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Blue Bayou, un melodramma ricco di materiale ma dai toni grevi

Justin Chon dirige e interpreta, a fianco di Alicia Vikander, la storia di un uomo senza patria vittima dei meccanismi spietati della legge americana. Al cinema.
di Roberto Manassero

venerdì 17 settembre 2021 - Recensioni

Arrivato negli Stati Uniti a tre anni per essere affidato a una famiglia adottiva, il coreano Antonio LeBlanc è ormai un americano a tutti gli effetti: vive a New Orleans con la moglie Kathy, ama come fosse sua la figlia di lei, Jessie, e sta per diventare padre. Di mestiere fa il tatuatore, ma è perennemente a caccia di lavori per aumentare il salario. Un giorno, durante un controllo della polizia in cui è coinvolto l'ex marito di Kathy, Antonio viene brutalmente arrestato e a seguito di un controllo dell'ufficio immigrazione minacciato d'espulsione. Con precedenti penali e l'impossibilità di dimostrare la sua appartenenza agli Stati Uniti, Antonio viene messo di fronte a una scelta: tornare spontaneamente in Corea o appellarsi al giudice, rischiando però di essere definitivamente deportato.

Il quarto film da regista di Justin Chon, anche sceneggiatore e interprete principale, è un melodramma che scava nei conflitti interiori di un uomo senza patria e nei meccanismi spietati della legge americana.

Da tempo il problema dell'indie americano è soprattutto di carattere stilistico. La scelta estetica di un cinema visivamente sovraccarico, elegante nei movimenti ma eccessivo nei toni (nei colori troppo carichi, nei contrasti fra luce e ombra, nella musica strabordante, nell'artificiosità delle atmosfere), finisce spesso per togliere autenticità a storie che meriterebbero un approccio più controllato e meno grossolano.

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