Un autoritratto coerente fino in fondo con la figura di Dave Mustaine: ultimo custode di un'ortodossia che, nel bene e nel male, ha fatto dei Megadeth qualcosa di irriducibile. Il 22-23-24 gennaio al cinema.
di Emanuele Sacchi
Dei Big Four - Metallica, Anthrax, Slayer e Megadeth, le quattro band che hanno reso grande il thrash metal negli anni '80 - i Megadeth sono sempre stati il cugino defilato e integralista, meno incline alle luci della ribalta e alla contaminazione con altri generi. I Metallica si sono negli anni trasformati in un gruppo rock mainstream; gli Anthrax hanno flirtato ripetutamente con l'hip hop e l'hardcore; gli Slayer hanno anticipato derive black e doom, segnando intere generazioni. I Megadeth invece sono sempre rimasti un gruppo thrash e, in virtù di questa ortodossia, adorati dai metallari più accaniti.
Scarno ed essenziale, il doc è al tempo stesso celebrazione e strumento promozionale, pensato per accompagnare l'uscita dell'ultimo album e un tour che viene presentato come possibile commiato.
Behind the Mask non racconta solo una band, ma un'idea quasi ascetica di musica: un thrash metal come disciplina, come esercizio di volontà, come forma di resistenza al compromesso. Un autoritratto senza ironia, a tratti autoindulgente, ma coerente fino in fondo con la figura di Dave Mustaine: ultimo custode di un'ortodossia che, nel bene e nel male, ha fatto dei Megadeth qualcosa di irriducibile a qualsiasi altra band dei Big Four.