Il film di Michael Shanks ci ricorda che l’amore, quello vero, può ancora essere il terreno più pericoloso ed estremo da esplorare. Al cinema.
di Emanuele Sacchi
Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.
Sebbene sia una delle terzine più citate e inflazionate della Commedia di Dante Alighieri, è inevitabile tornare sui versi del Canto V dell’Inferno, che hanno sentenziato in poche parole come l’indissolubilità degli amanti sia la loro forza e insieme la loro maledizione. Come per Paolo e Francesca, uniti strettamente nella sofferenza eterna, è così per i protagonisti di Together, uno degli horror più rappresentativi del 2025 e, con ogni probabilità, un film destinato a far parlare di sé a lungo (il suo riferimento letterario elevato Together lo trova nel Simposio di Platone, ma su questo non riveleremo di più). Perché se come horror in sé il debutto di Michael Shanks potrà anche scontentare qualche appassionato del genere, magari fanatico della consequenzialità tra differenti sequenze o – per quanto possa apparire ridicolo – della “verosimiglianza”, è difficile contestare a Together la genialità di un soggetto che intercetta alla perfezione i crucci della vita duale nella società contemporanea.
Quante coppie abbiamo visto separarsi nella nostra vita e perché? I motivi sono molteplici, ma il comun denominatore è l’incapacità di scendere a compromessi tali da salvaguardare l’unità, un legame così forte da spingere verso l’annullamento di due identità in una o addirittura alla rinuncia di ambizioni individuali, che potrebbero rappresentare forze centrifughe e potenzialmente distruttive. Conciliare una unione totale come quella coniugale e la spinta sempre più pressante a inseguire i propri sogni, tipica del capitalismo odierno, conduce a una tensione spesso insostenibile: i sacrifici richiesti per salvare lo status quo soccombono inesorabilmente di fronte alla spinta propulsiva dell’ambizione del singolo. O della sua frustrazione, come sempre più spesso avviene in coppie (nella fattispecie eterosessuali) in cui l’uomo ha abdicato al proprio ruolo di guida e di procacciatore del sostentamento necessario e la donna non sa che farsene di un maschio non-alpha che prova a sostituire con la sensibilità quella dominanza che fu.
Anche nella coppia di Together ci si mettono di mezzo i beni materiali: lei ha un po’ di successo nel suo lavoro di insegnante, mentre lui arranca in quello di musicista, denotando tutte le caratteristiche ricorrenti dell’eterno adolescente, che stenta a rinunciare alle proprie ossessioni. Puntualmente cala il di lui mojo (traducibile semplificando con “virilità”) e la coppia rischia di scoppiare. Cominciano i rancori e i rinfacci: lei deve traslocare e lui deve rinunciare; lei vuole sposarlo ma lui tentenna. E così via. Ma dove Together esce dal cliché è nella meticolosa dissezione di quanto segue a questa prima crepa, provando a scrutare nel disfacimento di una love story (e riuscendoci assai meglio delle sempre più deludenti romcom coeve) dissimulata appena dalle vestigia body horror, debitrici in egual misura da Cronenberg, Society e La cosa di Carpenter.
Fondamentale la scelta dei due interpreti, coppia anche nella vita reale di lungo corso, qui in totale controcasting: specialmente Dave Franco, che veste i panni del tormentato depressivo dopo anni di eccessi da fratpack in compagnia del fratello maggiore. Tra lui e Alison Brie ogni sguardo, ogni contatto, ogni parola ha il peso di una verità vissuta. Lo spettatore avverte che la recitazione non è un esercizio di tecnica, ma una condivisione di intimità che nasce da una complicità consolidata. In questo senso Together diventa anche una riflessione metacinematografica sull’amore come performance: quanto di ciò che vediamo è recitazione, e quanto invece è il riflesso di una realtà privata che filtra attraverso l’obiettivo? La potenza del film sta proprio in questa ambiguità, nell’impossibilità di distinguere pienamente la finzione dall’autenticità.
Se la maggior parte delle storie d’amore sullo schermo si accontenta di rassicurare, Together ci sbatte in faccia la sua verità scomoda: amare significa rischiare di perdersi, accettare la possibilità di non tornare indietro. In un’epoca in cui il romanticismo è spesso ridotto a prodotto di consumo, Together ricorda che l’amore, quello vero, può ancora essere il terreno più pericoloso ed estremo da esplorare.