La chiave di Sara

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Un film di Gilles Paquet-Brenner. Con Kristin Scott Thomas, Mélusine Mayance, Niels Arestrup, Frédéric Pierrot, Michel Duchaussoy.
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Titolo originale Elle s'appelait Sarah. Drammatico, durata 111 min. - Francia 2010. - Lucky Red uscita venerdì 13 gennaio 2012. MYMONETRO La chiave di Sara * * 1/2 - - valutazione media: 2,93 su 28 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato sì!
2,93/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (Italia)
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Julia Jarmond, giornalista americana che vive in Francia da 20 anni, indaga sul doloroso episodio del rastrellamento nazista del Vel d'Hiv a Parigi: il soggetto di un possibile articolo giornalistico diventa per Julia qualcosa di più personale.
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primo piano
Recuperando un evento storico dimenticato, contagia la verità con le contraffazioni dell'entertainment
Marzia Gandolfi     * * - - -

Julia Jarmond è una giornalista americana, moglie di un architetto francese e madre di una figlia adolescente. Da vent'anni vive a Parigi e scrive articoli impegnati e saggi partecipi. Indagando su uno degli episodi più ignobili della storia francese, il rastrellamento di tredicimila ebrei, arrestati e poi concentrati dalla polizia francese nel Vélodrome d'Hiver nel luglio del 1942, 'incrocia' Sara e apprende la sua storia, quella di una bambina di pochi anni e ostinata resistenza che sopravviverà alla sua famiglia e agli orrori della guerra. Impressionata e coinvolta, Julia approfondirà la sua inchiesta scoprendo di essere coinvolta suo malgrado e da vicino nella tragedia di Sara. Con pazienza e determinazione ricostruirà l'odissea di una bambina, colmando i debiti morali, rifondendo il passato e provando a immaginare un futuro migliore.
La Shoah è un argomento pericoloso dal punto di vista artistico. Si tratta di una tragedia così traumatica e indicibile da renderla di fatto irrappresentabile. Eppure il cinema si è misurato infinite volte con questo soggetto storico tentando approcci 'esemplari' con Il pianista di Polanski o Schindler's List di Spielberg, sperimentando sguardi morbosi con Il Portiere di notte, osando quello favolistico e 'addolcente' con La vita è bella e Train de vie. Ci ha provato con la stessa urgenza e serietà il cinema documentario fallendo ugualmente l'intento di avvicinare la realtà della Shoah. A mancare troppe volte e nonostante le migliori intenzioni sembra essere una maggiore coscienza storica e morale.
La chiave di Sara non fa eccezione, riducendo la dismisura dell'orrore a una semplice funzione narrativa, preoccupandosi di comunicare, piuttosto che capire, quanto accaduto. Trasposizione del romanzo di Tatiana de Rosnay, La chiave di Sara aderisce al dramma interiore della bambina del titolo raddoppiandone il senso di colpa ed esibendo un gusto per l'iperbole che lascia perplessi.
Se il film di Gilles Paquet-Brenner ha l'indubbio merito di recuperare un evento storico dimenticato e di fare luce sul rastrellamento del Vélodrome d'Hiver, sui campi di smistamento e di concentramento, sulle delazioni e sulle responsabilità francesi, facendo tutti (poliziotti, funzionari e civili) compartecipi di un errore e di una mancata presa di coscienza, nella realizzazione pecca di didascalismo e ridondanza. Inopportuni i rilanci narrativi (nel film è Sara a chiudere il fratellino nell'armadio) per rendere la vicenda ancora più emozionante. Al di là della buona volontà e dell'obiettivo storico-didattico l'impressione è che il regista abbia sfruttato le componenti più tragiche della vicenda dissimulandole dietro lo sguardo gentile di Kristin Scott Thomas e quello ruvido di Niels Arestrup, che provano con le loro misurate interpretazioni ad arginare un diffuso bozzettismo emozionale. Una tale semplificazione conduce a una banalizzazione del male, la cui sola prerogativa è quella di mettere in risalto la superiorità del bene.
La chiave di Sara, sospeso tra un passato mai esaurito e una contemporaneità in divenire, rimette innegabilmente in discussione un deplorevole momento della vicenda nazionale, ma con altrettanta evidenza si stacca dalla verità dei documenti, contagiandola con le 'contraffazioni' dell'entertainment e il sentimento popolare, troppo incline agli amarcord e poco alla Memoria.

