco che replica e ammonisce la sua incontinenza. Incontinenza verbale che manipola e ingombra un cortile progressivamente svuotato e ridotto ai soli spettatori, che Denzel Washington affronta in camera.

Il cortile, spazio scenico che ospita il talento oratorio di Troy, si apre alla strada e muove verso il deposito in cui protagonista è occupato, allargando lo sguardo del pubblico avvitato a una performance di parole che (ri)compongono il suo mondo. Parole che nella versione originale (black english) suonano come un assolo di tromba, dove le pause, proprio come quelle musicali, permettono all'attore di riprendere fiato. A contenere la sua esuberanza, a riportare i suoi racconti alla dimensione reale, a mediare tra padre e figli, tra personaggio e spettatore, tra finzione e realtà, c'è la Rose di Viola Davis, già partner di Washington a Broadway nel 2010. Contrappunto inesorabile alla sua magniloquenza, Rose incarna il ruolo capitale della coesione e della trasmissione sociale. È il mistero di bellezza che accorda il bisogno di perdono e redenzione dei personaggi di Wilson. Personaggi che non sono mai garanti di una rivendicazione.

Lo spazio teatrale in cui si mettono in scena non ha altra funzione che quella di far risuonare la loro voce, di rimandare alla società americana i propri fantasmi di schiavitù. Attraverso una regia senza eccessi, al servizio del testo e dell'attore, Denzel Washington trova un Troy poderoso e solenne, assediato come la città di cui porta il nome. Chiuso dall'interno sfida l'esclusione sociale dal sogno americano, dietro barriere che qualche volta escludono e qualche altra proteggono. Per Rose sono il confine al di qua del quale conservare l'unione familiare, per Troy il confinamento al di là del quale regna il disordine della società americana, che rifiuta ma in cui vorrebbe trovare il suo posto. Narratore ed eroe insieme, il protagonista 'scrive' la sua storia attraverso il prisma della comunità afro-americana e dentro un cortile convertito in campo di baseball, vestigia di una gloria sportiva passata e un fuoricampo esistenziale mai battuto.

Sei d'accordo con Marzia Gandolfi?
Frasi
Non passare la vita a preoccuparti se piaci a qualcuno o no, faresti meglio ad assicurarti che ti trattino come meriti!
Una frase di Troy Maxon (Denzel Washington)
dal film Barriere - a cura di MYmovies.it
- Non è facile per me ammettere che sono rimasto qui nello stesso posto per 18 anni!
- Be', io sono rimasta qui con te! Ho sacrificato 18 anni della mia vita per restare accanto a te!
Dialogo tra Troy Maxon (Denzel Washington) - Rose (Viola Davis)
dal film Barriere - a cura di MYmovies.it
Un uomo deve prendersi cura della sua famiglia. Tu vivi in casa mia, ti riempi la pancia con il mio cibo, metti il tuo fondo schiena sul mio letto perchè sei mio figlio! È compito mio prendermi cura di te! Ho delle responsabilità verso di te! Non mi devi piacere!
Una frase di Troy Maxon (Denzel Washington)
dal film Barriere - a cura di MYmovies.it
C'è chi costruisce barriere per tenere lontano la gente, e chi per tenersele vicine...
Bono (Stephen Henderson)
dal film Barriere
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
giovedì 23 febbraio 2017
Giulia D'Agnolo Vallan
Il Manifesto

«August Wilson sapeva come contenere l'intera nazione nello spazio di un ufficio, o di un cortile, e come tradurre la grandezza delle sue idee nella dimensione della vita di tutti i giorni», ha detto recentemente il critico Wesley Morris. L'altezza maestosa, quasi shakespeariana, delle idee di Wilson, la ricca musicalità poetico/dialettale della sua lingua, la comprensione profonda di un'immutabilità [...] Vai alla recensione »

giovedì 23 febbraio 2017
Fabio Ferzetti
Il Messaggero

Ci sono film che non somigliano a nient'altro. Opere che sembrano venire da lontano e insieme possiedono qualcosa che li rende misteriosamente vicini: come il pezzo mancante di un puzzle che cercavamo da tempo. Barriere, tratto dalla pièce omonima del drammaturgo afroamericano August Wilson (1945-2005), una leggenda in patria, è uno di questi film inattuali e brucianti.

giovedì 23 febbraio 2017
Maurizio Acerbi
Il Giornale

I muri sono di attualità, in questo periodo, anche se nel nuovo film diretto ed interpretato da Denzel Washingston le barriere sono da intendersi, più che altro, a livello psicologico. Sono quelle staccionate invisibili che, a volte, costruiamo, con il nostro carattere, isolandoci dagli altri; o meglio, tenendoli fuori da ogni sfera affettiva. È quello che capita al protagonista Troy (Washington), [...] Vai alla recensione »

giovedì 23 febbraio 2017
Alessandra Levantesi
La Stampa

Pittsburg Anni '50. Troy è un netturbino dall'animo esacerbato - il colore della pelle e tredici anni di carcere gli hanno impedito di affermarsi nel baseball - che sfoga le sue frustrazioni sui familiari: la moglie amorosa e i figli, soprattutto ostacolando Corey cui le doti di giocatore di football hanno spianato la strada per il college. Nel dramma di August Wilson, multi-premiato drammaturgo afroamerica [...] Vai alla recensione »

giovedì 23 febbraio 2017
Roberto Nepoti
La Repubblica

Dopo le contestazioni all'Oscar monocolore del 2016, quest'anno il cinema black schiera una rappresentativa agguerrita: dalla rivelazione Moonlight al Diritto di contare, a questo bel dramma d'epoca diretto e interpretato da Denzel Washington. Non stupisce la sua scelta, perché la parte di Troy Maxson (da lui già interpretata a Broadway) è di quelle per cui anche un attore al culmine della carriera [...] Vai alla recensione »

giovedì 23 febbraio 2017
Silvio Danese
Quotidiano Nazionale

La barriera del titolo è una stacciona che un esuberante, logorroico ed egocentrico netturbino di colore di Pittsburgh sta costruendo intorno alla sua casetta, allegoria di un apartheid sociale e intimo nel quale Troy si dibatte rifiutando il nuovo, tradendo la moglie, castigando il figlio che guardano al futuro, negli anni '50 delle prime rivolte razziali.

NEWS
VIDEO
mercoledì 22 febbraio 2017
 

Netturbino nella Pittsburgh degli anni '50, Troy Maxson combatte ogni giorno contro le ingiustizie sociali e i demoni interiori. Spirito indomabile e ciarliero, ha una moglie, un'amante, un amico inseparabile e due figli di cui non approva le vocazioni. [...]

winner
miglior attrice non protag.
Golden Globes
2017
winner
miglior attrice non protag.
BAFTA
2017
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