| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, Horror, |
| Produzione | USA |
| Durata | 145 minuti |
| Regia di | Ari Aster |
| Attori | Joaquin Phoenix, Pedro Pascal, Luke Grimes, Micheal Ward (II), Amélie Hoeferle Clifton Collins Jr., William Belleau, Austin Butler, Emma Stone, Deirdre O'Connell, Cameron Mann, Gabe Kessler, Matt Gomez Hidaka, Dan Davidson, King Orba, Rachel de la Torre, Bill Capskas, Elise Falanga, Thom Rivera, William Sterchi, Joseph Ortega, Kristin K. Berg, Kaleb Naquin, Landall Goolsby, Robyn Reede, Keith Jardine, David Midthunder, James Cady, Mickey Bond, Vic Browder, Diane Villegas, Marcela Salmon, Sam Quinn, Daniel Clowes. |
| Uscita | venerdì 17 ottobre 2025 |
| Distribuzione | I Wonder Pictures |
| MYmonetro | 3,13 su 31 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 7 ottobre 2025
New Mexico, 2020. Tra Covid, BLM e rivalità personali, lo scontro tra uno sceriffo e il sindaco rischia di far esplodere una piccola città. In Italia al Box Office Eddington ha incassato nelle prime 9 settimane di programmazione 325 mila euro e 144 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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2020, New Mexico. La rivalità tra lo sceriffo di Eddington Joe Cross e il sindaco Ted Garcia si fa sempre più accesa. Tra gelosie legate a una precedente relazione tra Ted e la moglie di Joe, Louise, e contrapposizioni legate alla pandemia da Covid-19, ogni occasione è propizia per un contrasto tra i due. Joe si candida a sindaco per le prossime elezioni contro Ted: quando alle restrizioni della pandemia si aggiungono le tensioni verso la polizia dovute a Black Lives Matter, la situazione degenera e la scintilla potrebbe dar vita a un incendio.
Dopo uno sconvolgente inizio di carriera nell'ambito dell'horror più radicale, Ari Aster ha costruito una fama di autore cerebrale e sfuggente con Beau ha paura: un'opera divisiva, un film-cervello che indaga le psicosi di un protagonista e vive le sue allucinazioni.
Aster trasferisce quei temi sul piano della realtà con Eddington, che con l'opera precedente ha più di un legame, non solo perché il protagonista è sempre Joaquin Phoenix, fragile e perdente, un'acqua cheta che cela violente contraddizioni sotto l'apparenza di mansueto tutore dell'ordine. Il confronto tra Joe e Ted diviene contrasto tra due modi di pensare e di vivere l'esistenza rappresentativi della polarizzazione in corso negli Stati Uniti d'America: da una parte il positivismo finto-progressista di chi crede nel politicamente corretto e ha una fiducia cieca nella tecnologia - Ted - e dall'altra il tradizionalismo e lo scetticismo di uno sceriffo di provincia, a cui gli eventi sembrano piovere addosso. Il dualismo da western tra i due viene arricchito e disturbato da una congerie di personaggi a corollario e dal bombardamento di eventi concomitanti, ideali per aumentare la tensione nella tranquilla Eddington. Il registro scelto da Aster è, ancora più che in precedenza, quello del grottesco e del caricaturale, con una cifra più esplicitamente comica rispetto al passato. Per una buona metà sembra di essere in un film dei Coen, prima che la violenza prevalga e il lato più grandguignolesco prenda il sopravvento.
L'ambizione di convogliare molteplici temi - QAnon, la pandemia, Black Lives Matter, le elezioni americane e il paese diviso, determinismo tecnologico - si traduce in un approccio videoludico del regista (reso esplicito nell'epilogo da una sequenza degna di uno sparatutto in soggettiva tipo Doom), che sembra prendersi gioco dei suoi personaggi-marionette: quasi a ribadire l'ineluttabilità dei processi storici, che portano in ogni caso a un fine unico, nonostante gli sforzi di piccoli uomini che intendono mutare il corso degli eventi. È così per il prevalere dell'intelligenza artificiale e per la diffusione virale degli eventi mediatici, simboli di un disegno del Fato in cui Joe e Ted finiscono per rappresentare solo due volti della stessa moneta falsa. La satira della paranoia cospirazionista e del complottismo diffuso da pseudo-guru via internet ha grande spazio in Eddington, così come la fragilità della generazione Z, che unisce ai difetti delle precedenti un'insicurezza insanabile. C'è tanto e forse troppo nel calderone di Eddington, ma è difficile pensare a un film che oggi possa rappresentare meglio il caos e le contraddizioni di un paese sull'orlo di una crisi di nervi.
