Fahrenheit 9/11

Film 2004 | Documentario, +16 115 min.

Titolo originaleFahrenheit 9/11
Anno2004
GenereDocumentario,
ProduzioneUSA
Durata115 minuti
Regia diMichael Moore
AttoriMichael Moore, George W. Bush, Ben Affleck, Stevie Wonder, James Baker III Richard Gephardt, Tom Daschle, Jeffrey Toobin, Al Gore, Condoleezza Rice, Donald Rumsfeld.
Uscitavenerdì 27 agosto 2004
TagDa vedere 2004
DistribuzioneBim Distribuzione
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +16
MYmonetro 3,34 su 24 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Michael Moore. Un film Da vedere 2004 con Michael Moore, George W. Bush, Ben Affleck, Stevie Wonder, James Baker III. Cast completo Titolo originale: Fahrenheit 9/11. Genere Documentario, - USA, 2004, durata 115 minuti. Uscita cinema venerdì 27 agosto 2004 distribuito da Bim Distribuzione. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 - MYmonetro 3,34 su 24 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento domenica 21 ottobre 2018

"Sono il più patriottico degli Americani perché credo nei principi che hanno dato vita a questa nazione e mi do da fare perché vengano ristabiliti". Michael Moore Il film è stato premiato al Festival di Cannes, In Italia al Box Office Fahrenheit 9/11 ha incassato nelle prime 8 settimane di programmazione 8,9 milioni di euro e 6,1 milioni di euro nel primo weekend.

Consigliato sì!
3,34/5
MYMOVIES 3,13
CRITICA
PUBBLICO 3,56
CONSIGLIATO SÌ
Un film patriottico che crede nel popolo americano pur non avendo alcuna fiducia in chi lo governa.
Recensione di Giancarlo Zappoli
Recensione di Giancarlo Zappoli

"Sono il più patriottico degli Americani perché credo nei principi che hanno dato vita a questa nazione e mi do da fare perché vengano ristabiliti". Così Michael Moore in un'intervista per la 'bibbia' del cinema "Variety". In effetti Fahrenheit 911 è un film patriottico perché crede nel popolo americano pur non avendo alcuna fiducia in chi lo governa in questo periodo. Moore riduce al minimo, rispetto a Bowling a Columbine, la sua presenza sullo schermo per lasciare spazio al suo nemico pubblico numero 1 George W. Bush e al gruppo che ha portato alla Casa Bianca dopo un'elezione che ha lasciato dietro di sé più di un dubbio di legittimità. Moore però non si limita a mostrare e dimostrare le bugie dell'Amministrazione Bush (dai rapporti con Bin Laden alle dichiarazioni contraddittorie nell'arco di poco tempo sull'Iraq) ma va a cercare tra il popolo i motivi dell'arruolamento dei giovani nell'esercito per giungere poi, in un'apoteosi di populismo mediaticamente efficacissimo, ad andare davanti al Senato a offrire ai senatori il modulo per l'arruolamento da consegnare ai loro figli. Una democrazia che voglia avere il diritto di proclamarsi tale ha bisogno di 'arrabbiati' come il premio Oscar Moore.

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Recensione di Luigi Catalani
giovedì 16 settembre 2004

