| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Albania, Polonia, Italia, Kosovo |
| Durata | 89 minuti |
| Al cinema | 2 sale cinematografiche |
| Regia di | Genc Permeti |
| Attori | Agata Buzek, Nikolla Prendi, Kristaq Pilo, Ksawery Szlenkier, Daniel Olbrychski . |
| Uscita | mercoledì 1 luglio 2026 |
| Distribuzione | Enjoy Movie |
| MYmonetro | Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 1 luglio 2026
Una metafora del rischio che corre una società quando governanti potenti utilizzano la minaccia di nemici esterni come pretesto per controllare il popolo. Abbandonando il paradiso è 150° in classifica al Box Office. sabato 11 luglio ha incassato € 46,00 e registrato 173 presenze in totale.
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CONSIGLIATO SÌ
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Nico ha una decina di anni e (soprav)vive insieme al nonno Leksi in una terra distrutta dalle esplosioni nucleari. I due sono accampati fra le rovine di una zona di nessuno ma assai ben delimitata: da una parte ci sono loro, dall'altra un uomo, sua figlia e un cane, ed è vietato oltrepassare i reciproci confini: "C'è troppo veleno laggiù", dice il nonno al nipote. La madre di Nico è stata uccisa "da quelli dell'altra parte" e non è lecito chiedere a Leksi informazioni su di lei. Del resto tutti sembrano avere dimenticato il passato, compreso l'evento devastante che Leksi ha vissuto quando aveva poco meno dell'età attuale di Nico. Quando una donna arriva da loro a partorire Leksi tollera lei e i suoi due accompagnatori e nascostamente medita un progetto che coinvolgerebbe solo la donna. Nel frattempo si libera del cane dei vicini ostili e prende prigioniera la sua selvatica padroncina. "Siamo tutti impegnati a fare quello che va fatto, cioè vivere", dice Nico all'inizio, già cosciente che non c'è spazio per fare troppe domande. Ma i segreti che Leksi tiene nascosti finiranno per coinvolgere tutti.
Abbandonando il paradiso segna il debutto alla regia del produttore albanese Genc Permeti, anche autore della sceneggiatura, ed è una coproduzione albanese, polacca, kosovara e anche italiana (la postproduzione, notevole in un film tanto imperniato sull'immagine, è dell'Augustus Color di Augusto Pelliccia).
Le atmosfere postapocalittiche ricordano La terra dei figli di Claudio Cupellini, ma fanno leva su un'archeologia industriale e uno scenario postatomico che è quello lasciato da tante guerre contemporanee, in particolare nei Balcani. La palette dei colori desaturata e iperrealista è del direttore della fotografia Tomasz Wierzbicki, e la desolazione in cui si muovono Nico e Lexi ricorda tanti film a metà fra il fantascientifico e il metafisico, da I figli degli uomini (che ha in comune con Abbandonando il paradiso una sottotrama legata alla natalità) a Io sono leggenda fino ai recenti Afterburn e 28 anni dopo, fino all'italiano Mondocane ambientato in una Taranto devastata dall'inquinamento industriale.
C'è anche un sottotesto fortemente politico specifico all'area dei Balcani in questa Albania postatomica e distopica apparentemente priva(ta) di memoria, che non vuole confrontarsi con il passato (quello comunista albanese è stato rimosso da molti) e che si nutre di paura e diffidenza. La violenza è ovunque, anche all'interno del rapporto nonno e nipote, e i confini da rispettare "per la propria sicurezza" sono in realtà sbarre di prigione che impediscono qualsiasi via di uscita e qualsiasi incontro umano.
In un'estetica quasi steampunk, con una regia muscolare e molto fisica, Permeti dipinge un quadro devastato e devastante fatto di degrado umano prima ancora che architettonico, un mondo in cui il rapporto con la natura è stato cancellato e l'aspirazione a raggiungere il mare diventa una vana speranza. Le interpretazioni sono a completo servizio di questa storia laconica e lunare, e le musiche di Andrea Guerra sostengono il pathos che deve molto a Tarkovskij ma anche alle atmosfere da graphic novel della contemporaneità (GIPI docet). Peccato per un finale un po' troppo didascalico, che sottolinea quanto era già ampiamente comprensibile nella narrazione "in levare" che l'ha preceduto.