Anni felici

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Un film di Daniele Luchetti. Con Kim Rossi Stuart, Micaela Ramazzotti, Martina Gedeck, Samuel Garofalo, Niccolò Calvagna.
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Commedia, durata 100 min. - Italia, Francia 2013. - 01 Distribution uscita giovedì 3 ottobre 2013. MYMONETRO Anni felici * * 1/2 - - valutazione media: 2,64 su 31 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato nì!
2,64/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * 1/2 - -
 critica * * * - -
 pubblico * * 1/2 - -
   
   
   
Nell'anno del referendum sul divorzio, Guido e Serena sono una famiglia romana in preda al fervore dei tempi.
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Un film solidamente convenzionale, saldamente narrativo ma anche un po' fragile
Dario Zonta     * * 1/2 - -

Nell'anno del referendum sul divorzio, l'Italia di Daniele Luchetti è una famiglia romana in preda al fervore dei tempi tra aspirazioni artistiche d'avanguardia, comodità piccolo borghesi, istanze femministe e amore libero. Guido è un padre sui generis, pittore e scultore, elettosi rappresentante della nuova arte concettuale più per adesione alla moda del periodo che per un'autentica necessità artistica. Di giorno, nel suo laboratorio negli orti della Lungara, trasgredisce le convenzioni sociali modellando i corpi di ragazze accondiscendenti con i nuovi materiali imposti dall'avanguardia, di sera impartisce lezioni sul bello nell'arte dopo la rivoluzione concettuale ai due figli di dieci e cinque anni, Dario e Paolo. La moglie Serena, figlia benestante di solidi commercianti della piccola borghesia cittadina, è una donna semplice attraversata però da una profonda inquietudine che la porterà dall'amore devoto verso un marito libertino alla scoperta del femminismo come riscatto del sé e come esperienza di un sentimento amoroso diverso.
Quest'ultimo film di Luchetti aveva un titolo provvisorio, Storia mitica della mia famiglia capace di definire i margini di un'operazione biografica (storia della mia famiglia) trasfigurata dalla memoria di sentimenti sedimentati nel tempo (storia mitica). Nel corso della lavorazione, il gesto coraggioso della dichiarazione auto-biografica ha lasciato il passo a un titolo nostalgico, Anni felici, che suona come giudizio amaro per una storia famigliare contrastata che il regista, al tempo testimone bambino, avrebbe voluto cogliere in tutta la sua contradditoria vitalità.
In una delle prime inquadrature del film, affisso su di un muro, fa capolino un manifesto elettorale che recita così: "Le donne della famiglia Cervi dicono di NO". Dichiarazione misteriosa se non fosse il 1974, anno del referendum abrogativo della legge che quattro anni prima aveva istituito in Italia il divorzio. A dire NO sul quel manifesto è l'autorevolezza delle donne di una tristemente famosa famiglia anti-fascista i cui uomini (i sette fratelli Cervi) furono fucilati dai fascisti nel '43 (Irnes Cervi, moglie di Agostino, molto si spese per affermare i diritti delle donne). Questo piccolo dettaglio, sullo sfondo murale di un dialogo coniugale, definisce il contesto sociale della storia di una famiglia attraversata per quel che la riguarda dall'impeto dei tempi (divorzio, femminismo, arte concettuale, trasgressione matrimoniale, amore lesbico...), vissuto come di rimbalzo, attori involontari ed etero-diretti.
Gli Anni felici di Luchetti sono però anche gli "anni di piombo", quelli - per rimanere nel '74 - della strage a Piazzale della Loggia a Brescia (28 maggio), della bomba sull'Italicus (4 agosto) della crisi energetica e dell'austerità. Sorprende un po' che la Roma di Guido e Serena non risenta minimamente di quell'atmosfera, riportando invece una dimensione dinamica, una scena artistica vissuta ardentemente tra gallerie d'arte e triennali milanesi, molto colorata e trasgressiva, come voleva essere. Il motivo è presto detto: tutti gli eventi sono filtrati dalla memoria emotiva di un bambino di dieci anni, Dario (alter-ego del regista), figlio e testimone muto di quella stagione dalla quale ha voluto espungere il contesto politico per isolare quello famigliare e sociale (l'avvento del femminismo). Se volessimo considerare questo film come il terzo passaggio di un'ideale trilogia, vien facile dire che il racconto storico-politico si sia esaurito in Mio fratello è figlio unico, mentre quello sull'oggi da La nostra vita. Il terzo atto quindi si insinua in un'altra dimensione che non è più né storica né politica, ma potremmo dire emotiva e personale.
Ecco, allora che s'arriva a una novità, anche estetica, non indifferente per Luchetti. Sebbene Anni felici sia un film d'invenzione, la storia è quella della sua famiglia, ed il vero e il falso si intrecciano uniti dal filo rosso dei ricordi emozionali.
Ad avvalorare questa premessa è la scelta della voce-off: a "recitarla" è lo stesso Luchetti che impersona il personaggio di fantasia, il bambino Dario (suo alter-ego) che a distanza di anni racconta gli eventi del '74. Ecco che subentra nel cinema di Luchetti la "prima persona" nella formula, già scandagliata in letteratura dell'auto-fiction, anticipata dal Caro diario di Nanni Moretti, suo amico e maestro.
Luchetti è un regista dalla vocazione narrativa tradizionale, eppure ha saputo dimostrare soprattutto negli ultimi film una certa curiosità verso altri linguaggi ed esperienze cinematografiche. Ad esempio, l'idea dei dialoghi fuori fuoco, sporchi e sovrapposti, vicina al "cinema del reale" di Garrone, hanno influenzato l'estetica meno convenzionale di Mio fratello è figlio unico e La nostra vita. L'avvento della prima persona, l'uso dei filmini famigliari (anche se qui ricostruiti) in super 8, il discorso legato al femminismo, a noi hanno fatto pensare alle esperienze dell'altro cinema italiano, documentario e di montaggio. Chissà de Lucchetti l'ha in qualche modo assorbita.
A parte i riferimenti, involontari o meno, Anni felici si pone come un film solidamente convenzionale (forse un po' troppo) e saldamente narrativo, che molto s'appoggia sulla perfomance dei due attori protagonisti. Kim Rossi Stuart, com'è del suo metodo recitativo, trasforma in modo autoriale il personaggio nella somma delle sue complessità, dando spessore e corpo a una figura sulla carta fragile, tutta schiacciata da un'ossessione artistica fasulla e da un narcisismo quasi adolescenziale. Micaela Ramazzotti, istintiva e fisica, sembra affidarsi alla scrittura, un po' come il suo personaggio, scoprendo poi una profondità emotiva e un'istanza di genere impreviste.
C'è però qualcosa che non torna in Anni felici, anche se tutto sembra essere al suo posto. Non è facile capire cosa. Forse il fatto che Luchetti non è riuscito a prendere, anche legittimamente, la giusta distanza. È troppo dentro per vedersi da fuori. Forse anche lui è vittima a posteriori di un narcisismo represso, tant'è che il film chiosa con l'affermazione urlata del proprio Io. Dei suoi ultimi tre film, questo è forse il più fragile ma certo comunque autentico e onesto, anche solo per aver avuto il coraggio di ri-affermare che per lui il personale è politico.


