Tre colori - Film rosso

Film 1994 | Drammatico 100 min.

Regia di Krzysztof Kieslowski. Un film Da vedere 1994 con Irène Jacob, Jean-Louis Trintignant, Fréderique Feder, Samuel Le Bihan, Marion Stalens. Cast completo Titolo originale: Trois couleurs: Rouge. Genere Drammatico - Francia, 1994, durata 100 minuti. - MYmonetro 4,35 su 16 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Con Film blu è il più riuscito della triologia di Kieslowki. Se in quello prevalevano la fotografia e le tinte forti, qui fanno da padroni la semplicità e il quotidiano. Il film ha ottenuto 4 candidature a Premi Oscar e 1 candidatura a Golden Globes.

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Consigliato assolutamente sì!
4,35/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO 4,28
ASSOLUTAMENTE SÌ
Il flm che chiude la trilogia dedicata ai principi fondamentali della Rivoluzione francese.
Giancarlo Zappoli
Giancarlo Zappoli

Valentine è una modella che vive a Ginevra e ha un compagno che sta a Londra con cui la relazione non va benissimo. Una sera investe una cagna che appartiene a un uomo solitario che scoprirà essere un giudice in pensione il quale sembra indifferente a ogni rapporto umano. L'uomo ha più di un segreto, uno dei quali riguarda un'attività illegale.
Kieslowski con questo film chiude la trilogia dedicata ai principi fondamentali della Rivoluzione francese (Libertà, Uguaglianza, Fraternità) e purtroppo, seppur inconsapevolmente, realizza la sua ultima opera cinematografica. Morirà infatti due anni dopo. Sarebbe facile leggerlo come un film testamento ma non sarebbe corretto perché il regista stava già lavorando a un progetto su Inferno/Purgatorio/Paradiso. Si tratta invece di un'opera che chiude scientemente un percorso e che trova la propria conclusione in una collocazione geo-politica che è al contempo europea ed extra europea: la Svizzera. Non dimenticando però la Polonia postcomunista con le sue luci (poche) e le sue ombre (inquietanti) a cui viene fatto riferimento parlando di un furto d'auto ai danni del compagno di Valentine.
La critica ha considerato questo film come una nuova salita ai vertici sia dell'intreccio narrativo sia del linguaggio visivo dopo la presunta cedevolezza di Film bianco. Si è puntato molto sul rapporto con la figura paterna andandola ad identificare nel ruolo affidato a un sempre perfetto Jean-Louis Trintignant. C'è però qualcosa di più e di diverso perché non va dimenticato che Kieslowski è l'autore del tanto laico quanto profondamente spirituale Decalogo che lo fece conoscere al più vasto pubblico europeo. In quel giudice che si è ritirato dal mondo, che mostra indifferenza nei confronti di qualsiasi possibile coinvolgimento di sentimenti (a partire dalla cagna ferita e incinta), in quell'uomo anziano, di cui scopriremo le ragioni del prepensionamento, che ascolta (meglio: spia) le conversazioni telefoniche altrui venendo così a conoscenza di ciò che dovrebbe restare incognito si può leggere l'immagine di Dio secondo Kieslowski. Un Dio che ha deciso di allontanarsi dal mondo e di guardarlo da lontano, continuando a giudicarlo ma senza intervenire. Un Dio che ha bisogno dell'uomo per tornare a comprendere l'umanità e ad averne misericordia (nell'accezione non pietistica ma elevata del termine). Valentine si trova ad essere quella rappresentante dell'umanità che gli apre nuovamente lo sguardo e ne modifica la percezione: non più un isolato disincanto ma una partecipazione alle umane vicissitudini che comprendono anche la presenza fondamentale del Caso. Non dimentichiamo che nel 1981 Kieslowski aveva girato "Przypadek" la cui traduzione letterale era "Il caso" e non l'insipiente Destino cieco con cui è stato titolato in Italia. Si trattava di uno Sliding Doors in anticipo sui tempi di cui il regista sembra non essersi dimenticato neanche successivamente. E' il Caso che porta Valentine da lui ma non sarà questa la sua sola manifestazione.
A fornire un suggello a questa lettura critica è la battuta che la giovane donna a un certo punto gli rivolge: "Che cos'altro sa? Chi è lei?" La risposta "Un giudice in pensione" è tanto apparentemente lapalissiana quanto aperta a un'interpretazione 'altra'. Perché siamo di fronte a un film in cui i raddoppiamenti si accompagnano alle aperture. Se Julie in Film blu e Dominique in Film bianco si trovavano ancora dietro dei vetri ora la finestra attraverso cui guarda il giudice ha il vetro rotto, è aperta all'esterno. Così come finalmente è aperto il gesto di Valentine verso la persona anziana che ripete un gesto visto nei due film precedenti chiudendo così uno dei tanti percorsi che questa trilogia propone allo spettatore che abbia il desiderio di guardare e non solo di vedere.