Non so se un punto interrogativo ci voleva. Mettendolo o no, si doveva comunque concludere: è l'America, bellezza. Per i grossi nomi il film arriva anche da noi, buoni ultimi in Europa. Scomparirà presto, contiene criticità, forse controindicazioni per un pubblico immaturo. Da non banalizzare, ricco di spunti per dibattiti, denso, troppo, lutulento di umori e livori, rima che [...] Vai alla recensione »
EDDINGTON.Quarta fatica dell?ormai affermato regista Ari Aster dove riesce in qualunque film ad inscenare ogni tipo di grottesco. Stavolta con una forma tanto particolare quanto familiare.Nella cittadina Eddington nel New Messico a maggio del 2020 si vedranno consumare gradualmente i contrasti, i battibecchi e le controversie tra lo sceriffo Joe Cross e il sindaco Ted Garcia a seguito delle contromisure [...] Vai alla recensione »
Sinceramente il messaggio del film non mi è molto chiaro. Ho provato a capirci qualcosa leggendo i commenti e attraverso la lettura delle diverse esegesi dell’opera in questione, ma non mi hanno del tutto convinto. Allora, provo a farmene una ragione citando per cominciare l’intervento sul palco di Brian (“eroe per caso”) chiamato a commemorare la morte del sindaco [...] Vai alla recensione »
mi aspettavo molto da Ari dopo beau ha paura un film che mi era piaciuto moltissimo, surreale, anarchico, onirico... questo non mi ha detto niente, è bastata la prima mezzora a farmi sprofondare nella noia e sicuramente non sono satate gli ammazzamenti splatter nel finale a farmi cambiare idea, è solo stato un aspettare i titoli di coda e uscire dal cinema, peccato
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Bene ma non benissimo. L'idea di partenza non era male, un neo-western ambientato in una sperduta cittadina americana durante la pandemia, nell'approssimarsi della elezione del sindaco, con sullo sfondo le contraddizioni della società americana che si trasformnao lentamente in follia. ma lo sviluppo non rende giustizia ne alla storia ne al regista, e le due ore e mezza di durata [...] Vai alla recensione »
Il Covid più l'utilizzo massivo dei social hanno prodotto una miscela letale che ha mandato in tilt il cervello degli americani. E in Eddington questa miscela raggiunge l'apice. Ne esce un film decente ma non memorabile dove Aster spinge sull'acceleratore del grottesco con spruzzatina horror. Bene, abbiamo capito come sono gli Stati Uniti oggi, aspettiamo qualche regista che intraveda [...] Vai alla recensione »
Se c’è un film che racconta l’America, oggi, è Eddington. Lo fa nella sua maniera grottesca e tragica, sgangherata e dissennata: ma è l’America che è grottesca e tragica allo stesso modo, sgangherata e dissennata allo stesso modo. E nel film di Ari Aster c’è tutto, c’è ogni virus che ha contaminato il corpo sociale degli Stati Uniti, e lo ha avvelenato, e dissolto. Il Covid, il razzismo, il suprematismo bianco, le follie spiritualistiche, il complottiamo, la proliferazione delle armi, i social usati come armi a loro volta, e gli interessi delle multinazionali, il dominio del capitale.
Ari Aster racconta un mondo spaccato, dissolto in mille schegge, una società disgregata in cui tutti sono soli, in cui non c’è dialogo, ognuno ha la sua convinzione, la sua ossessione. Ari Aster racconta il clima di sospetto diffuso, il razzismo latente e anche esplicito. E lo fa con un film che restituisce con enorme efficacia, anche nelle riprese, il senso dell’isolamento di ciascuno, mai in un vero dialogo con l’altro.