Incassi Anni felici
Incasso Totale* Italia: € 1.371.000
Ultima rilevazione:
Box Office di domenica 27 ottobre 2013
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Premi e nomination Anni felici

premi
nomination
Nastri d'Argento
0
5
David di Donatello
0
5
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Bel film

venerdì 4 ottobre 2013 di MAMMUT

E' proprio diverso dai film che siam abituati a vedere. si svolge tutto nell'anno 1974, prima-durante e dopo l'estate. Non era facile trovare vestiti, macchine d'epoca, telecamere e quant'altro. Non ho trovato difetti nel montaggio, anche gli interpreti, Rossi Stuart e la Ramazzotti veramente degni di un bel film italiano. Godibilissimo. Bravissimo Daniele Luchetti continua »

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Anni felici. film felicissimo

sabato 5 ottobre 2013 di Alberto bognanni

Davvero una bella storia. Pennellata con i caldi colori di una pellicola ormai in via d'estinzione. La semplicità della trama fa da contraltare alla complessità dei sentimenti che ne fanno parte. Non è mai stato facile descrivere le difficoltà dell'amarsi senza farsi del male e senza poter mai rinunciare alla propria libertà. Questo film ci è riuscito!  Attori eccellenti. Regia delicata e al servizio della storia. Un film divertente, malinconico, continua »