Si può essere prevenuti quanto si vuole nei confronti dell'attuale presidente americano, ma il documentario messo assieme da Michael Moore per ostacolarne esplicitamente la rielezione, riesce a stupire, a mostrare scene praticamente inedite, molte delle quali surreali, a ricordare che spesso l'immaginazione non può che rincorrere la tragicommedia della realtà. Tanta carne al fuoco, forse troppa, ma chi ne vuole sapere di più sul flirt tra le famiglie Bush e Bin Laden, sul ruolo giocato dalla Fox News in alcuni momenti decisivi dell'era Bush, sulle raffinate strategie geopolitiche dell'amministrazione americana, sull'intreccio tra interessi economici e scelte politiche, può mettersi comodo. Ma i momenti cinematograficamente più validi del film sono altri. Innanzitutto il nero del momento degli attentati alle torri gemelle, dinanzi al quale scende il silenzio più muto che sia dato ascoltare in sala. Poi le sequenze dei soldati americani al fronte, girate con stile asciutto e convincente. Il film è montato in maniera scolastica, inevitabilmente didascalica, ma sostanzialmente ineccepibile. I titoli di testa sono memorabili, con una sequenza di facce (sono alcuni degli individui più potenti del mondo!) che nemmeno il più fortunato dei talent-scout sarebbe mai riuscito a mettere insieme nello stesso film. Moore centra il bersaglio quando raccoglie le oscene dichiarazioni degli avvoltoi pronti a piombare sul business iraqeno, quando ritrae la condizione della profonda provincia americana, una triste garanzia di reclutamenti per l'esercito o quando mette a nudo tutta l'inettitudine dei potenti. Ma altrove Moore sbraca, indugiando eccessivamente sulla madre straziata dal dolore della perdita del figlio in Iraq, disorientando lo spettatore con la disinvolta alternanza tra toni drammatici e comici, facendosi prendere la mano dalla foga anti-Bush e lasciando per strada il rigore stilistico a cui ci aveva abituati. Tuttavia, non è colpa del regista se la società americana è così ricca di spunti di comicità involontaria. Almeno tre perle meritano di essere ricordate: la straordinaria idea del rifugio anti-terrorismo a portata di tutte le tasche, l'orripilante spot creato per incitare i giovani americani ad arruolarsi, infine un rappresentante repubblicano che riesce a raccogliere meno consensi del suo rivale democratico, passato a miglior vita un mese prima delle votazioni. Ma il top resta George W. Bush che risponde alla domanda di un giornalista come Lina Sastri rispose a Nanni Moretti in una sequenza di Ecce bombo: "Cosa sto a fare qui? Faccio cose, vedo persone...". Un mito.

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Recensione di Andrea Chirichelli
lunedì 30 agosto 2004

Moore supermaxieroe.
E non solo perché l'indimenticabile sigla del telefilm, è presente nella strepitosa colonna sonora che accompagna l'oramai onusto di premi ed incassi, documentario sulle malefatte di Bush, ma soprattutto per il coraggio e l'etica dimostrata dal corpulento regista nel bissare con ironia ed amarezza i temi del precedente ed epifanico Bowling a Colombine.
A dispetto di quanto si è detto un po' ovunque, Fahrenheit 9/11, non è solo un accorato pamphlet anti-Bush, o meglio non lo è in maniera esclusiva e cieca. Il documentario (mai termine fu più azzeccato) riproduce in maniera drammaticamente esaustiva tutto il mondo che gira attorno alla guerra, al Presidente degli Stati Uniti, all'America contemporanea, riuscendo come, per Bowling a Columbine a mixare felicemente l'intervista al "grande" ed al "famoso" (qui una Britney Spears da prendere a schiaffi), con le testimonianze genuine delle persone comuni, tra cui spiccano i familiari dei molti militari morti in Oriente.
Quello che colpisce maggiormente, al di là della rappresentazione scenica ed del montaggio delle sequenze (peraltro eccellente), è la ricchezza di filmati e testimonianze altrimenti introvabili che Moore, ci piacerebbe sapere come, è riuscito ad ottenere. Da questo punto di vista Fahrenheit 9/11 rappresenta sicuramente una pietra miliare nella storia del giornalismo d'inchiesta. Tutti i buoni da una parte e tutti i cattivi dall'altra? Sì, e forse un manicheismo di fondo è presente, tuttavia il taglio scelto da Moore per presentarci le mascalzonate dei repubblicani, non permette allo spettatore attacchi diretti al regista. Che colpa ne ha, se il Bush avvertito dell'attacco alle Twin Towers rimane immobile e stordito davanti ad una platea di bimbi elementari e se un suo collaboratore si nutre della propria forfora? Purtroppo, e Fahrenheit 9/11 lo dimostra in maniera inequivocabile, troppo spesso la realtà supera la fantasia.
Moore è anche regista sensibile: l'attentato alle torri gemelle non viene mostrato da cento inquadrature diverse, ma è presentato allo spettatore in versione sonora, con il rimbombo dell'impatto e delle conseguenti urla e pianti, su uno schermo nero pece. Gli sguardi delle persone sono rivolti verso l'alto, fermi, impietriti. Essenziale, semplice, di enorme efficacia.
Purtroppo in certi casi il sentimento anti-Bush prende il sopravvento e francamente le scenette che dipingono l'Iraq pre-invasione come una tranquilla oasi di pace, dove tutti sono felici e contenti e la dittatura è un regime illuminato, sono di una faziosità inaccettabile, ma tant'è, trenta secondi di follia narrativa su centoventi minuti di altissimo giornalismo investigativo sono decisamente sopportabili.
La verve comica è rimasta la stessa, cinica e spiazzante, delle produzioni precedenti: il nostro eroe si aggira attorno alla sede del parlamento a bordo di un furgone per la vendita di gelati per chiedere ai rappresentanti delle camere come mai non abbiano figli al fronte (e ricevendo in cambio occhiate e sguardi eloquenti), la fratellanza degli alleati che combatte al fronte è rappresentata in maniera ridicola e buffa, anche se, grave mancanza, manca qualsiasi riferimento all'Italia: e il Presidente pirata con la bandana in testa dove lo mettiamo?