È difficile amare completamente i film di Ari Aster. Tutti, nessuno escluso, provocano reazioni esagerate, vorrebbero travolgerci e ci riescono, partendo in tutte le direzioni, con gag e chiacchiere impossibili da assimilare tutte in una sola visione. L’obiettivo di Aster del resto non è mai stato quello di offrire una catarsi, ma diagnosticare una psicosi sociale persistente che aleggia nel corpo politico, una sorta di lungo Covid dell’anima, una malattia per cui non esiste vaccino, non esiste modo di proteggerci. E mantenere le distanze non basta. Provate ad ascoltarvi quando tutti intorno fanno rumore, anche lo sceriffo prodigioso di Joaquin Phoenix, figura autoritaria smarrita, assurda, patetica e senza presa sul reale, a cui cerca a tutti i costi di aggrapparsi, con tanta stoltezza e nessuna dignità. È lui il motore di Eddington, western paranoico che ausculta le nevrosi contemporanee, tutto lo spettro, o almeno il più largo possibile: MAGA, wokismo, MeToo, BlackLivesMatter, Covid, no-vax, teorici della cospirazione, divulgatori di fake news… tutti mescolati in un gigantesco gioco al massacro. Nella progressione gratificante dell’opera di Aster, Eddington è il suo film più instabile e il più ferocemente stimolante. Nella sua America allucinata, l’incubo ha di nuovo cambiato pelle e cavalca verso un genere nuovo: il western psicologico che sottopone Joaquin Phoenix a un secondo trip allucinogeno (Beau ha paura).
Dopo i demoni familiari (Hereditary), le sette pagane (Midsommar (guarda la video recensione)) e le tribolazioni esistenziali di un uomo che ha paura di tutto e ha male dappertutto (Beau ha paura), l’autore americano abita un’immaginaria cittadina del New Mexico, teatro di una follia generalizzata, dove la pandemia è solo uno dei tanti sintomi di un mondo che sta andando alla deriva. In un neo-western pieno di polvere e in piena epidemia da Covid, Aster confronta uno sceriffo conservatore (Joaquin Phoenix) e un sindaco progressista (Pedro Pascal), che impone l’uso della mascherina, misura alla quale il primo rifiuta ostinatamente di sottomettersi. Figure tutelari del vecchio West(ern), a cui difetta la saggezza, si detestano senza sconti e si affrontano in un duello spietato per il potere, sullo sfondo del complottismo e dell’ascesa degli estremismi che spingono dal fuori campo. L’uso delirante delle armi da fuoco fa il resto. La coppia protagonista incarna con ferocia l’estrema polarizzazione delle nostre società, offrendo materiale sufficiente per sondare le angosce contemporanee. Si capisce allora perché Aster abbandoni l’horror per un altro genere, più efficace nel narrare l’America consumata dalla violenza. Realizzato con le risorse del western contemporaneo, Eddington è una storia puramente americana in cui l’America non è il malato ma la malattia stessa, nella tradizione di “Meridiano di sangue”, il romanzo quasi biblico di Cormac McCarthy, o de Il mucchio selvaggio, il western barbaro di Sam Peckinpah.
Dopo una serie di cortometraggi, l’esordio nel lungometraggio di Ari Aster è stato di quelli col botto, per l’interesse che è riuscito a suscitare in critica e pubblico agendo apertamente all’interno delle convenzioni di un genere molto strutturato e vario come l’horror. Hereditary si muoveva con agilità negli schemi narrativi del sottogenere del contatto con gli spiriti dell’aldilà in un racconto intimo e opprimente che puntava molto sul ritratto psicologico dei protagonisti e sul difficile modo di confrontarsi con una perdita insopportabile e ritenuta sommamente ingiusta. Niente che non si fosse già visto nell’horror, ma con uno sguardo personale e fortemente focalizzato sulla materia.
Il successivo Midsommar (guarda la video recensione) si apriva a una dimensione più sociale e corale dell’horror, prendendo a piene mani e senza vergogna, verrebbe da dire, da un capolavoro lontano e poco visto come The Wicker Man e addentrandosi così nel territorio di quello che viene chiamato folk horror, perché radicato nel folclore e nella tradizione popolare. Anche qui il punto di partenza è un trauma e il difficile modo di affrontarlo, ma poi il film supera la sua dimensione intimista e si apre a uno spaccato sociale ricco di spunti e di metafore.
Con Beau ha paura, Aster compie un passo avanti, o magari di lato più che avanti, distaccandosi dal genere horror, di cui quel film ha ben poco se non una scena (la tenebrosa visita in soffitta) e qualche suggestione di fondo, per abbracciare i toni della dark comedy d’autore. Sovradimensionato, sfrenato, surreale, quasi felliniano a tratti e disperso in molti rivoli narrativi, Beau ha paura è il tipico film di un regista di successo che crede di poter fare quello che vuole e che di fatto ha la possibilità di farlo. Il pubblico non lo ha seguito e la critica è stata piuttosto divisa, ma è innegabile che Aster anche e forse soprattutto in questo caso ha dimostrato forte personalità d’autore e una notevole capacità visionaria nel rappresentare il mondo nel delirio di un paranoico non tanto lontano dalla realtà effettiva.
