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![]() Ci sono cose che stanno in basso e pensi che se le fai ci sarà una liberazione, ma quando le fai è diverso, è terribile.
dal film Sole negli occhi (2001)
Fabrizio Gifuni è Marco
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Se sia o meno una leggenda della recitazione, nessuno può ancora saperlo. Ma di sicuro Fabrizio Gifuni è un geniale attore italiano dalla bravura inquietante. È in grado, da grande e giovane interprete quale è, di sprigionare con un solo gesto o con il solo timbro della voce un mondo fatto di energia, luce e buio insieme, che può anche non essere vero, ma se non altro è credibile e vibrante. Nessuno si sarebbe mai aspettato che questo ragazzino smilzo diventasse un'immagine in movimento nei frame delle migliori pellicole italiane del nostro panorama cinematografico. Così come nemmeno la sua famiglia si sarebbe mai aspettata che proprio la recitazione entrasse così prepotentemente nel suo destino. Gifuni è come un bellissimo dipinto, una perfetta macchia di inchiostro accanto alla parola "cinema", un piccolo movimento che si agita dentro lo spettatore come un'impercettibile oscillazione della voce. È un uomo che fa del personaggio la sua materia argillosa. Un vento, reale o sognato, che muove la scena attorno a lui e spinge lo spettatore a schiudere i suoi occhi verso il mondo fantastico raccontato dal regista. Per fortuna non ha macinato solo sogni di celluloide, ma è anche un ottimo attore teatrale e televisivo anche quando è impegnato nella fiction (considerato spesse, troppe volte ed erroneamente, di serie B), dove ha dimostrato la fierezza di un uomo nei panni di un tenente innamorato della sorella di un pericoloso bandito sardo.
Figlio del segretario generale del Quirinale Gaetano Gifuni, decide di intraprendere una carriera da attore, diplomandosi così, nel 1992, all'Accademia d'Arte Drammatica Silvio D'Amico. L'anno successivo, debutta in teatro con l'"Elettra" di Euripide, diretto da Massimo Castri. Astro nascente del teatro italiano, proseguirà il suo mestiere d'attore diretto da registi come Sepe e Terzopoulos, partecipando anche a numerose produzioni radiofoniche come "Il mondo nuovo" e "La principessa povera".
Marito dell'attrice Sonia Bergamasco, debutta al cinema nel film di Anna Di Francisca La bruttina stagionata (1996) con Carla Signoris, Edi Angelillo, Milena Vukotic e Isabella Biagini. Due anni più tardi, è diretto da Gianni Amelio in Così ridevano, poi nel 1999 è riceve una nomination ai David di Donatello come miglior attore protagonista per il film Un amore (1999), ma disgraziatamente non vince.
Nel 2001, la critica cinematografica italiana lo porta in auge per la sua interpretazione ne Il sole negli occhi, ma forse il punto più alto della sua carriera arriva quando Ridley Scott lo vuole accanto a Anthony Hopkins in Hannibal (2001), sequel de Il silenzio degli innocenti di Jonathan Demme. Lo stesso anno è diretto anche accanto alla moglie ne L'amore probabilmente di Giuseppe Bertolucci. Poi è la volta di Marco Tullio Giordana che lo inserisce nel film di sei ore La meglio gioventù (2003), per il quale riceve la sua seconda candidatura ai David di Donatello (questa volta come miglior attore non protagonista), ma vince il Nastro d'Argento come miglior attore protagonista assieme al resto del cast maschile.
Nel 2005, grazie a Liliana Cavani, è il protagonista della fiction De Gasperi – L'uomo della speranza (2005), dove ancora una volta è accanto alla Bergamasco, poi sempre per il contenitore televisivo reciterà nella miniserie tv L'ultima frontiera (2006). Talento multiforme e rinascimentale della recitazione, Gifuni fissa ai suoi personaggi le ossessioni dell'uomo, che siano solo dipinte leggermente o che prevalgano come oscure ombre. Fotografa, disegna con la matita ruoli cinematografici che lui stesso sporca con le dita, arricchendoli di visioni, frantumi, impasti, fessure sentimentali, sputi e rumori. Etereo, è aria che brucia e allo stesso tempo è un tripudio della realtà. Pare però che questo attore sia ancora involuto, slegato dal cinema, frammentato e ricucito solo rare volte con riconosciuti elogi popolari, forse perché Gifuni ha dalla sua un lato oscuro, sfuggevole e affascinante nell'insieme che lo rende perversamente erotico anche quando non è nudo sulla scena.