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Incassi La chiave di Sara
Primo Weekend Italia: € 98.000
Incasso Totale* Italia: € 620.000
Ultima rilevazione:
Box Office di domenica 18 marzo 2012
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Premi e nomination La chiave di Sara

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Ma cosa vi aspettavate?

venerdì 2 marzo 2012 di imliver

Contesto la visione dei bacchettoni della Shoah, che accusano romanzo e film di pressapochismo e superficialità. Non si tratta di questo: il film affronta un argomento su cui si è scritto e mostrato tutto. Nel 2010 non è possibile parlare di un fatto avvenuto del 1942 con il taglio del documento storico. "La chiave di Sara" non può e non deve descrivere l'olocausto in tutte le sue sfumature, ma non per superficialità. Chi volesse approfondire, ha a disposizione un archivio sterminato di romanzi, continua »

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Una chiave nuova sull'olocausto

lunedì 6 febbraio 2012 di francesca50

Il film rivisita il noto tema mostrando che ci sono stati degli "uomini" a salvare gli ebrei dalla follia nazista, in mezzo a tante bestie, ma La chiave di Sara mostra pure come "i sopravvissuti non possano vivere più una vita normale". Sara si uccide perché non riesce a perdonarsi, non tanto e solo per aver fatto morire il fratello ma per non essere riuscita a salvarlo. Chi ha intravisto l'orrore comunque non riesce più a vivere pensando che i propri cari lo hanno vissuto. Bello comunque il finale continua »

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Una storia indimenticabile..

venerdì 20 gennaio 2012 di UNICAFIORE

La storia della piccola Sarah che al momento della deportazione rinchiude il fratellino in un armadio,ignara del fatto che non sarebbe potuta ritornare a breve termine nella casa.Intanto, si assiste ad una serie di flash back continui in cui una giornalista si interessa alla storia di questa bambina,scoprendo in seguito un segreto che man mano la porteranno a far luce sulla vita di Sarah......assolutamente da vedere... continua »

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Come sapete cosa avreste fatto?non siete stati lì

venerdì 3 febbraio 2012 di angelo umana

Sara è una bellissima donna stabilitasi e sposatasi in America negli anni 50 che, lo dice il marito stesso, porta nel volto un profondo dolore, come un peso tremendo, anche quando sorride. Un giorno si suicida in quello che sembrava un incidente d’auto. Giulia è una giornalista franco-americana che, a Parigi, decide nel 2009 di scrivere della “retata” di 13000 ebrei dapprima concentrati dai tedeschi nel Vélodrome d’Hiver e poi deportati, avvenimento del quale neppure una foto esiste. Nella sua continua »

"A volte le storie che non riusciamo a raccontare sono proprio le nostre, ma se una storia non viene raccontata diventa qualcos'altro, una storia dimenticata. Quando una storia viene raccontata, non può essere dimenticata, diventa qualcos'altro. Il ricordo di chi eravamo, la speranza di ciò che possiamo diventare..."
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Julia
"Tutte le verità hanno un prezzo".
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Testimone residente di fronte al Vel d'Hiv (all'epoca dei fatti era una bimba)
Un testimone: "No, non era tanto il rumore... ma l'odore! E noi... cosa potevamo fare? Chiamare la polizia?"
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DVD | La chiave di Sara

Uscita in DVD

Disponibile on line da sabato 14 dicembre 2013

Cover Dvd La chiave di Sara A partire da sabato 14 dicembre 2013 è disponibile on line e in tutti i negozi il dvd La chiave di Sara di Gilles Paquet-Brenner con Kristin Scott Thomas, Mélusine Mayance, Niels Arestrup, Frédéric Pierrot. Distribuito da Warner Home Video, il dvd è in lingue e audio italiano, Dolby Digital 5.1 - francese, Dolby Digital 5.1. Su internet chiave di Sara (DVD) è acquistabile direttamente on-line a prezzo speciale su IBS.

Prezzo: 8,99 €
Prezzo di listino: 9,99 €
Risparmio: 1,00 €
Aquista on line il dvd del film La chiave di Sara

FOCUS | E lasciamoci commuovere. Di Pino Farinotti.

Un format completo che commuove

lunedì 23 gennaio 2012 - Pino Farinotti

La chiave di Sara, un format completo che commuove Nel luglio del 1942, tredicimila ebrei vennero richiusi al Vélodrome di'hiver di Parigi. Giorni di angosce in condizioni igieniche disastrose, uomini subito mandati nei campi, bambini separati dalle madri. Sappiamo cosa succedeva. Solo una minima parte di loro sopravvissero ai lager. Incredibilmente manca una documentazione storica della vicenda. Ai giorni nostri, un giovane cronista dice "strano, i nazisti documentavano tutto", il direttore gli risponde “non furono i nazisti, furono i francesi”.

   

GALLERY | Le foto del film con Kristin Scott Thomas.