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Recensione di Stefano Lo Verme

Nel novembre del 2000, George W. Bush viene eletto Presidente degli Stati Uniti d'America, nonostante le numerose controversie sul voto in Florida. L'11 settembre dell'anno successivo, l'attentato alle Torri Gemelle di New York entra nella storia come il più terribile atto terroristico mai sferrato contro gli Stati Uniti; la presidenza Bush reagisce dichiarando guerra prima all'Afghanistan e poi all'Iraq.
Dopo aver denunciato il mercato delle armi e la cultura della violenza nell'America contemporanea con l'acclamato Bowling a Columbine (2002), vincitore del premio Oscar come miglior documentario, l'inarrestabile autore / regista Michael Moore torna a colpire con un'opera ancora più polemica e tagliente: Fahrenheit 9/11. Presentato al Festival di Cannes nel 2004, dove è stato accolto da un entusiasmo senza precedenti, il documentario di Moore si è aggiudicato la Palma d'Oro come miglior film ed ha riportato un enorme successo di pubblico in tutto il mondo, con oltre 200 milioni di dollari d'incasso al botteghino (un record assoluto). La scelta del titolo (che allude al romanzo di Ray Bradbury Fahrenheit 451) già identifica l'argomento trattato dalla pellicola: il tragico attentato terroristico al World Trade Center dell'11 settembre 2001 e le conseguenze di questo drammatico evento sullo scenario internazionale, fino alla guerra in Iraq.
Fahrenheit 9/11 si apre con una domanda: e se fosse solo un sogno? Cosa sarebbe accaduto se nel 2000 Al Gore avesse vinto le elezioni? Michael Moore solleva una serie di dubbi sulla legittimità del risultato elettorale in Florida, per poi passare all'attacco del suo principale avversario: George W. Bush, Presidente in carica degli Stati Uniti. Nell'arco di un paio d'ore, Moore presenta documenti, nomi, cifre, filmati e testimonianze per raccontarci tutto quello che il popolo americano avrebbe voluto sapere sull'11 settembre ma che nessuno aveva mai osato chiedere: si va dai rapporti d'affari tra la famiglia Bush e la famiglia Bin Laden, ai potenti legami politico-finanziari fra gli Stati Uniti e l'Arabia Saudita; dall'incompetenza dei responsabili della difesa del paese, che non hanno prestato attenzione ai sintomi della minaccia terroristica, all'applicazione del famigerato Patriot Act, che ha fortemente limitato le libertà civili degli americani; dalla psicosi di massa diffusa dall'amministrazione Bush con l'appoggio dei mass-media, all'uso strumentale della guerra al terrorismo per invadere l'Iraq.
Michael Moore mescola con la massima disinvoltura dati scientifici ed osservazioni personali, sempre in equilibrio fra cronaca, approfondimento e satira politica. Per portare avanti la propria tesi, il regista si serve di ogni mezzo: da un montaggio talvolta malizioso alla scelta del commento musicale in sottofondo, presentandoci un lavoro dichiaratamente militante ma che si attiene sempre a fatti reali. Ma accanto all'indignazione suscitata nel pubblico, con le sue provocazioni Moore riesce anche a risultare decisamente divertente: come quando ci mostra le immagini di Bush, in visita ad una scuola elementare, che dopo aver appreso la notizia del secondo attacco aereo se ne rimane seduto con sguardo ebete per sette lunghi minuti. Oppure quando Moore stesso, armato di megafono, divulga il testo del Patriot Act davanti al Congresso ai deputati che l'hanno approvato senza neppure leggerlo. Duro, aggressivo, energico, spiazzante, ferocemente ironico ed a tratti demagogico, Fahrenheit 9/11 resta comunque un film dolorosamente necessario, una potentissima requisitoria contro un governo che ha mandato in guerra dei ragazzini arruolati nei sobborghi più poveri degli Stati Uniti dietro false promesse di fama e di denaro; un salutare pugno nello stomaco per far conoscere a tutti noi quelle verità che troppo spesso vengono celate dalle fonti di informazione ufficiali. Una curiosità: per la sua "performance" nel film, George Bush ha ricevuto il Razzie Award come peggior attore dell'anno.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
martedì 9 novembre 2010
steredoro_lu