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Stefano Lo Verme

Rimasta sola a Ginevra mentre il fidanzato Michel si trova in Inghilterra, la modella Valentine Dussaut investe per caso il cane di un anziano giudice, che vive in solitudine e trascorre le proprie giornate intercettando le conversazioni telefoniche dei suoi vicini. Valentine, all'inizio scandalizzata da questa scoperta, comincia a trascorrere del tempo in compagnia del giudice, raccogliendo le sue confidenze.
Presentato al Festival di Cannes nel 1994 e girato in sequenza con gli altri due capitoli, Film rosso è il terzo ed ultimo segmento della "trilogia dei colori" ispirata alla bandiera francese, dopo i precedenti Film blu e Film bianco. Dopo aver trattato i temi della Libertà e dell'Uguaglianza, in questa pellicola il regista polacco Krzysztof Kieslowski, anche autore della sceneggiatura insieme a Krzysztof Piesiewicz, analizza invece il principio della Fraternità. Questo principio trova la sua personificazione nella figura di Valentine Dussaut (Irène Jacob), una giovane modella che vive a Ginevra e sente su di sé l'obbligo morale di occuparsi degli altri (dal cane che ha investito accidentalmente al fratello tossicodipendente).
La trama di Film rosso è costruita quasi interamente sul confronto fra i due personaggi principali: Valentine, benevola e gentile, che professa il dovere della Fraternità, ed un burbero giudice in pensione (Jean-Louis Trintignant), che non nasconde la propria misantropia e si è rinchiuso in una totale solitudine; una solitudine interrotta soltanto dalle conversazioni telefoniche che l'uomo spia tramite un sofisticato apparecchio, e che gli permettono di penetrare dentro le esistenze traboccanti di menzogne di tanti sconosciuti. A questa vicenda si affianca quella parallela di un laureando in giurisprudenza, Auguste (Jean-Pierre Lorit), che si appresta a diventare un giudice ma scopre il tradimento della sua fidanzata Karin (Frédérique Feder). I destini di Valentine e di Auguste si incroceranno nel finale del film, nel corso del naufragio di un traghetto che sta attraversando la Manica, e in cui gli unici superstiti saranno i protagonisti dei tre film della trilogia.
Nell'ultimo tassello dei Tre colori, Kieslowski ci offre una complessa parabola sull'intreccio fra Caso e Necessità, che sembrano destinati a mescolarsi e confondersi in maniera inestricabile; ma Film rosso è anche una profonda riflessione morale sui valori della nostra civiltà, illuminata dalla nota di speranza racchiusa nell'epilogo. Un'opera ricca di simbologie e di rimandi interni (anche fra passato e presente), sottolineati dai toni rossi della fotografia di Piotr Soboci?ski e dal commento musicale di Zbigniew Preisner, e che si avvale delle ottime interpretazioni di Irène Jacob e di Trintignant. Degno coronamento dell'intera trilogia, il film ha riscosso il consenso unanime della critica di tutto il mondo ed ha ricevuto la nomination all'Oscar per la miglior regia. È stata l'ultima pellicola di Kieslowski, stroncato due anni dopo da un attacco cardiaco.

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Recensione di Tiziano Sossi

Con Film blu è il più riuscito della triologia di Kieslowki. Se in quello prevalevano la fotografia e le tinte forti, qui fanno da padroni la semplicità e il quotidiano. Anche se nel finale il regista cade nei simbolismi e nelle metafore. Una modella salva la vita a un cane, investito da un'auto. Il padrone dell'animale è un giudice in pensione, cinico, che ascolta le telefonate dei vicini. Se prima usava lo spionaggio telefonico (già esplorato da Coppola in La conversazione) per lavoro, ora lo fa per vizio. La ragazza è disgustata dal comportamento dell'uomo, ma allo stesso tempo non può fare a meno di frequentarlo. Il giudice, comunque, si costituisce e instaura un rapporto di confidenza con la ragazza. Quando i due si lasceranno amichevolmente la ragazza conoscerà uno studente in legge, che prende idealmente il posto del giudice. Irene Jacob, come già in La doppia vita di Veronica, ha una bella presenza ma sul piano recitativo è ancora acerba, nonostante gli affrettati consensi della critica. Trintignant invece dà un'altra grande prova della sua scioltezza e avrebbe meritato un premio al Festival di Cannes.