Atmosfera rovente a Eddington, New Mexico. Perché è scoppiata la pandemia e piovono fake news e c'è chi non tollera l'obbligo di mascherina. Perché l'omicidio di George Floyd innesca le proteste di Black Lives Matter (ma a scendere in strada sono solo ragazzi bianchi). Perché è tempo di elezioni, e a sfidare il sindaco in carica si fa avanti lo sceriffo Joaquin Phoenix e tra i due la ruggine è antica, [...] Vai alla recensione »
È da subito uno scontro: tra il sindaco Ted Garcia e lo sceriffo Joe Cross; tra conservatori e progressisti, attivisti per i diritti civili e suprematisti bianchi; tra propaganda social, complottismo, fatti concreti. Sullo sfondo della pandemia da Covid-19, Eddington - paese sperduto del New Mexico - si presta a dimostrare la molteplicità e i paradossi delle ideologie.
Se con mascherina incontri un malato Covid hai il 70% di possibilità di contrarre il virus, ma se anche l'altro ha la mascherina sei all' 1%. Sceriffo (Phoenix) e sindaco (Pascal) si schierano e si combattono in pandemia a Eddington, cittadella-set in New Mexico, metonimia neo-western di un'America incatenata alle ossessioni fondanti, nevroticamente tornanti, e aggiornata alle fresche, orgogliose novità: [...] Vai alla recensione »
L'New Mexico, nei giorni della pandemia da Covid-19. Nella polverosa cittadina di Eddington - solo sfiorata dai riverberi della morte di George Floyd e dalla campagna per le elezioni presidenziali - lo sceriffo Cross si scontra con il sindaco Garcia (che odia per motivi personali) e decide di sfidarlo per la carica di primo cittadino. La campagna elettorale è un crescendo di colpi bassi enfatizzati [...] Vai alla recensione »
Nessun posto è davvero lontano o si può isolare dal resto del pianeta, anche se parliamo di una piccola città che sorge nel nulla, al confine con una riserva indiana. Lo sceriffo Joe Cross (Aster ricorre ancora una volta ad un ottimo Joaquin Phoenix come protagonista del suo film) e il sindaco uscente Ted Garcia (Pedro Pascal) si fronteggiano nella corsa all'elezione di nuovo primo cittadino di Eddington. [...] Vai alla recensione »
Non poteva che essere l'ex enfant prodige del nuovo horror a raccontare l'America oggi, non poteva essere che questo 38enne con gli occhialini in apparenza inoffensivo, ma capace come pochi di mischiare il crime con il grottesco, trasformando il cinema di genere in una questione politica, a leggerne, in modo paradossale e sarcastico, la follia collettiva.
Ari Aster finora ha giocato con l'orrore - inteso come genere cinematografico - e le sue regole. "Hereditary-Le radici del male" era ancora abbastanza classico e rispettava i fondamentali della paura e dello splatter: la nonna capofamiglia cercava un corpo di maschio perché il demone potesse incarnarsi. "Midsommar" era girato nel grande nord che celebra il solstizio d'estate: campagna, coroncine di [...] Vai alla recensione »
Maggio 2020: Covid, Black Live Matter, cospirazionisti, falsi profeti, suprematisti bianchi, social media, telefonini. Il regista Ari Aster non tralascia nulla. Per qualcuno persino troppo. Ma la tagliente satira che percorre e accompagna le oltre due ore di Eddington, la nuova black comedy con un pizzico di western del regista di Hereditary e Midsomar aiuta a digerire il carico.
Hereditary - Le radici del male, Midsommar - Il villaggio dei dannati e Beau ha paura, compongono una filmografia tanto breve quanto significativa, che - dall'esordio nel 2018 a oggi - ha fatto di Ari Aster un regista di culto per una ampia fetta di pubblico. Che finalmente potrà scoprire il suo nuovo film, Eddington, che I Wonder Pictures distribuisce al cinema (in collaborazione con Wise Pictures) [...] Vai alla recensione »
Dopo l'horror, le sette, il perturbante, le allucinazioni interiori, gli schiocchi di glottide e i legami familiari malati, il regista (ormai definito di culto ma non si sa bene perché) Ari Aster plana sulla commedia nera e sociale con un film - Eddington - che è, al tempo stesso, la sublimazione del suo cinema (le paranoie di "Hereditary", "Midsommar" e di "Beau ha paura" da domestiche, comunitarie [...] Vai alla recensione »
Un vecchio, scalzo, cammina per le strade deserte di una cittadina dell'ovest. Delira, mentre arranca su per una collina. Capiremo perché quando una didascalia ci informa che siamo nel maggio 2020, in piena pandemia. Adoro i film concepiti per essere sgradevoli e al tempo stesso catartici. È molto difficile avere una reazione di entità media a un film di Aster, ancora più difficile con Eddington.