Ho visto e rivisto sia al cinema che in dvd questo autentico capolavoro di un genio come Michael Moore. I fatti alla fine hanno dato ragione al regista americano. Bene o male tutte le amministrazioni che si sono susseguite al vertice del governo USA hanno lasciato degli scheletri nell'armadio. Più di tutti l'ex presidente George W Bush. I suoi intrighi per rialzare le quotazioni delle industrie belliche [...] Vai alla recensione »

sabato 31 agosto 2013
Filippo Catani

Partendo dalla tragedia che sconvolse gli USA e il mondo intero con l'attacco alle Torri Gemelle dell'11 settembre 2001 con la morte di oltre 3000 persone, Moore prende in esame le mosse dell'amministrazione Bush che portarono allo scoppio delle guerre in Afghanistan e Iraq. Troppe sono state le bugie e le ambiguità che sono seguite ai tragici attentati e che sono sfociate in due [...] Vai alla recensione »

domenica 17 gennaio 2010
Luca Scialo

Michael Moore traspone in un docufilm tutti i principali dubbi sulla veridicità degli attentati dell'11 settembre 2001, gli stessi che hanno reso più impaurito il Mondo, con tanto di due guerre al seguito in Medio Oriente e vari attentati successivi sparsi per il globo. Moore cerca di spiegarceli in modo semplice e anche credibile.

mercoledì 9 novembre 2011
tiamaster

Credo che la gente che definisca questo film "neorealista" commetta un errore,non proprio un errore..ma quasi.Questo film non è un semplice film:è un inchiesta sul disastro dell'11 settembre 2001,quindi non si può definire la realtà "neorealista",sarebbe come dire che la vita è un film.Micheal moore ama l'america,e in questo film si vede,è indubbiamente un grandissimo patriota.

Frasi
Ecco a voi John Ashcroft. Nel 2000 si era ricandidato senatore nel Missouri, contro un uomo che morì un mese prima del voto. Gli elettori preferirono il morto. Così George W. Bush nominò Ashcroft ministro della Giustizia. Prestò giuramento su una pila di bibbie, perché se non sei nemmeno capace di battere un morto, è meglio che vai sul sicuro.
Se stesso (Michael Moore)
dal film Fahrenheit 9/11
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Furio Colombo
L'Unità

Spero che nessuno rida guardando Fahrenheit 9/11 di Michael Moore, nonostante il susseguirsi di gag, di battute, di trovate apparentemente comiche in questo film che non lascia neppure un fotogramma senza una netta intenzione politica. L’intenzione è una implacabile accusa contro il presidente americano George Bush, una arringa senza pause e senza tregua.

Anna Guaita
Il Messaggero

Il successo a Cannes è strepitoso. Gli applausi sono scroscianti. La critica è entusiasta, il pubblico lo è anche di più. Il film rivela i compromessi, il cinismo e l’astuzia di un presidente americano. Il film è I Colori delle Primarie del regista Mike Nichols, il presidente è Bill Clinton e l’anno è il 1998. Il piccolo viaggio all’indietro nel tempo è utile in questa stagione in cui il cineasta [...] Vai alla recensione »