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Tra il dire e il fare c’è l’accettare

venerdì 11 ottobre 2013 di rita branca

  Anni felici, film (2013)  diDaniele Luchetti,  con Kim Rossi Stewart, Micaela Ramazzotti, Samuel Garofalo, Niccolò Calvagna, Martina Gedeck   Poetico film autobiografico, coinvolgente dalla prima all’ultima sequenza perché, attraverso la bella fotografia, colonna sonora, e narrazione sincera e mai affettata o sentimentale, e soprattutto magnifica, ammirevole recitazione, trasporta nel cuore del vissuto di tutti. Anche in altre opere i due interpreti continua »

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Saffo in famiglia

lunedì 7 ottobre 2013 di Gabriele Marolda

Guido è un pittore-scultore che aderisce alla moda dell'arte concettuale e d’avanguardia in voga negli anni '70, più per sperimentare un modo apparentemente facile per avere successo che per intima convinzione. Serena è la moglie giovane e bella, tenuta lontana dal mondo lavorativo del suo uomo. Presto scopre il vero motivo della sua esclusione: l’attrazione fisica, non solo artistica, di Guido per le sue modelle. Insoddisfatta del proprio ruolo subalterno continua »

Dario
"Indubbiamente erano anni felici. Peccato che nessuno di noi se ne fosse accorto".
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Helke (Martina Gedeck)
"Chi ti chiede di essere libero vuol dire che non lo è dentro".
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Il bambino Dario
"Avevo filmato, senza accorgemene, il pulviscolo erotico che aveva avvolto me, e mia madre, insieme e separatamente. Quel giorno abbiamo perso entrambi la nostra innocenza. O forse, l'abbiamo ritrovata."
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DVD | Anni felici

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Gli "Anni felici" di Luchetti dal sapore di nouvelle vague

di Alessandra Levantesi La Stampa

È il capitolo conclusivo di un'ideale trilogia familiare, partita con Mio fratello è figlio unico e proseguita con La nostra vita, ed è il suo film più riuscito, più maturo. In Anni felici, Daniele Luchetti rievoca una cruciale stagione della sua infanzia, quando i genitori si divisero. Siamo nel 1974, l'anno del referendum sul divorzio, quando ancora andavano di moda i capelli lunghi, i pantaloni a zampa di elefante, il femminismo, gli atteggiamenti hippie e le provocatorie sortite artistiche. »

di Roberto Escobar L'Espresso

Per lo più, la felicità abita il passato. Non la si vive, la si ricorda. Così capita al Dario (Samuel Garofalo) di "Anni felici" (Italia, 2013, 100'). Anzi, così gli capita quarant'anni dopo i fatti narrati da Daniele Luchetti e dai suoi cosceneggiatori Sandro Petraglia, Stefano Rulli e Caterina Venturini. Affidandosi alla voce fuori campo del Dario ormai cinquantenne, è lo stesso regista che torna indietro nel tempo, fino a quella che ora considera la propria antica felicità. Tra autobiografia e finzione, ritrova gli anni '70 negli occhi di se stesso adolescente. »

Come eravamo, tra amori e gelosie

di Valerio Caprara Il Mattino

Al critico che ha recensito la sua mostra negativamente il protagonista - un giovane artista d'avanguardia anni Settanta - molla a un certo punto un sonoro schiaffone. Il gesto non dovrebbe ripetersi nella realtà a opera di Daniele Luchetti perché sarà difficile che il suo «Anni felici» si ritrovi a fronteggiare assalti livorosi: nel trasfigurare il racconto di alcuni anni della propria infanzia - agitata dall'ingombrante presenza paterna e dal tortuoso rapporto vissuto da quest'ultimo con la madre - il regista di «La scuola» e «Mio fratello è figlio unico» segue, infatti, un percorso protetto di sceneggiatura (affidandosi alla tipica «medietà» narrativa copyright Rulli & Petraglia), rievoca in scioltezza le correnti emozionali e ideologiche del tempo e si tiene ben strette le ottime performance degli interpreti. »

L'estate che la mamma ha imparato a ballare

di Cristina Piccino Il Manifesto

Lo ha raccontato come un film quasi autobiografico, ispirato alla memoria sentimentale della sua infanzia, dove lui, Daniele Luchetti, è il ragazzino Dario, silenzioso e impacciato, innamorato della Super8 regalo ambito del compleanno, con cui trasformerà i filmini familiari in una pubblicità pagatissima per la Kodak. Il solo maschio capace di mettere insieme con successo arte e business in una linea familiare maschile - vedi il padre artista - frustrata nella sua espressività da madri gelidamente giudicanti. »

Anni felici | Indice

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14° | mammut
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