Dopo aver esordito nel 2018 con il notevole horror Hereditary, l'americano Ari Aster è passato alla black comedy ma non ha smesso di spaventarci: nella sua grottesca surrealtà, cosa c'è di più inquietante della realtà attuale? Ambientato nel 2020, anno terribilis del Covid, Eddington mette in scena nella cittadina del New Mexico del titolo una sorta di duello all'ultimo sangue fra lo sceriffo Joaquin [...] Vai alla recensione »
Nel 2020, quando il diffondersi del Covid-19 e l'uccisione di George Floyd in Minnesota cominciano a far emergere paure che generano un'aggressività fuori dal comune, lo sceriffo di una cittadina del New Mexico fa la guerra al sindaco, e mentre il livello d'ansia sale vertiginosamente, incontrollabili rivalità degenerano in una follia collettiva e omicida senza più via di uscita.
Lo sceriffo Joe Cross si candida a sindaco di Eddington contro l'uscente Ted Garcia. Ai confini del western va in scena uno scontro che è specchio di modi opposti di vivere l'America: il politically correct di Ted e il tradizionalismo di Joe. È il sequel ideale di Beau ha paura e le tensioni si trasferiscono dall'anima alla realtà. Meno respingente dei precedenti film di Ari Aster.
Se il precedente Beau ha paura ricordava la traiettoria a zig zag di un proiettile "magico" (come quello dell'omicidio Kennedy, magari), il nuovo film di Aster somiglia invece a una macchia oleosa che, in modo non meno casuale, si spande lenta e inarrestabile, fino a invischiare tutti i suoi personaggi. Facile, forse fin troppo, inferire che si tratta dell'America di oggi, implosa nello stallo aggressivo [...] Vai alla recensione »
Eddington di Ari Aster è la delusione più grande (ma non inattesa) di questo Festival di Cannes. Un grande cast, la firma della A24, insomma tutti gli ingredienti per dare ad un certo pubblico (e una certa critica) ciò che vuole. Ma ad uno sguardo lucido e scevro da eccessivi entusiasmi o preconcetti, la nuova creatura del regista americano è un insieme di luoghi comuni, di espedienti narrativi già [...] Vai alla recensione »
Di Ari Aster tutto si può dire, ma non che non sia provocatorio e a tratti persino sgradevole. È proprio la sgradevolezza di noi comuni mortali ad amplificare e a far esplodere le mine che fanno di Eddington, l'ultima fatica del regista newyorkese presentato alla 78ª edizione del Festival di Cannes, un film esplosivo, sgradevole nel suo spingere il pedale sul grottesco e persino fastidioso, sicuramente [...] Vai alla recensione »
Pressione: è questo il tema di Aster, cioè come un individuo possa esistere o resistere all'assedio psichico dell'intorno. La famiglia, i pari, la religione, la Madre, e oggi, con Eddington, ogni tema sociopolitico in agenda, esasperato dalle estensioni tecnologiche: dopo il film-cervello Beau ha paura, si slitta verso la superficie della satira del sociale (capace di spingere fino all'assurdo i paradossi [...] Vai alla recensione »
Il nuovo film di Ari Aster potrebbe non essere stilisticamente unico o visivamente inquietante come le sue opere precedenti, ma questo perché l'autore di Hereditary e Midsommar cattura un male molto più riconoscibile: una città - un mondo - impazzita per lo scoppio della pandemia di covid. Eppure non è il virus a mettere in pericolo Eddington, ma le persone che sfruttano il caos.
