Karim Aïnouz dirige una rivisitazione de I pugni in tasca di Marco Bellocchio. A cui però manca il mordente. In Concorso alla Berlinale.
di Tommaso Tocci
Una ricchissima ma disfunzionale famiglia americana si trasferisce in Spagna, non lontano da Barcellona, in una villa isolata immersa nella natura. I quattro figli adulti, Jack, Ed, Anna e Robert, portano le cicatrici di un contesto familiare manipolativo, torbido e pieno di segreti. Quando il primogenito Jack presenta agli altri la sua fidanzata, Martha, con la quale sta progettando di andare a convivere, gli equilibri fraterni vengono alterati in modo irreversibile.
Il film è una rivisitazione dell'esordio sferzante e iper-specifico con cui Marco Bellocchio si presentò sulle scene ormai cinquant'anni fa.
Se il capolavoro del 1965 di Bellocchio colpiva dal basso e centrava bersagli grossi (la sacralità della famiglia italiana, il conflitto generazionale, il tumulto politico all'orizzonte) qui non c'è distanza alcuna tra il milieu perverso del privilegio e la brand ambassadorship di se stesso che gli torna riflessa dallo specchio.