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Kore'eda: «La paternità ha cambiato gli obiettivi della mia ricerca»

Nome irrinunciabile per il panorama del cinema d'essai, il regista torna al cinema dal 25 maggio con Ritratto di famiglia con tempesta.
di Emanuele Sacchi

Kore'eda Hirokazu (Kore-eda Hirokazu) (55 anni) 6 giugno 1962, Tokyo (Giappone) - Gemelli. Regista del film Ritratto di Famiglia con Tempesta.
mercoledì 10 maggio 2017 - Incontri

Con una distribuzione ormai regolare dei suoi film nelle sale italiane, grazie al lavoro della Tucker Film, Koreeda Hirokazu è divenuto un nome irrinunciabile per il panorama del cinema d'essai sul territorio nostrano. In particolar modo dopo Father and Son, racconto di due famiglie incrociate dal destino. Un sottogenere, lo home drama, di cui Koreeda Hirokazu è maestro indiscusso almeno dal 2008, anno di uscita dello splendido Still Walking.

Anche al centro di Ritratto di famiglia con tempesta (meno fantasioso ma più chiaro il titolo internazionale, After the Storm) ci sono rapporti interrotti o problematici tra padri e figli o mariti e mogli.
Emanuele Sacchi

Nei non detti, in gesti impercettibili o sguardi fugaci, Koreeda esprime la tensione repressa di una famiglia disfunzionale, obbligata a ritrovarsi da un evento atmosferico. Durante la tappa milanese di promozione del film siamo riusciti a porre alcune domande al regista giapponese.


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L'INTERVISTA

Ci sono molteplici affinità e divergenze tra Ritratto di famiglia con tempesta e Still Walking, del 2008. Innanzitutto ritornano i due attori principali, Hiroshi Abe e Kiki Kirin, nei ruoli di figlio e madre. Come mai ritorna questo duo? Qual è il legame tra i due film?
"Subito dopo le riprese di Still Walking avevo pensato che avrei voluto nuovamente lavorare con questa coppia di attori. Ho cominciato ad annotare in un quaderno vari episodi che potevano ritrarli insieme e che ora sono divenuti parte della sceneggiatura di Ritratto di famiglia con tempesta. Quindi un nesso tra le due opere indubbiamente c'è. Quanto alle differenze, sia io che Abe siamo diventati entrambi genitori nel periodo trascorso tra Still Walking e quest'ultimo film. Il fatto di avere un figlio e di aver perso un padre rende più autobiografica l'esperienza e cambia il rapporto tra me e il protagonista. Che inoltre in questo film ha superato i 50 anni".

Anche l'ambientazione dei due film è differente: nel primo la casa è in campagna e sembra rappresentare l'unità del nucleo familiare tradizionale giapponese, con una figura patriarcale al centro ecc., mentre Ritratto di famiglia con tempesta è ambientato in un appartamento angusto, che forse si rispecchia nel frazionamento del nucleo familiare...
"Forse il fatto che in quest'ultimo film lo spazio sia quello di un danshi, una casa popolare giapponese, è dovuto all'intento di raccontare una storia legata all'arrivo di un tifone. La famiglia deve rinchiudersi in uno spazio chiuso per proteggersi dal tifone, ed è quindi obbligata dalle circostanze a un contatto ravvicinato".

Durante la sua carriera si è cimentato con diversi generi e sfumature. Air Doll (2009) o Nessuno lo sa (2004) trattavano anche di sesso e argomenti scabrosi, mentre gli ultimi titoli sono tutti concentrati su differenti declinazioni del nucleo familiare e del rapporto tra generazioni diverse della società giapponese. Come mai gli ultimi film sono concentrati su questo punto e la famiglia continua a essere motivo di interesse per la sua indagine?
"La ragione per cui negli ultimi anni mi sono concentrato sugli home drama forse è legata anche ai cambiamenti occorsi nella mia vita. Mia madre è venuta a mancare, io sono diventato padre e questi eventi probabilmente hanno condizionato l'obiettivo della mia ricerca. Va anche detto che la mia prossima opera parlerà di altro, sarà su un caso giudiziario".

Gli ultimi film hanno avuto più successo al box office e la frequenza dei suoi lavori è aumentata. C'è una relazione tra questi due fatti e il successo ha influito in qualche modo sul suo lavoro di regista?
"Assolutamente! Il successo ha a che fare con il mio lavoro: ora faccio molta meno fatica a trovare i fondi per realizzare i film che voglio girare! Il mio team produttivo, che si occupa della parte finanziaria, ora si è consolidato, così come la mia troupe. Negli ultimi dieci anni si è creato uno staff fisso, con il quale lavoro molto bene e con grande libertà".

(Intervista in collaborazione con Stefano Locati)


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