| Anno | 2021 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Gran Bretagna, Germania, USA |
| Durata | 112 minuti |
| Regia di | Nora Fingscheidt |
| Attori | Sandra Bullock, Jon Bernthal, Vincent D'Onofrio, Viola Davis, Richard Thomas Aisling Franciosi, W. Earl Brown, Jessica McLeod, Tom Guiry, Linda Emond, Rob Morgan, Aaron Pearl, Emma Nelson, Toby Hargrave, Alistair Abell, Will Pullen, Craig March, William Belleau, Simon Chin, Paul Moniz de Sa. |
| MYmonetro | 2,77 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 27 ottobre 2021
Una donna esce di prigione dopo una condanna per un crimine violento e si reinserisce in una società che si rifiuta di perdonare il suo passato.
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CONSIGLIATO SÌ
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Uscita di prigione per buona condotta, dopo una lunga condanna per l'omicidio di uno sceriffo, Ruth Slater fatica a ricostruirsi una vita. La società la considera l'assassina di un poliziotto e il ricordo della sorella minore Katie, abbandonata ad appena cinque anni al momento dell'arresto, la ossessiona. Decisa a rintracciare Katie, nel frattempo adottata da una famiglia amorevole e diventata giovane pianista di talento, Ruth si fa aiutare dall'avvocato John Ingram, nuovo proprietario della casa in cui avvenne il tragico omicidio. Il passato però non dà scampo a Ruth, perseguitata dai figli della sua vittima e ostacolata dai genitori adottivi di Katie: la donna potrà contare solo su sé stessa e sull'aiuto di Emily, la sorella acquisita di Katie, disposta a scoprire tutta la verità.
Produttrice prima che interprete, Sandra Bullock si cuce su misura il ruolo di una donna sconfitta dalla vita e resa insensibile dal dolore procurato e subìto: un tour-de-force fisico e psicologico, segnato dal tipico compiacimento delle star hollywoodiane disposte a tutto pur di mostrare il proprio talento.
The Unforgivable, cioè l'imperdonabile, è la versione cinematografica di una miniserie televisiva inglese del 2009, Unforgiven (scritta da Sally Wainwright e diretta da David Evans), cioè non perdonata. Al di là della diversa destinazione (per quanto, ormai, lo streaming annulli ogni differenza: in Italia il film arriva direttamente su Netflix, negli Stati Uniti ha avuto una breve parentesi in sala da fine novembre), la sfumatura fra i due titoli dice molto: la negazione del participio passato ("non perdonata") implica la possibilità di una svolta, un'evoluzione; la nettezza dell'articolo davanti all'aggettivo diventato sostantivo ("l'imperdonabile) dà invece conto di una condizione definitiva, inesorabile. Lo stigma di una società che punisce e non perdona.
Nel film lo si ascolta spesso: per la protagonista Ruth non esista una seconda possibilità; la sua nuova vita fuori dal carcere comincia nel presente, come le ricorda l'agente di sorveglianza della libertà vigilata, e del suo passato conta una cosa soltanto: la colpa. Non l'amore per la sorella, né le cause che portarono all'omicidio o la sua dinamica.
Tesa, nervosa, contratta, con il volto indurito dall'espressione arcigna, Sandra Bullock fa di tutto per interpretare fisicamente il tormento della sua eroina: cammina col volto a terra, ha improvvisi scatti d'ira, osserva muta e indomita il paesaggio desolante della sua vita, non si arrende nel tentativo di rintracciare la sorella. Nelle scene ambientate nel passato la tecnica del de-aging digitale rendere ancora più realistica (dunque irreale) la sua interpretazione. Senza arrivare agli estremi di Charlize Theron in Monster, l'attrice si impegna in un tour-de-force esibito ed esagerato che paga le stesse colpe della sceneggiatura (di Peter Craig, Hillary Seitz e Courtenay Miles), tanto rozza e didascalica quanto l'interpretazione della Bullock è manierata e compiaciuta.
La derivazione televisiva del film si sente nella sovrapposizione dei troppi piani narrativi, nei procedimenti di ripetizione e sostituzione della trama, nella costruzione per gradi che porta in modo meccanico al finale, in realtà risolto poi in maniera piuttosto sbrigativa. Laddove, insomma, la serialità può contare sul tempo, sfumando contrasti e approfondendo psicologie, il cinema che le si adegua è chiamato invece a comprimere, concentrare e velocizzare, rischiando per questo di sovraccaricare il racconto di elementi e di ridurre i personaggi a mere funzioni. Dall'avvocato liberal di Ruth a sua moglie, dai figli dello sceriffo ucciso ai genitori di Katie e alla sorella, tutti servono allo scopo di illustrare la parabola di Ruth; ogni pedina conferma e appesantisce la traiettoria della donna in cerca di redenzione.
L'eccesso è anche (e forse soprattutto) dello stile di Nora Fingscheidt (documentarista tedesca al primo film negli Stati Uniti), che mette in scena il tormento di Ruth con il solito armamentario di flashback rapidi, particolari, primissimi piani, ralenti, controluce, toni cupi ed esagitati, momenti di idillio e illuminazione estatica, recitazione contratta, frasi a effetto, montaggio che lega in senso formale luoghi e momenti distanti.
The Unforgiven è come la versione per pianoforte di "Everything In Its Right Place" dei Radiohead che nel finale Katie suona durante le prove di un concerto: un inutile sfoggio di perizia tecnica, una variazione non necessaria su una traccia nota e consolidata.
Questa pellicola della regista tedesca Nora Fingscheidt ha l’evidente obiettivo di commuovere lo spettatore, fine che persegue con tutti i mezzi: atmosfere tristi, narrazione volutamente pesante, vittimismo, tematiche che intrecciano affetti con accadimenti tragici, tutto quanto entro una sceneggiatura strappalacrime che rivela fin da subito il suo intento, facilmente comprensibile allo stesso [...] Vai alla recensione »
Dopo una dramma familiare, tutti i luoghi possono diventare un inferno. Anche la libertà dopo il carcere. Sandra Bullock si carica addosso tutti i demoni del personaggio. Sguardo basso, spalle curve, paura di parlare. Dopo The Blind Side, si potrebbe pensare ancora a un'altra esercitazione da Oscar per l'attrice (anche produttrice), come quella di Charlize Theron in Monster dove si era appositamente [...] Vai alla recensione »