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TRE COLORI - FILM ROSSO
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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
sabato 26 gennaio 2013
pbshelley

L'ultima fatica di Kieslowski ci porta al cuore dell'esigenza espressiva che ha animato la sua opera tutta: raccontare storie di gente comune, inserite in scenari quotidiani, indagando i rapporti umani e i dilemmi etici della vita, all'interno e oltre la rete della società. Il regista polacco tratteggia i propri personaggi con pudore ed estrema delicatezza, dapprima attraverso [...] Vai alla recensione »

giovedì 4 novembre 2010
"Joss"

Il più "leggero", se così si può definire, film della famosa Trilogia dei Colori di Kieslowsky. Per caso una modella (Irene Jacob) investe un cane. Avrà così modo di conoscere il padrone (Jean-Louis Trintignant), un giudice in pensione che per passare il tempo ascolta le conversazioni telefoniche dei suoi vicini. Ed è l'inizio di un'amicizia che dapprima contrappone decisamente i due protagonisti (lei [...] Vai alla recensione »

mercoledì 18 gennaio 2012
fedeleto

Valentine e' una fotomodella,vive una vita in solitudine nonostante abbia un ragazzo sempre lontano e una famiglia che non vede quasi mai.La sua vita incomincia a cambiare quando un giorno investe una cagna e letta la targhetta che portava decide di restituirla al leggittimo proprietario ,scoprira' che quest'ultimo spia le conversazioni telefoniche dei vicini ,e che per giunta e' [...] Vai alla recensione »

sabato 25 aprile 2009
Alberich

.

Frasi
Ma che cosa fa?
Spio.
Cosa?
Spio le conversazioni telefoniche dei miei vicini. Non doveva spegnere: era interessante.
Dialogo tra Il giudice (Jean-Louis Trintignant) - Valentine (Irène Jacob)
dal film Tre colori - Film rosso
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

Un telefono, un numero, cavi multicolori, e via sotto il mare, poi ancora cavi uno squillo e un altro telefono. Film Rosso, ultimo deiTrois cou leurs di Krzysztof Kieslowski, inizia così, «mostrandoci» la ragnatela di parole con cui gli uomini e le donne tentano di vincere la solitudine. Immagini impossibili, quelle dei mille fili che ci legano e insieme minacciano di dividerci, trasformando l'amore [...] Vai alla recensione »

Luigi Paini
Il Sole-24 Ore

Vite parallele a Ginevra: Tre colori - Film Rosso, di Krzysztof Kieslowski, è un'opera dai molti protagonisti. C'è la bella Valentine (Irène Jacob, già interprete de La doppia vita di Veronica), giovane studentessa universitaria con il fidanzato lontano, a Londra. Davanti a lei, al di là della strada, abita Auguste, anche lui studente, legato a Karin, specializzata in bollettini meteorologici personalizzati [...] Vai alla recensione »

Tullio Kezich
Il Corriere della Sera

Krzysztof Kieslowski è pregato di non fare scherzi. Questo suo annuncio di voler abbandonare il cinema non lo prendiamo in considerazione, lo mettiamo sul conto della stanchezza per la maratona della trilogia tricolore: Film Blu, Leone d’oro a Venezia, Film Bianco, Orso d’argento a Berlino, Film Rosso, plausibilissima Palma d’oro a Cannes. Tre festival in nove mesi, tre successi, un record mai prima [...] Vai alla recensione »

Giovanna Grassi
Il Corriere della Sera

Jean Louis Trintignant assomiglia molto al personaggio solitario del giudice di "Film rosso" (domani con il Corriere a L. 6.900). L’attore sessantaseienne, che più volte ha annunciato il suo ritiro dal cinema (finendo sempre con l’accettare soltanto i film che "potevo amare profondamente"), confessa di aver più volte pensato negli ultimi tempi a quel giudice in pensione, vicino al mondo e separato [...] Vai alla recensione »

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