Non c’è pace fra le fiabe. Sono i film per ragazzi, i film pe tutti, i film dedicati alle famiglie, quelli sui quali maggiormente infuriano le polemiche. Anche per gli interessi miliardari che sollevano.
Biancaneve, il remake in live action – ovvero con attori in carne e ossa – del capolavoro Disney del 1937, in uscita nelle sale italiane giovedì 20 marzo, rischia di diventare uno dei film più discussi di sempre. La mela è avvelenata, avvelenatissima. Un investimento – secondo Forbes – di 270 milioni di dollari, ai quali si devono aggiungere quelli spesi per la promozione, rischia di diventare un clamoroso flop al botteghino. Che cosa è successo?
Cominciamo dal principio. L’idea di fare il remake del primo lungometraggio animato di casa Disney, quel Biancaneve e i sette nani che nel 1937 frantumò tutti i record d’incassi del mondo, deve essere sembrata un’idea eccezionale ai creativi Disney. I quali poi hanno scelto la protagonista, la giovane che – per l’invidia di una regina cattiva – è costretta a fuggire in un bosco, e a vivere in una capanna con i sette nani. E qui cominciano i primi guai.
Eccesso di inclusività, eccesso di politicamente corretto: le prime polemiche riguardano la scelta della protagonista. Rachel Zegler, 23 anni, di origini colombiane. Per interpretare la principessa con “la pelle bianca come la neve”, secondo le parole dei fratelli Grimm, che all’inizio dell’Ottocento avevano scritto la favola originaria, Rachel Zegler non sembrava esattamente la più adatta. Per rendere tutto più credibile, gli sceneggiatori hanno anche modificato la storia: non si chiama Biancaneve perché “ha la pelle bianca come la neve”, ma perché quando era neonata, la bimba era sopravvissuta a una tremenda tempesta di neve. “E il re e la regina decisero di chiamarla così, in omaggio alla sua resilienza”, spiegava in un’intervista la stessa Rachel Zegler. Resilienza, resilienza delle mie brame…
Perché Biancaneve, nella visione di Rachel Zegler, è un’eroina resiliente. In un’intervista concessa durante le riprese del film, ha detto che Biancaneve “sogna di diventare la leader che può diventare” e che non deve cercare il solito finale: “E vissero per sempre felici e contenti”. È anche andata oltre, dicendo che la versione del 1937 della fiaba è “sessista e datata”, e che il Principe azzurro “fa letteralmente stalking” su di lei.
The Times They Are A’Changing, i tempi stanno cambiando, cantava Bob Dylan. Neanche le fiabe restano eterne, sono permeabili allo spirito dei tempi. E certamente lo sono le case produttrici dei film. Vedremo fra poco il film, e potremo giudicare meglio: ma certo, si ha l’idea di una Biancaneve meno bianca, più tosta, e di un Principe azzurro relegato in qualche angolo. Disney insegue il futuro, mettendo da parte il passato.

