La fine degli Anni Novanta con la corsa all'oro di internet e il boom tecnologico. In Concorso alla Berlinale.
di Tommaso Tocci
Belgio, 1999. La bolla dot-com deve ancora scoppiare a livello globale, ma nelle Fiandre una piccola azienda informatica, orgoglio della zona che ha spinto a investire nelle sue quote tutti gli imprenditori locali, è sull'orlo del collasso. La colpa non è del prodotto, una tecnologia di riconoscimento vocale, ma dei due titolari, Luc e Geert, che per anni hanno truccato i bilanci attraverso acquisizioni fittizie di società fantasma. I due vengono smascherati con prove inconfutabili. Luc e Geert hanno un giorno e una notte per prepararsi all'inevitabile.
La seconda regia della belga Anke Blondé è un thriller esistenziale inconsueto, tanto nel periodo che indaga - la fine degli Anni Novanta con la corsa all'oro di internet e il boom tecnologico - quanto nell'ambientazione.
Facendo valere la solida esperienza televisiva e senza inventarsi granché a livello registico, Blondé lascia fare ai protagonisti Jan Hammenecker e Arieh Worthalter, quest'ultimo uno degli interpreti più intensi e vitali del panorama europeo, qui più chiuso e impettito del solito ma sornione nei suoi segreti, nascosti dietro a un volto mai così simile a quello di Volonté.