Il proseguimento del personale percorso di Dario Germani nell'ambito dell'horror. Al cinema.
di Rudy Salvagnini
Budapest. Erika, aspirante scrittrice, si mantiene lavorando come cameriera in un bar. Ha un rapporto molto stretto con il fratello Alex, che si trova al momento nelle Filippine alla ricerca di qualche esemplare di un coleottero così raro da essere forse estinto. La sua ricerca lo porta a entrare in una caverna rimasta sigillata da un muro da tempo immemorabile. All'interno, lui e i suoi collaboratori trovano lo scheletro di una bambina. Erika è preoccupata perché non riesce più a contattare il fratello via telefono. È pertanto al tempo stesso sollevata e stupita nel ritrovarselo in casa, senza preavviso, tornando dal lavoro.
Mentre gli parla contenta, però, Erika riceve una telefonata dall'ospedale, dove viene richiesta immediatamente la sua presenza. Lascia perciò Alex a casa e corre all'ospedale dove riceve la notizia che lo stesso Alex è morto nelle Filippine. Erika non ci crede, ma le mostrano il cadavere, appena rimpatriato. Per Erika è l'inizio di un incubo nel quale comincia ad avvertire la presenza di qualcosa di terribile e soprannaturale che l'ha presa di mira e che è collegato con quanto il fratello aveva involontariamente trovato nelle Filippine. Cerca aiuto presso un anziano sacerdote, ma la lotta contro il Male si presenta oscura e difficile.
Dopo aver privilegiato un avvicinamento obliquo e paranoico al genere esorcistico, però, Germani, nell'ultimo terzo del film, abbraccia in modo meno originale - con personaggi piuttosto di maniera, come l'anziano prete - gli stilemi e i luoghi più comuni e prevedibili di un filone fortemente connotato e strutturato.