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Dear Wendy
Un film di Thomas Vinterberg.
Con Jamie Bell, Bill Pullman, Michael Angarano, Danso Gordon, Novella Nelson.
continua»
Drammatico,
durata 105 min.
- Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna 2005.
uscita venerdì 23 settembre 2005.
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![]() importante e fatale film di Vinterberg ricco di amour fou per le ossessioni dell'adolescenza
Marzia Gandolfi
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E Dick prese la pistola, in un giorno uguale a tutti i giorni di Estherslope, una piccola provincia mineraria posta da qualche parte nell'America posticcia di Vinterberg. Il regista di Festen che con una "rivelazione" rovinò il pranzo di una ricca famiglia borghese, con il suo ultimo lungometraggio rivela il pacifismo armato del mondo occidentale. Ma non è in questo, o almeno non è solo in questo, che si risolve il film. La Wendy "cara" del titolo è la magnifica ossessione di Dick, un adolescente introverso che vive con una tata di colore e un padre minatore. Alla sua morte in miniera, scampato caparbiamente allo stesso destino, Dick compra una pistola "giocattolo" da regalare a un insopportabile moccioso. Ma esattamente come accade nella canzone di Gaber, Dick "sente l'importanza della sua presenza, fa sempre un certo effetto così gelida e liscia", l'accarezza "con la mano e la sente che si scalda a contatto della coscia" (La Pistola, 1978). Non riuscirà mai più a disfarsene e addirittura con altri compagni di gioco fonderà una setta di "poeti estinti": i Dandies pacifisti col vezzo della pistola. Ognuno di loro avrà la sua e una propria specialità di sparo. Rinunciando alla divisa da minatore, i sei adolescenti di Estherslope indosseranno quella malinconica del dandy insieme all'inevitabile senso di inappartenenza della loro età. Quella dell'adolescenza tradotta così bene dai comportamenti dandistici, volti a crearsi un io unico e assoluto che traducono in un particolare modo di vestire ma anche di vivere e di agire. Invisibili e separati, come pura regola del dandismo e del passaggio all'età adulta, Dick e i suoi compagni si ritrovano a sparare nella profondità delle miniere scavate dai loro padri. Poi un giorno si affideranno una missione "di pace" armata che acquisterà i toni epici del western. Compiuto il parricidio sociale a colpi di arma da fuoco il loro giovane tempo trapasserà dolorosamente la soglia e la vita. È importante e fatale l'ultimo film di Vinterberg col suo amour fou per le ossessioni dell'adolescenza. Le evoluzioni mature di Jamie Bell (Billy Elliot in Billy Elliot) e gli Zombies, la banda cult che canta sulle immagini, sono almeno altri due motivi per andare a vedere la "cara Wendy". |
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Dearest lars
lunedì 4 dicembre 2006
di Giulia Gibertoni
I “perdenti di Electric Park” vivono in un paesino della provincia americana di oggi, che somiglia a un villaggio semiabbandonato del vecchio West. Uno di loro entra casualmente in possesso di una pistola e con alcuni amici si esercita a sparare in una zona segreta della vecchia miniera locale. La prima regola che il gruppo si dà è quella di non usare le armi al di fuori dell’improvvisato poligono. Ma è noto che molte regole esistono solo per essere infrante. La sceneggiatura di Lars von Trier continua » |
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DVD | Dear WendyUscita in DVD
Disponibile on line da mercoledì 22 febbraio 2006
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di Raffaella Giancristofaro Film Tv
«Da quando sono impegnato con Dear wendy mi sono trovato a dover affrontare una serie di pensieri disturbanti, e la sensazione strana di usare un’arma». Parole di Thomas Vinterberg. Sì, perché la Wendy del suo film non è una donna, ma una pistola. Dear Wendy, anzi, è l’incipit di una lettera d’amore che il protagonista Dick - il Jamie Beil universalmente noto come Billy Elliot - scrive alla sua pistola, una 6,35 millimetri, all’inizio del film. L’ambientazione e la storia, stavolta, sono ancora proletari, ma tutt’altro da favola. » |
di Dario Zonta L'Unità
Thomas Vinterberg e Lars Von Trier sono «compagni di merende». Insieme pensano le loro «malefatte», cercando espedienti per rianimare artificialmente il corpo immobile del cinema contemporaneo. Qualche hanno fa scrissero il manifesto «Dogma 95» in cui fissarono rigide regole su come girare i film (nessuna voce-off, luci naturali, niente colonna sonora…). Presto si sono stufati, entrambi, di questa trovata posticcia e inutile. E hanno tradito il mandato, cercando altrove, nel cuore delle storie, modi nuovi per provocare il corpo morto del cinema. » |
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di Redazione Il Giornale
In una società orwelliana, guerra è (missione di) pace. Lo è talmente da tempo che la metafora di Dear Wendy («Cara Wendy», nomignolo d'una pistola), diretto da Thomas Vinterberg e scritto da Lars von Trier, appare banale. Con Manderlay, von Trier ha mostrato come sa essere tuttora corrosivo; con Festen (1998), Vinterberg aveva mostrato di non scherzare nemmeno lui. Insieme però i due finiscono quasi con l'elidersi: nata col «Dogma», la loro collaborazione prosegue violandone ormai le consegne. Ricostruire una cittadina mineraria degli Appalacchi appena fuori Copenhagen non è «dogmatico»; né lo è opporre l'inglese Jamie Bell, piccolo ballerino di Billy Elliott, all'americano Bill Pullman, per i loro accenti diversi, almeno nella versione originale. » |
di Roberta Bottari Il Messaggero
Dick vive in una squallida città mineraria, non ha amici, non ha una ragazza, né genitori con cui comunicare. Ma ha una pistola. Una bellissima pistola con cui confidarsi, da guardare negli occhi, di cui fidarsi. In poche parole, un grande amore. E non è l’unico a pensarla così, tant’è che, in poco tempo, Dick diventa il capo di una banda, “The Dandies”: un gruppo di ragazzi un po’ emarginati e accomunati da una profonda passione per le armi da fuoco. Non che siano guerrafondai, anzi: il loro slogan è “il pacifismo con la pistola è una grande idea”. » |
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