| Titolo originale | Ama Gloria |
| Anno | 2023 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 84 minuti |
| Regia di | Marie Amachoukeli-Barsacq |
| Attori | Louise Mauroy-Panzani, Ilça Moreno Zego, Abnara Gomes Varela, Fredy Gomes Tavares Arnaud Rebotini, Domingos Borges Almeida. |
| Uscita | giovedì 21 marzo 2024 |
| Tag | Da vedere 2023 |
| Distribuzione | I Wonder Pictures |
| MYmonetro | 3,48 su 13 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 19 marzo 2024
Una tata propone alla bambina che accudisce di seguirla a Capo Verde per un'ultima estate insieme. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Lumiere Awards, In Italia al Box Office L'estate di Cléo ha incassato 20,3 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Cléo ha sei anni e trascorre le giornate con la tata Gloria, una signora capoverdiana arrivata in Francia per lavorare. La mamma della bambina non c'è, il padre è spesso assente per lavoro e tra Cléo e Gloria il rapporto è simbiotico. Quando la donna è costretta a tornare a casa per occuparsi dei figli, Cléo le fa promettere che si rivedranno presto. L'estate successiva, così, la bambina vola a Capo Verde con il permesso del padre, ospite di Gloria e dei suoi figli Fernanda, ventenne sul punto di partorire, e César, adolescente furioso con la madre per averli lasciati da piccoli. Presto per Cléo la gioia di riabbracciare Gloria si trasforma nel dolore per doverla condividere con altri e la sua estate diventa un complicato ma inevitabile percorso di crescita.
La regista francese Marie Amachoukeli (al secondo film dopo il lavoro a sei mani Party Girl) rielabora i suoi ricordi d'infanzia e racconta la storia di un amore assoluto, visto dalla prospettiva bassa e miope di una bambina.
Cléo (interpretata dalla dolcissima Louise Mauroy-Panzani) ha un problema alla vista e nella prima scena si sottopone a una visita oculistica per cambiare gli occhiali: metafora evidente (simile a una analoga vista in Fuocoammare di Rosi) con cui Amachoukeli sottolinea l'importanza dello sguardo nel film. Sguardo ravvicinato, come quello della macchina da presa che riprende da vicinissimo i volti delle due protagoniste, e sguardo dal basso (e da vicino, essendo miope) della piccola Clèo, che nel corso del film impara che crescere significa soprattutto osservare le cose in prospettiva.
L'estate di Cléo segue due personaggi sradicati: Gloria dalla sua terra, costretta ad affidare i figli alla madre per trasformarsi a sua volta in una madre surrogata, e Cléo dai suoi affetti, senza più la mamma e con un papà amorevole ma assente. Il loro rapporto, come dimostrano le immagini ingombre dei loro volti in primissimo piano, riempie i vuoti delle loro vite, e nel momento in cui finisce lascia una voragine impossibile da colmare.
Narrativamente, la scelta più interessante del film consiste così nel viaggio di Cléo a Capo Verde, un'idea nata dalle discussioni della regista con l'interprete di Gloria, Ilça Moreno Zego: compiendo un tragitto al contrario rispetto a quello solito degli adulti (e in tal senso Marie Amachoukeli è brava a sottolineare in più momenti la natura economica del legame fra Gloria e il padre di Cléo), Cléo vive un'avventura tra il letterario (la sua è un'inevitabile fase di passaggio da romanzo di formazione) e il realistico.
Nel corso dell'estate Cléo e Gloria si ritrovano così a ricreare il loro ideale rapporto madre-figlia, ostacolati però dalle incombenze della vita: dal rabbioso César, ad esempio, che chiama la madre «quella troia» e la accusa di averli abbandonati, e dai capricci della stessa bambina, che non accetta di condividere il suo amore con altri. «La canzone è di tutti, non è solo tua», dice così Gloria a Cléo, quando quest'ultima si offende nel sentire l'amata tata cantare al nipotino una ninna nanna solitamente destinata a lei.
La crescita di Cléo passa perciò attraverso l'inevitabile presa di distanza dalle cose. A proposito di metafore e passaggi troppo sottolineati della sceneggiatura (scritta dalla regista con l'aiuto di Pauline Guéna), tutto si risolve quando la bambina è finalmente pronta a compiere un gesto coraggioso (saltare in mare da una roccia), significativamente senza occhiali e d'impulso... E toccherà alla stessa macchina da presa trovare il coraggio di staccarsi dalle protagoniste, lasciandole andare pur continuando ad amarle, esattamente come fa Cléo con Gloria.
L'ultimo sguardo sarà rapido e fragilissimo (simile a quello che chiudeva il capolavoro La storia della Principessa Splendente di Takahata), prima di crescere e diventare finalmente sé stessi.
È tutta una questione di punto di vista. Il film di Marie Amachoukeli-Barsacq L'estate di Cléo inizia e si sviluppa enunciando fin da subito la linea che sottende tutto il racconto. Non solo cosa vediamo quando osserviamo il mondo, ma come lo vediamo. E infatti la piccola Cléo si sottopone ad una visita dall'oculista, accompagnata dalla sua tata Gloria (l'attrice non professionista Ilça Moreno Zego), [...] Vai alla recensione »