Antonio D’Olivo
Il Riformista

La realtà è sempre superiore alla fantasia, anche quando la fantasia raccontata è reale. L’attesissimo documentario di Michael Moore Fahrenheit 9/11 ottimamente girato, pieno di ritmo, ben montato ci racconta più o meno quanto già sapevamo su George W. Bush e i suoi supposti e presunti rapporti con Bin Laden. Il film, o meglio il reportage, (o forse il processo a Bush?), si apre con le elezioni presidenzial [...] Vai alla recensione »

Natalia Aspesi
La Repubblica

Come tutti i filmoni americani di successo, Fahrenheit 9/11 entusiasma, orrifica, diverte, spaventa, commuove, irrita, invita al singhiozzo, alla risata, all’indignazione: ha per protagonista uno raccontato come un buffone, Bush, con tutta la sua corte di ricchi spietati e di strateghi sciocchi, come antagonista un soave angelo vendicatore, Moore stesso, con la sua folla di vittime, d’eroi, d’ingannati, [...] Vai alla recensione »

Roberto Silvestri
Il Manifesto

Cannes premia l'arte che sposta le montagne. Ha vinto, per la prima volta nella storia del festival, un film-poesia «doc» di Michael Moore, Fahrenheit 9/11 (le cui versioni in prosa, di Jean Luc Godard e di Sembene Ousmane, sono state tenute fuori gara), riflessione cinetica, capace di smuovere il pensiero e la vita. Che ci mostra, in happy end, nonostante la tragica analisi delle operazioni planetarie [...] Vai alla recensione »

Maurizio Cabona
Il Giornale

Dovevano essere fuochi di artificio e lo sono stati. Già consacrato come vedette, quasi fosse una bella donna anziché un uomo brutto, Michael Moore si candida alla Palma d‘oro con autorevolezza, se non con correttezza politica: insolente fino alla temerarietà, Moore è ormai l’anti-Bush ben più di John Kerry; e, se si può detestarlo, non si può ignorarlo.

Emanuela Martini
Film TV

Vincitore della palma d’oro all’ultimo festival di Cannes, con già alle spalle incassi eccezionali per un documentario (più di 153 milioni di dollari negli Stati Uniti e negli altri paesi in cui è uscito), esce anche in Italia Fahrenheit 9/11, il film di Michael Moore sulle condizioni dell’America dopo il trauma dell’attacco alle Torri gemelle, sulla politica estera del presidente Bush e sulle attività [...] Vai alla recensione »

Natalia Aspesi
La Repubblica

Venti minuti di applausi, pubblico in piedi, l’autore col faccione invaso dalle lacrime e il pugno chiuso grida «Vattene Bush!». Gli americani contro l’America di Bush si sono appropriati dei Festival. È stata la giornata di Michael Moore e di Sean Penn che presentando L’assassinio di Richard Nixon, si è scagliato conto «l’attuale presidente degli Stati Uniti che ci ha imposto una guerra vergognosa, [...] Vai alla recensione »

Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

Le Twin Towers che crollano, la voce narrante fuori campo che ce ne rammenta l’orrore: è questo il cuore di Fahrenheit 9/11 (Usa, 2004, 122’). Il film è appena iniziato. Dopo un ritratto breve e impietoso di George W. Bush - e delle complesse circostanze della sua elezione alla presidenza degli Usa - Michael Moore si e ci immerge ben dentro la tragedia che tutto il mondo oggi paga e ancora a lungo [...] Vai alla recensione »

Alberto Crespi
L'Unità

«Behave! Find yourself a real job». Lo dice George Bush jr. a Michael Moore nell’unica scena di Fahrenheit 9/11 in cui i due protagonisti-antagonisti si incontrano. E un filmato di repertorio, abbastanza famoso, in cui Moore, intruppato fra i cronisti, grida una domanda al presidente; questi riconosce il regista e gli risponde «Comportati bene! Trovati un vero lavoro».

Fabio Ferzetti
Il Messaggero

Michael Moore contro George W. Bush. La faccia più tosta d’America contro l’uomo più potente del mondo. Un regista che non si ferma davanti a nulla contro il Presidente più chiacchierato dai tempi del Watergate. Non è una partita di tennis e nemmeno un incontro di boxe. E puro wrestling, lo sport in cui tutto è permesso. E se nella vita reale Bush è il più forte, nei 112 minuti di Fahrenheit 9/11 Moore [...] Vai alla recensione »

Maurizio Turrioni
Famiglia Cristiana

In Fahrenheit 9/11 il regista racconta l’America del presidente. Facendo parlare la cronaca e svelando «le tante verità nascoste». Un’eternità. Raramente si era sentito un quarto d’ora di applausi per un film al Festival di Cannes. Un’ovazione, non solo alla proiezione di gala, ma anche a quella, tradizionalmente più difficile, riservata alla stampa.