David di Donatello 2008
David di Donatello 2004
Cast al gran completo questa mattina per la conferenza stampa di Galantuomini, pellicola di Edoardo Winspeare con cui è stata ufficialmente aperta la seconda settimana del Festival internazionale del film di Roma. Accolto da un lungo applauso, il regista ha parlato del suo ultimo film come di "una storia d'amore importante, un melò dallo scheletro noir, per il quale avevo messo una clausola per il personaggio di Lucia: o Donatella Finocchiaro o niente". Apprezzatissima nel ruolo della protagonista, l'attrice catanese ha raccontato: "Per prepararmi al personaggio ho osservato molto le donne salentine che, a prescindere dall'estrazione sociale, hanno uno sguardo fiero in grado di andare oltre le cose. Sono rimasta davvero molto colpita da questa loro determinazione. Lucia è una donna dura, violenta, a tratti spietata: il contesto ambientale su cui poggia questo sguardo era quello dell'organizzazione criminale e questo ha fatto sì che venissero accentuati gli spigoli della sua durezza. È il braccio destro di un boss, una donna di potere che comanda gli uomini. Beh, in questo senso, diciamo che mi sono anche tolta qualche soddisfazione".
Nel suo nuovo film Wilma Labate, da sempre impegnata a dare voce all'Italia delle minoranze e a descrivere inquietudini, ribellioni e umiliazioni, riporta all'attenzione del pubblico alcuni dei giorni più caldi del 1980 quando Torino era una "città operaia che aveva un grigio dignitoso e un'austerità delle persone e delle masse che non ci sono più". "Di operai si parla sempre meno", ha spiegato la regista nelle note introduttive di SignorinaEffe. "Via via che si dismettono le grandi fabbriche, si smantellano i quartieri dormitorio, l'universo del lavoro non si racconta più. Ha perso di smalto e di spettacolarità". Ispirato al documentario Signorina Fiat di Giovanna Boursier, SignorinaEffe vede Valeria Solarino nel ruolo di Emma. Figlia di operai e impiegata alla Fiat, Emma è decisa a passare dall'altra parte della classe sociale sposando il suo amante dirigente finché non conosce Sergio, un operaio militante.
Il secondo film italiano in concorso a Venezia (oltre a Nessuna qualità agli eroi di Paolo Franchi, presentato lo scorso venerdì, e L'ora di punta di Vincenzo Marra, atteso giovedì) racconta la storia di Saro Scordia (Luigi Lo Cascio), un ragazzo cresciuto nella mafia che viene chiamato a unirsi all'organizzazione. "Volevamo servirci della storia di Saro" spiega il regista Andrea Porporati, "non per raccontare la mafia ma piuttosto un certo tipo di persone e di scelte che la vita ti offre per poi seguire passo passo le conseguenze di queste scelte". In attesa dell'uscita del film (l'appuntamento è per domani nelle maggiori sale italiane), abbiamo incontrato il regista e gli interpreti de Il dolce e l'amaro.
Il pomeriggio di domenica prossima comincia con i tormenti di un gruppo di alunni del liceo Dillon. La serie in questione, High School Team (Rai 4, 12.40), occhieggia con astuzia ai grandi successi del filone 'teen' che impazza al cinema (Zac Efron & co.) come in televisione (il fenomeno Glee). Così le videocamere seguono con diligenza le avventure quotidiane di studenti e insegnanti, alle prese con carriere scolastiche poco proficue o con l'amministrazione dei fondi, spesso dati alla squadra di football senza apparente ragione. Anche qui la voglia di divertirsi e l'amore per la cultura ci coinvolgeranno in un interessante micromondo dove è facile immedesimarsi. La prima serata invece sceglie un tema molto più serio e delicato: la fiction italiana C'era una volta la città dei matti (Rai 1, 21.30) con Fabrizio Gifuni tra i protagonisti, ci mostra come la Riforma Basaglia abbia rivoluzionato l'apparato medico dei manicomi. A cominciare da Gorizia e Trieste (le città dove è stata girata la mini-serie), il modo di guardare ai malati di mente è cambiato molto, seguendo un'idea di dignità e rispetto che coinvolgesse non solo i pazienti ma anche i familiari loro vicini. Una battaglia coraggiosa che va raccontata e ricordata. Chi cerca un intrattenimento più leggero, allora si sintonizzi su Rai 2, e si immerga nel mondo di Castle (21.50), senza indugi. Le sorprese non mancheranno. Il giorno successivo, lunedì, prevede un programma ricco di piccole novità ma anche di un gradito ritorno al passato. Infatti, se da un lato possiamo rivedere le primissime puntate della prima stagione di ER – Medici in prima linea (Rete 4, 11.40), dall'altro abbiamo due prime assolute come Eastwick (Mya, 21.00) e Giardini e misteri (Hallmark, 21.00). La prima è l'adattamento televisivo del film Le streghe di Eastwick, dove troviamo il diabolico Van Horne (interpretato da Paul Gross) e la strega Rebecca Romijin (già vista in Ugly Betty); la seconda invece è un tuffo nel mondo delle donne a caccia di intrighi da risolvere. Nella puntata in programmazione vedremo come il giardinaggio sia spesso solo una copertura per indagare nelle vite degli altri, carpirne i segreti più reconditi e, infine, aiutare chi ha bisogno ma non ha il coraggio di chiedere. Va in onda anche la seconda parte della fiction C'era una volta la città dei matti (Rai 1, 21.10).
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