Tre colori - Film rosso

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Un film di Krzysztof Kieslowski. Con Irène Jacob, Jean-Louis Trintignant, Fréderique Feder, Samuel Le Bihan, Marion Stalens.
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Titolo originale Trois couleurs: Rouge. Drammatico, durata 100 min. - Francia 1994. - Lady Film uscita lunedì 1 agosto 1994. MYMONETRO Tre colori - Film rosso * * * * - valutazione media: 4,32 su 18 recensioni di critica, pubblico e dizionari. Acquista »
   
   
   

L'ultima lezione di un maestro del cinema Valutazione 5 stelle su cinque

di pbshelley


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sabato 26 gennaio 2013

L'ultima fatica di Kieslowski ci porta al cuore dell'esigenza espressiva che ha animato la sua opera tutta: raccontare storie di gente comune, inserite in scenari quotidiani, indagando i rapporti umani e i dilemmi etici della vita, all'interno e oltre la rete della società. Il regista polacco tratteggia i propri personaggi con pudore ed estrema delicatezza, dapprima attraverso piccoli segni, poi nel concreto delle azioni e delle parole. Prendono corpo due contrastanti idee del mondo, quella di Valentine e quella del giudice: legata, la prima, al concetto laico di fratellanza; la seconda, a una chiusura monadica e rancorosa verso l'esterno; visioni irriducibili una all'altra, radicalmente contrapposte nella prima parte del film, quando il confronto fra i due protagonisti si fa scontro; l'evoluzione del loro rapporto verso una forma di profondo affetto reciproco si muove di pari passo alla presa di coscienza del giudice: la sua sterile e impotente chiusura al mondo viene toccata dalla ingenuità, dalla incapacità di vedere il male, propria della ragazza (“la gente non è cattiva, non è vero”). Le storie di Valentine e Auguste sono intrecciate magistralmente senza mai incrociarsi, attraverso sottili analogie e parallelismi tra la vita del giudice in pensione e Auguste stesso: l'amore impossibile fra la ragazza e il giudice si realizzerà infine, in un ideale “passaggio di consegne”, nell'incontro di lei con Auguste (i loro occhi s'incontrano nell'ultima scena).

Centrale, come nel resto della “Trilogia”, la riflessione sul ruolo della tecnologia nella vita degli individui, qui rappresentata costantemente dal telefono, mediatore delle dinamiche relazionale fra i diversi personaggi. Enigmatica la scena conclusiva, aperta – come sempre in Kieslowski – a molteplici interpretazioni: si allude forse al fatto che i protagonisti della Trilogia, hanno saputo, fra i tanti, aprirsi alla vita, cioè amare: in questo senso, le loro storie hanno “meritato” di essere raccontate appunto perché si sono salvati, e non per il Caso: essi hanno propriamente salvato se stessi, scoprendo, attraverso l'inevitabile esperienza del dolore, che l'amore è l'unica possibilità che l'uomo ha di sopravvivere a se stesso, di uscire dal proprio autismo esistenziale: emblematica la vicenda di Julie (“Film blu”), di fatto un Bildungsroman, come d'altronde quella del giudice. Geniale l'ultima inquadratura: rinuncio ad analizzarla in poche righe.

Bellissime e fluidamente aderenti alla struttura narrativa, come sempre, le musiche di Preisner: tema principale – insolitamente in maggiore – un boléro drammatico, non privo di aperture ottimistiche; elegante la fotografia di Sobocinski, punteggiata di rosso tanto all'esterno, dove predilige gli ultimi raggi di sole, quanto negli interni, dove il calore del rosso avvolge gli ambienti e accarezza i volti; fluida, come sempre nella Trilogia, l'immagine; ellittico e allusivo il montaggio di Witta; straordinaria infine l'interpretazione di Trintignant, e convincente anche quella della giovane Jacob.

Un film profondo, toccante, che affronta le tematiche decisive della vita con una leggerezza indicibile, intrisa di delicata malinconica, con straordinaria lucidità e dominio tecnico, fino alle vette della poesia: l'ultima lezione di un maestro autentico e, tristemente, già dimenticato.

(Adatto la voce “Tre colori – Film Rosso” dall'edizione italiana di Wikipedia, per la quale ho curato un lungo commento nel giugno 2011).

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