È un cinema concentrico quello di Ari Aster, gira in tondo definendo un perimetro in cui delitto e castigo sono la doppia faccia della stessa moneta bucata, quella con cui si paga l'ingresso nel circolo chiuso della famiglia, del quartiere o magari della società e del mondo intero. L'istinto della sopravvivenza è una specie di malattia virale che contagia i suoi protagonisti e sfalsa le coordinate [...] Vai alla recensione »
Commedia nera, dramma familiare, satira o western horror? Risulta difficile dare una definizione al nuovo film di Ari Aster, tante sono le tematiche trattate in Eddington, opera che, con la durata di più di due ore, segna la prima volta a Cannes per l'acclamato regista americano di horror. Con i suoi film Hereditary - Le radici del male (2018), Midsommar (2019) e più recentemente con Beau ha paura [...] Vai alla recensione »
Guarda se gli americani non fanno il bis... Dopo la Palma d'Oro dell'anno scorso - e i cinque Oscar - Anora di Sean Baker, dopo l'infilata stelle & strisce in apertura della 78ª edizione, De Niro-DiCaprio-Tarantino e chi più ne ha, gli Stati Uniti non mollano la presa su Cannes: Eddington di Ari Aster si candida per un premio importante, provvedendo una cartina al tornasole spassosa, impietosa e allarmante [...] Vai alla recensione »
Ari Aster arriva al Festival di Cannes con Eddington, un film che ci riporta al 2020, nel pieno della pandemia, in una cittadina immaginaria (Eddington, appunto, da cui il titolo) del New Mexico, ai margini di una riserva di nativi americani. La morte di George Floyd - ucciso brutalmente dalla polizia il 25 maggio 2020 a Minneapolis - sta per far esplodere le proteste pacifiche dei ragazzi della zona [...] Vai alla recensione »
Uno degli ultimi registi di culto, in realtà meno prezioso della sua fama, è per ora la delusione più forte. Eddington è una località del New Mexico, dove lo sceriffo (Joaquin Phoenix), al tempo della pandemia, non ne vuole proprio sapere di attenersi alle regole, a iniziare dall'uso della mascherina. Il suo rivale principale è il sindaco (Pedro Pascal), con le nuove elezioni alle porte, col quale [...] Vai alla recensione »
L'infinita rianimazione del post-post-post-post-post-moderno giunge nel New Mexico in piena pandemia e per la precisione nella cittadina di Eddington, dove Ari Aster guardando i fratelli Coen innesta continui depistamenti/spaesamenti su una struttura eternamente western e in ogni caso fondativa, come il regista tiene a farci notare, alla fine, mostrandoci rapidamente qualche fotogramma di Alba di gloria [...] Vai alla recensione »
In fisica, citando la Treccani, la luminosità di Eddington è il "limite superiore alla luminosità che può essere emessa da un corpo sferico in equilibrio idrostatico, per esempio una stella, al di sopra del quale la pressione che la radiazione esercita sulla materia prevale sulla forza di gravità, rendendo il corpo instabile". Nel nuovo fluviale film di Ari Aster, Eddington è invece una cittadina [...] Vai alla recensione »
Eddington è il ragionevole approdo della poetica di Ari Aster il quale, partito dal racconto delle nevrosi familiari e comunitarie di Hereditary e Midsommar, attraversando quelle personali e dell'anima di Beau ha paura, giunge qui a fare i conti con le "malattie" del presente, con un pamphlet ad efferatezza progressiva ambientato nel maggio 2020 in una cittadina del New Mexico al confine con la "nazione [...] Vai alla recensione »
Un sindaco progressista e uno sceriffo conservatore si fronteggiano in un paesino del New Mexico che ha una main street assolata e un saloon semi deserto dove ogni tanto si spara - lo stereotipo di un western classico. Siamo nell'anno 2020. Con Eddington - come al solito, un titolo minimalista per un film che è esattamente l'oppostoAri Aster materializza con successo davanti ai nostri occhi l'assurdo, [...] Vai alla recensione »
Raccontare l'omosessualità femminile nell'ambito di una famiglia musulmana, seppur integrata, in una logica di non contraddizione. stata la scommessa riuscita del pluripremiato romanzo La più piccola (Fandango libri) di Fatima Daas. C'è voluta la sensibilità dell'attrice-regista Hafsia Herzi per conservare sullo schermo la spontaneità della pagina scritta.
È nato prima Eddington o Trump? Scherzi a parte, ci risiamo: dopo essere stato incarnato da Sebastian Stan nella origin story The Apprentice per la regia di Ali Abbasi l'anno scorso, il 45° e 47° presidente degli Stati Uniti torna a Cannes con il quarto lungometraggio di Ari Aster, in Concorso, che ne accoglie l'ombra lunghissima, l'influenza antropologica, il contagio politico.