| Titolo originale | Northern Comfort |
| Anno | 2023 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Islanda, Gran Bretagna, Germania |
| Durata | 97 minuti |
| Regia di | Hafsteinn Gunnar Sigurðsson |
| Attori | Lydia Leonard, Timothy Spall, Sverrir Gudnason, Ella Rumpf, Simon Manyonda Gina Bramhill, Rob Delaney, Nick Blakeley, Svandis Dora Einarsdottir, Emun Elliott, Björn Hlynur Haraldsson, Naveed Khan, Ashley McGuire, Ahd Tamimi. |
| Uscita | giovedì 18 aprile 2024 |
| Distribuzione | I Wonder Pictures |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,30 su 11 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 18 aprile 2024
Paura di volare? Nessun problema, l'agenzia Viaggiatori Impavidi organizza corsi per sconfiggere ogni timore e librarsi leggeri nel cielo. In Italia al Box Office Non volere volare ha incassato 17,2 mila euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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Sarah è una donna forte e in carriera, con un solo terrore: prendere l'aereo. Ora che la sua nuova relazione sentimentale lo richiede, ha deciso di superare quella fobia iscrivendosi ad un corso per "viaggiatori impavidi". Con lei, sul volo di prova diretto in Islanda, ci sono Edward, ex veterano delle forze speciali ora scrittore affermato di romanzi, Alfons, fotografo e imprenditore digitale, e l'influencer Coco, fidanzata di Alfons, che si è aggiunta alla compagnia in cerca di nuove location per l'autopromozione. Li guida il malcapitato Charles, al suo primo incarico come capogruppo. Tra crisi di panico, profezie che si autoavverano e imprevisti di ogni sorta, le peggiori paure del gruppo diventano reali, costringendo Sarah e gli altri ad affrontare molto di peggio di un breve viaggio aereo.
Girato all'aeroporto di Gatwick durante la pandemia di Covid19, questa commedia firmata dall'islandese Sigurosson, al suo debutto in lingua inglese, sfrutta sul lungometraggio la piccola idea di partenza, senza però riuscire a togliersi del tutto di dosso l'aspetto di un cortometraggio stiracchiato oltre il limite naturale, riempito a forza di gag e idee che spesso "volano basso".
A reggere faticosamente il tutto è la linea narrativa di Sarah, una donna matura e razionale che nonostante tutto è riuscita ad annodare la sua esistenza attorno ad una serie di bugie e omissioni legate alla vergogna che prova per non riuscire a superare la paura irrazionale che la tiene in pugno. Trovarsi in un posto assurdo (un hotel di lusso nel bel mezzo del nulla) tra gente assurda è ciò che le serve per mettere in prospettiva le cose e imparare che, anche volendo, non si è mai in grado di tenere tutto sotto controllo.
Il suo percorso nel film, psicologico e geografico, è quello che funziona meglio e che meglio restituisce la tragicommedia del quotidiano. Non si può invece dire lo stesso della noiosissima vicenda di Alfons e Coco, anche se una nota di merito va all'attrice Ella Rumpf, che in pochi film ha mostrato una gamma di capacità interpretative che vanno letteralmente da un estremo all'altro.
Il titolo originale, Northern comfort, è quello del cocktail non meglio specificato che viene servito nell'hotel in cui i personaggi sono bloccati a causa del principale imprevisto, ma funziona anche come metafora di un film che potrebbe fare ben di meglio con gli ingredienti che ha a disposizione (è interessante, per esempio, l'allusione al clima di alterazione percettiva che la paura dei personaggi genera tutt'attorno) e invece si accomoda sullo standard di un prodotto da consumo dall'umorismo congelato. Timothy Spall nei panni di Edward è solo un altro degli elementi che il film spreca impunemente, facendo un torto ai personaggi e ai loro interpreti, e soprattutto a se stesso.
È curioso che siano usciti, a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro, due film che raccontano la stessa paura: la paura di volare. Uno è Volare, esordio alla regia di Margherita Buy, l’altro è Non volere volare di Hafsteinn Gunnar Sigurðsson, regista islandese che debutta anche lui, essendo il suo primo film in lingua inglese. Eppure nessuno dei due ha copiato l’altro: Sigurðsson ha scritto durante la pandemia, e della Buy conosciamo da tempo le fobie. I due film sono usciti insieme, e palesemente hanno preso forma l’uno all’insaputa dell’altro.
Ma veniamo a Non volere volare, che sfoggia un notevole bouquet di titoli originali: “Northern Comfort” è quello giusto, ma c’è anche “Fearless Flyers”, e per i francesi c’è “Zone(s) de turbulence”. Tutti per uno, o meglio tutti per la stessa commedia grottesca, caustica, esistenziale. Che non si limita a raccontare la paura di volare di un gruppo di sballata umanità. Racconta molte altre paure, nascoste sotto la polvere della prima.
Racconta un gruppo di personaggi affascinanti e imperfetti, ciascuno con la sua battaglia interiore da vincere. Frustrati, ossessionati, avviliti, con traumi lontani nascosti nell’ombra dell’inconscio, e pronti a venire in superficie. Così che il film oscilla fra il balletto grottesco, con gag da comica del Muto, e l’affresco sociale. Commedia, sì, anche meccanica e sguaiata all’occorrenza, ma anche qualcosa di più.
Allo stesso modo, più degli aerei che ballano, delle turbolenze del titolo francese, in questo film fa più paura il paesaggio islandese, terrificante e livido, fosco ed enigmatico, splendidamente fotografato dal direttore della fotografia danese Niels Thastrum. Il senso di una terra che conserva ancora tutta la sua forza primordiale, che si contrappone con violenza all’hotel a cinque stelle, al comfort globalizzato che avvolge i personaggi nella loro notte di permanenza forzata nell’isola. Un hotel di superfici levigate, di suoni ovattati, che non riesce a coprire la natura animale dell’uomo, le sue pulsioni erotiche.
Dopo Volare, il non eccelso esordio registico di Margherita Buy che già problematizzava una delle più diffuse fobie, quella dell' aereo, attraverso la struttura del racconto da commedia intimista esistenziale (e in quel caso anche autobiografica), arriva un altro film a darci la sua versione farsesca e tenera di questa paranoia cosi emblematica di una certa tipologia nevrotica di individuo.