Un magnifico interprete dell'"anima russa"
Regista russo. Figlio di una poetessa e di Sergej M., autore di libri per ragazzi e dei versi dell'inno russo, fratello minore del regista Andrej, cresce in un ambiente culturalmente elitario e debutta da ragazzo come attore in A zonzo per Mosca (1964) di G. Danelija, mentre frequenta un istituto teatrale. Successivamente si iscrive al VGIK, dove studia regia, anche se rimane tentato dalla recitazione. Nel 1969 appare in un film del fratello e due anni dopo si diploma realizzando il suo primo cortometraggio. Il vero esordio è però con il lungometraggio Amico tra i nemici, nemico tra gli amici (1974), storia dell'assalto a un treno carico d'oro nel periodo della rivoluzione, girato in perfetto e ammirabile stile western hollywoodiano. Appena un anno dopo conquista favore critico e fama internazionale con Schiava d'amore, film di grande poesia e con un celebre finale metaforico, che narra delle disavventure di una troupe del periodo zarista (e in particolare della prima attrice) che viene sorpresa dallo scoppio della Rivoluzione sulle rive del Mar Nero. Il successo e gli apprezzamenti della critica vengono confermati dal successivo Partitura incompiuta per pianola meccanica (1976) in cui, riprendendo šCechov e con tono leggero, vagamente nostalgico e accattivante, racconta delle mollezze degli uomini russi e della lagnosità delle donne. Non c'è alcuna critica di tipo politico nel film, ma solo l'osservazione delle mille piccolezze umane e la capacità di smorzare i grandi drammi. Commedia con risvolti politici è invece Cinque serate (1978) in cui mette in scena, ma senza drammatizzare, il grave problema della crisi degli alloggi nell'Unione Sovietica degli anni '50. Abile politico di sé stesso, capace di non appiattirsi su linee apologetiche ma al contempo riluttante a elevare esplicite critiche al «sistema», più che temi politico-sociali preferisce affrontare problematiche esistenziali, per cercare di comprenderne appieno natura e debolezze, come fa Oblomov (1979), dal romanzo di I.A. Gonšcarov, in cui il protagonista, uomo incapace di vivere con serena coscienza la propria vita, diventa simbolo della crisi di un'intera generazione e della sua classe sociale, ma non per questo un emblema per agitazioni politiche. Qualche problema con la censura sovietica lo rischia comunque con Rodnja (La parentela, 1982) commedia con tratti di buona ilarità che racconta di una contadina di mezza età che va a trovare la figlia in città. Il suo gusto per l'ironia leggera e calibrata vira verso la comicità esplicita nelle successive commedie Oci Ciornie (1987), interpretato da un M. Mastroianni non al meglio delle sue corde recitative, e Urga - Territorio d'amore (1991), ambientata nella steppa e centrata sulle differenze culturali fra i vari popoli dello sterminato territorio sovietico. Un'esplicita critica al passato affiora infine in Sole ingannatore (1994, Gran premio della giuria a Cannes e Oscar per il miglior film straniero), film del dopo-perestroika, ambientato nel 1936, in cui può finalmente, e liberamente, mettere in scena le paure di un colonnello nel periodo più nero dello stalinismo. Ma M. si astiene dal cavalcare l'onda del revisionismo e, diventato amministratore e uomo politico ben in vista, in Il barbiere di Siberia (1999) ritorna al periodo zarista (1885, per l'esattezza) per raccontare, ancora in toni da commedia, le illusioni e delusioni degli esseri umani al di là delle loro differenze culturali.
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