Il prezzo della verità

lunedì 9 gennaio 2012 - a cura della redazione

La chiave di Sara, il prezzo della verità Julia Jarmond (Kristin Scott Thomas), giornalista americana residente a Parigi da vent'anni, sta portando avanti un'inchiesta su ciò che accadde nel luglio '42 al Velodromo d’inverno, luogo in cui vennero raccolti gli ebrei parigini prima di essere deportati nei campi di concentramento. Durante il suo lavoro, Julia si imbatte in Sara, che a quel tempo aveva appena 10 anni. A seguito dell'incontro, quelle che per lei erano delle semplici informazioni, diventano questioni strettamente personali, che riconducono ad un mistero mai svelato riguardante la sua famiglia.

VIDEO | In esclusiva su MYmovies una clip del film con Kristin Scott Thomas.

Il dovere di riflettere sulla shoah

giovedì 5 gennaio 2012 - Nicoletta Dose

La chiave di Sara, il dovere di riflettere sulla Shoah Nel film La chiave di Sara, diretto da Gilles Parquet-Brenner, la Storia viene messa sotto accusa. Uno dei fatti più tragici degli anni Quaranta fu il rastrellamento di 13mila ebrei, arrestati e poi portati nel Vélodrome d'Hiver. Ma non da parte dei tedeschi, come pensa uno dei giovani protagonisti della clip in esclusiva su MYmovies, ma bensì dai francesi. Ecco come mai non esistono fotografie che testimoniano il fatto; ed ecco il motivo per cui una giornalista americana, interpretata da Kristin Scott Thomas, si ostina a cercare la verità dietro all'agghiacciante moltitudine di crimini e misfatti che caratterizzano il tragico episodio.

   

La Shoah secondo Sara

di Fabio Ferzetti Il Messaggero

Allora si può. Non è vero che non si può mettere in scena la Shoah in forma romanzesca senza oltraggiare il dolore e la memoria di milioni di vittime e dei loro cari. Non è vero - o forse non è più vero, perché il tempo passa e le cose cambiano - che il cinema può accostarsi all’irrappresentabile solo in forma indiretta. Il problema vero è scegliere un punto di vista preciso e mettere in scena il cammino, l’angoscia, la distanza percorsa da chi si affaccia su questo abisso. Come fa appunto, con gusto e misura rari, La chiave di Sara, il bel film che Gilles Paquet Brenner ha tratto dal romanzo omonimo di Tatiana de Rosnay (Mondadori), giusto in tempo per cancellare il ricordo del tremendo Vento di primavera, uscito nel 2011 e dedicato alla retata di 13. »

È la piccola Sara a dare emozione

di Alessandra Levantesi La Stampa

Come il recente Il vento di primavera , La chiave di Sara , ispirato all’omonimo bestseller di Tatiana De Rosnay, rievoca il terribile e vergognoso episodio del rastrellamento di migliaia di connazionali ebrei effettuato nel luglio del 1942 a Parigi dalla polizia francese su istanza dei nazisti occupatori. Questo filo narrativo - raccontato dal punto di vista di Sara, una bambina che avrà la sorte di sopravvivere al resto della famiglia - si intreccia nel presente alla vicenda di una giornalista americana che, rinvangando in quei lontani fatti, mette in crisi il suo matrimonio e la sua vita. »

La Shoah raccontata con gli occhi di una ragazzina

di Roberto Nepoti La Repubblica

Alla più immane tragedia della Storia tocca, sullo schermo, una strana sorte: trovarsi in bilico tra commozione e banalità. Due recenti film francesi hanno per soggetto un episodio meno noto della Shoah: la deportazione di migliaia di ebrei nel Velodromo d’Inverno, durante l’occupazione nazista di Parigi. Uscito l’anno scorso, Vento di primavera sceglieva la via — piuttosto banale — del melodramma turgido. La chiave di Sara, tratto dal bestseller di Tatiana de Rosnay, adotta quella della sobrietà e del pudore: non senza, però, lasciare allo spettatore un senso di già-visto, nella sua composta narrazione a piani temporali alternati e nella solennità del tono: difficilmente evitabile dato l’argomento, ma che un po’ sa di maniera. »

"Elle s'appelait Sarah" : la rafle du Vél' d'Hiv romancée

di Jean-Luc Douin Le Monde

Evoquant les horreurs de la rafle du Vél' d'Hiv, l'intrigue du film, adapté d'un roman de Tatiana de Rosnay, puise ses ressources d'émotion dans un drame vécu par une enfant, comme le fit Roselyne Bosch dans La Rafle. Alors que la police vient embarquer sa famille en juillet 1942, Sarah, 10 ans, cache son petit frère dans un placard de l'appartement. Durant le calvaire qu'elle endure avec ses parents, elle ne cesse de penser à l'urgence de revenir délivrer le gamin enfermé à clé, réussit à s'échapper du camp de transit de Beaune-la-Rolande (Loiret) dans lequel sont parqués les juifs avant leur déportation. »

La chiave di Sara | Indice

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