Franco Montini
La Repubblica

Se George Bush non verrà rieletto presidente degli USA sarà anche per merito di questo feroce e beffardo pamphlet, che ha portato alla luce una serie di inquietanti segreti dell’uomo più potente del mondo. Clamorosamente vincitore del Festival di Cannes, (solo un’altra volta, quasi cinquant’anni fa, con Le Monde du Silence di Louis Malle, nel 1956, era accaduto che la Palma d’oro fosse andata ad un [...] Vai alla recensione »

Luigi Paini
Il Sole-24 Ore

Pagine nere, fotogrammi che scorrono senza lasciare alcuna traccia sullo schermo. Cosi Michael Moore ricorda la tragedia dell’11 settembre: solo l’audio, il boato degli aerei dirottati che si schiantano, migliaia di vite che evaporano in pochi secondi. Fahrenheit 9/11 è un documentario, ma è anche molto di più, e la scelta di rappresentare in questo modo il mega-attentato di tre anni fa lo dimostra. [...] Vai alla recensione »

Fulvia Caprara
La Stampa

Oggi è la sua festa, con la presentazione in concorso del documentario «Fahrenheit 911», ma lui, già da giorni, parla, denuncia, spiega. «Prima della guerra in Iraq - dice Michael Moore, premio Oscar per Bowling for Columbine - pensavo di fare un film sui rapporti tra Bush e Bin Laden, poi, con l'esplodere del conflitto, anche il mio documentario è cambiato e posso anticipare che almeno per metà parla [...] Vai alla recensione »

Maurizio Cabona
Il Giornale

Il documentario politico torna a fare grandi incassi, a giudicare dal botteghino americano. Però il genere non l’ha certo inventato Michael Moore con Bowling a Columbine e Fahrenheit 9/11 (il film tanto discusso nelle sale italiane da domani): l’ha solo rilanciato. Nasce con le grandi rivoluzioni del Novecento. E con Tre canti su Lenin, e con il trionfo della volontà che Dziga Vertov e Leni Riefenstahl [...] Vai alla recensione »

Mariarosa Mancuso
il Foglio

Come tutte le persone che di mestiere tendono agguati (l’altro è il Gabibbo) Michael Moore è bravissimo a sottrarsi quando tocca a lui stare sulla sedia scomoda. Importuna George W. Bush, che gli risponde “Dovati un lavoro serio”, e vari membri del congresso (“Manderebbe suo figlio a combattere in Iraq?”). Poi scandalizza il cronista di Libération andando in giro scortato da guardaspalle e consiglieri. [...] Vai alla recensione »

Francesco Specchia
Libero Quotidiano

Se il peggio che possa capitare a un genio è l’essere compreso, Micheal Moore genio introflesso, intellettuale intrappolato nel corpaccione di uno sniffatore di ketchup - con Farhenheit 9/11 si sta fregando da solo. Ci spieghiamo meglio. Che Moore sia un fimaker talentuoso è indubitabile. Checchè ne dicano George Bush (“Si comporti bene, si trovi mi lavoro vero!”, gli suggerisce il presidente nel [...] Vai alla recensione »

NEWS
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venerdì 31 ottobre 2008
 

Genealogia di un eroe duro a morire Dal passato al futuro, e poi di nuovo al passato, si concludono le tappe del lungo viaggio nello spazio-tempo di Marty McFly (Michael J. Fox) e Doc (Christopher Lloyd) con Ritorno al Futuro – Parte III (Italia 1, 19.00), [...]

CELEBRITIES
martedì 21 agosto 2007
Stefano Cocci

Michael Moore deve molto alle sue umili origini. Chi conosce il suo lavoro, sa perfettamente che la crisi economica che attanaglia da decenni la sua città natale, Flint nel Michigan, è uno dei suoi temi preferiti, un punto di partenza per scavare nel [...]

winner
palma d'oro al miglior film
Festival di Cannes
2004
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