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Train de vie - Un treno per vivere
Un film di Radu Mihaileanu.
Con Agathe De La Fontaine, Lionel Abelanski, Rufus, Clément Harari, Marie José Nat.
continua»
Titolo originale Train de vie.
Commedia,
Ratings: Kids+16,
durata 103 min.
- Francia, Belgio, Romania, Germania 1998.
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![]() Un inno alla vita
Giancarlo Zappoli
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Non l'ho capito
venerdì 24 agosto 2007
di Gianpaolo
Non l'ho capito. Cioè, non capisco perchè metterla sul ridere per tutto il film, dove neanche i nazisti riescono a far paura, e poi lasciar spazio alla meditazione per gli ultimi 30 secondi. Il dramma delle deportazioni, il dolore della morte prima morale e poi fisica, lo sterminio di massa, la persecuzione: niente. Solo questa comunità ebraica un po' bislacca, che segue le dritte di un matto, e si fa beffe dei tedeschi fino alla fine. Ho recepito sì la lezione della possibile convivenza tra individui continua » |
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| Il matto del villaggio Lionel Abelanski mette fine alla disputa fra l'ebreo ateo e comunista Michel Muller e l'ortodosso Rufus | |
| Dio esiste, Dio non esiste: che importanza ha? Vi siete mai chiesti se l'uomo esiste? Dio creò l'uomo a sua immagine... È bello: Schloime a immagine di Dio. Ma chi l'ha scritta questa frase nella Torah? L'uomo. Non Dio, l'uomo. L'ha scritta senza modestia, paragonandosi a Dio. Dio forse ha creato l'uomo, ma l'uomo, l'uomo, il figlio di Dio, ha creato Dio solo per inventare se stesso... L'uomo ha scritto la Bibbia per paura di essere dimenticato, infischiandosene di Dio... Noi non amiamo e non preghiamo Dio, ma lo supplichiamo. Lo supplichiamo perché ci aiuti a tirare avanti: cosa ci importa di Dio per come è?, ci preoccupiamo solo di noi stessi. Allora la questione non è solo sapere se Dio esiste, ma se noi esistiamo. | |
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| Il "matto del villaggio" Lionel Abelanski e Rufus | |
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Schloime, perché sei tu il matto? Per caso. lo volevo fare il rabbino, ma il posto era già preso. Visto che mancava il matto, ho pensato: "Fai il matto, se no lo fanno loro. Fallo al posto loro". E non ti senti un po' solo? Oh no, non sono i matti che mancano... No, intendevo una donna. Perché non hai moglie, Schloime, dei bambini, una casa? Ah no, non sono mica matto... |
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DVD | Train de vie - Un treno per vivereUscita in DVD
Disponibile on line da mercoledì 22 aprile 2009
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di Luigi Paini Il Sole-24 Ore
Che cosa ci fanno degli ebrei vestiti da nazisti? E come mai sono alla guida di un treno che vaga sui binari dell'Europa orientale, in piena Seconda guerra mondiale? Non è, per fortuna, un convoglio come gli infiniti altri che in quegli orribili giorni conducevano masse di deportati verso i campi di sterminio. Anzi, quei vagoni stanno cercando di andare in direzione opposta, verso la Russia prima, e poi in Palestina, la Terra Promessa. E quei nazisti sono appunto finti: come nel grandissimo Vogliamo vivere, di Ernst Lubitsch, anche in Train de vie Un treno per vivere, di Radu Mihaileanu, si tratta di un travestimento, di una beffa giocata ai danni dei persecutori. » |
di Roberto Escobar Il Sole-24 Ore
Train de vie - Un treno per vivere diventa così la condensazione dell'universo yiddish (i dialoghi sono stati tradotti da Moni Ovadia, grande appassionato ed esperto di quella cultura), in un crescendo di battute, situazioni farsesche, pericoli scampati, scambi di persona, virtuosistici intermezzi musicali che portano la firma del vulcanico Goran Bregovic, già collaboratore in passato di Emir Kusturica. Un disperato inno alla vita, quando tutto intorno grida la morte. «Ridere è un altro modo di piangere», dice Radu Mihaileanu a proposito di Train de vie (Francia, 1998). » |
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di Lietta Tornabuoni La Stampa
Per sottrarsi allo sterminio nazista, nell'estate del 1941 un intero villaggio ebraico dell'Europa centrale si mimetizza in un convoglio ferroviario di deportati, affollato di vittime possibili e di finti carnefici tedeschi: l'unica analogia fra Train de vie e La vita è bella sta nel fatto che affrontano l'Olocausto con una commedia che irride l'orrore e lo trasforma in favola. Ma il secondo film diretto e scritto dal quarantenne Radu Mihaileanu, ebreo franco-romeno figlio d'un deportato, è divertente: una farsa con autoironia su vizi e virtù ebraici, musica, canti, danze, donne nude, sketches comici, irriverenze (“Dio, qualche volta mi chiedo se tu non sia un po' sadico”), macchiette, rivolte (“Dio li ha lasciati fare, i nazisti”), del tutto priva del pathos di Benigni, ricca di sottigliezza, d'intelligenza, di umorismo. » |
di Paolo Boschi Scanner
1941: lo spettro della deportazione minaccia la sorte di un intero villaggio yiddish dell'Europa centrale. Per scampare al pericolo imminente gli ebrei decidono di autodeportarsi, travestendo una parte degli abitanti da soldati nazisti e comprando un intero treno vagone dopo vagone. Un piano (apparentemente) folle, ma mai quanto la destinazione: addirittura la Palestina, dopo un percorso a zig zag verso la Russia, fino in Crimea, per poi sbarcare in Asia Minore e raggiungere la terra promessa. L'idea, neanche a dirlo, è del classico pazzo del villaggio, quasi una figura di fool shakespeariano, a cui qualunque idiozia è concessa, e dietro la cui stravaganza si celano ragionamenti alla fine assai sensati. » |
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