Anatar

Film 2022 | Commedia,

Anno2022
GenereCommedia,
ProduzioneItalia
Regia diAlan Smithee
DistribuzioneGreen Film
MYmonetro Valutazione: 1,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Alan Smithee. Un film Genere Commedia, - Italia, 2022, distribuito da Green Film. Valutazione: 1,5 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Ultimo aggiornamento lunedì 5 dicembre 2022

Gli alieni sono tecnologicamente avanzati e si mettono in viaggio attraverso lo spazio a causa dei problemi di abitabilità col proprio pianeta. Gli umani, rozzi e violenti, sono il popolo inferiore da conquistare.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 1,50
CRITICA
PUBBLICO
CONSIGLIATO NO
Un maldestro tentantivo di riportare in vita la parodia all'italiana. Le intenzioni sono chiare, i risultati anche.
Recensione di Luigi Coluccio
mercoledì 23 novembre 2022
Recensione di Luigi Coluccio
mercoledì 23 novembre 2022

Il mondo degli Anatar è in rovina. Ma la loro società, che li ha portati al disastro, può anche salvarli: questi alieni di forma umanoide, diretta evoluzione delle anatre, hanno infatti raggiunto un così grande sviluppo tecnologico da permettere viaggi interstellari in tutto l'universo. Inizia così la loro migrazione spaziale alla ricerca di una nuova casa dove insediarsi, un viaggio che li porterà su Pandoro, pianeta giovane e rigoglioso abitato da umani la cui storia è ancora ferma al Medioevo. Ed è qui che inizia la missione della principessa Avia, figlia dell'imperatore degli Anatar, che decide di assumere le sembianze di un'umana per cercare di approcciare e studiare questa razza sconosciuta. L'intento è quello di far convivere insieme Anatar e Umani, grazie soprattutto agli sforzi di Germano, il giovane e impacciato inventore del villaggio, ma l'Ammiraglio Feaether, mosso dalle brame di conquista, ha altri piani per le sue anatre spaziali...

Lo spaghetti-fi concepito dagli autori mira a sfruttare il successo di Avatar ricordando con affetto Howard e il destino del mondo, ma non riesce a portare a casa che poche battute e tanta approssimazione.

Leslie Nielsen è morto, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia non ci sono più e anche noi non ci sentiamo tanto bene. Già, perché la parodia, i mockbuster, le imitazioni, l'exploitation sono - o erano - forse il termometro ideale per validare lo stato di salute di un'industria cinematografica, sia essa hollywoodiana, bollywoodiana o teverina come la nostra, soprattutto come la nostra, visto un sistema anche di chiara attitudine artigianale capace di clonare con pochi soldi ma tanta inventiva i grandi titoli usciti nelle sale soltanto qualche mese prima. Così sono nate intere filmografie, carriere, miti, dalla spuma Macario alla mitraglietta Totò, dall'ergonomico Fantozzi al patrizio De Sica, pezzi importanti dell'architettura cinematografica del nostro paese, capitelli e stilobati più e più volte richiamati nell'attività di promozione di questo Anatar. E di cui nel film non c'è traccia.

Titolo della Tyche Productions distribuito da Green Film, Anatar è una sorta di cubo di Rubik che non riesci a finire perché mancano le facce, i quadratini e perfino i colori - un vero rompicapo, insomma.

Anche se l'idea che sta dietro è chiara e (speriamo) proficuamente spendibile: ripescare il filone della parodia all'italiana che tante fortune ha portato ai nomi elencati qua sopra, innaffiandola - imbrattandola? - con i mockbuster americani a volte perfino scrupolosi nella ricerca di una loro originale spettacolarità, e chiudendo il pacchetto con l'obiettivo di puntare ad un mercato internazionale fatto di distribuzioni sfacciate, oscure tv locali e streaming service dalla library semi-vuota.

Però non c'è Mel Brooks o Asylum che tengano, e il tentativo di aprire una nuova strada allo sfruttamento intensivo e positive-predatory di film-evento come avvenuto nel post-Lo squalo dei '70-'80 con gli stermini di Castellari e i rabbuffi di Bruno Vailati, progetto che incombe sull'orizzonte di noi tutti visto che nei prossimi mesi l'irrefrenabile Scarico porterà (speriamo, di nuovo) nelle sale Avanzers Italian Superheroes - parodia di voi-sapete-cosa -, bè, non parte bene. Anzi, non si presenta nemmeno alla festa per paura forse di farla fallire.

Che dire infatti di un titolo che punta alla parodia di Avatar arrivando nelle sale un paio di settimane prima dell'uscita del secondo capitolo del film di Cameron - e questo è bene - avendo nei credits come regista Alan Smithee? - e questo è male. Pseudonimo per eccellenza degli autori che disconoscono il proprio lavoro, Anatar già dal manico ha qualcosa che non va, come le panoramiche da cartolina piazzate in mezzo al film per allungare un prodotto altrimenti troppo corto anche soltanto per una terza serata sui canali più in fondo del digitale terrestre. E questo nonostante una certa vivacità estetica soprattutto nella sezione dedicata agli Anatar, dove nella messa in scena fantascientifica si vedono sia l'invisibile mano di Smithee - il fu-regista Lorenzo Dante Zanoni - che i 400.000 euro sbattuti sul tavolo dalla produzione.

Il resto è uno sbalorditivo ammiccamento alla politica interna statunitense divisa tra Miricani e Missicheni, un Medioevo che più medio (e falso) non si può e l'impegno davvero da ricordare degli attori, Azzurra Rocchi e Paolo Perinelli su tutti. Cult, scult, scultissimo e stiamo.

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