La vita che verrà - Herself

Film 2020 | Drammatico, 97 min.

Titolo originaleHerself
Anno2020
GenereDrammatico,
ProduzioneFrancia
Durata97 minuti
Regia diPhyllida Lloyd
AttoriClare Dunne, Harriet Walter, Conleth Hill, Ericka Roe, Cathy Belton, Rebecca O'Mara Ian Lloyd Anderson, Molly McCann, Ruby Rose O’Hara.
DistribuzioneBim Distribuzione
MYmonetro Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 3 recensioni.

Regia di Phyllida Lloyd. Un film con Clare Dunne, Harriet Walter, Conleth Hill, Ericka Roe, Cathy Belton, Rebecca O'Mara. Cast completo Titolo originale: Herself. Genere Drammatico, - Francia, 2020, durata 97 minuti. distribuito da Bim Distribuzione. Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 3 recensioni.

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Questa è la storia della giovane madre Sandra che sfugge al suo fidanzato violento e combatte contro un sistema abitativo corrotto. Si prepara a costruire la propria casa e nel processo ricostruisce la sua vita e riscopre se stessa.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Trailer in italiano

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Un piccolo film dai temi grandi e profondi, che parla direttamente al pubblico e cerca di ispirarlo.
Recensione di Marianna Cappi
venerdì 23 ottobre 2020
Recensione di Marianna Cappi
venerdì 23 ottobre 2020

Sandra se ne va di casa, con le sue due bambine, il giorno che suo marito scopre che stava mettendo da parte dei soldi per farlo. Quel giorno lui la prende a calci e pugni, le tira i capelli, la butta a terra e le rompe una mano. Dopodiché, l'uomo continua a vedere le figlie nei weekend, ma Sandra è una donna intelligente e, anche se lui la incalza, si tiene alla larga. Poi, un giorno, tra un lavoro di fatica e un altro, mentre cerca un alloggio che non trova, Sandra vede il video di un uomo che si è costruito una casa da solo, ad un costo molto contenuto, e comincia a pensare di fare lo stesso.

La prima versione della sceneggiatura, quella che ha suscitato l'interesse e attivato la produzione del film, l'ha scritta Clare Dunne, l'interprete di Sandra, e non c'è dubbio che il suo coinvolgimento sia palpabile e il suo personaggio verosimile, forse proprio perché lontano dallo stereotipo della vittima di violenza, intrappolata in un legame che non riesce a spezzare.

Sandra si mette in tasca l'amore e la nostalgia, nel senso che se li porta appresso, ma non apre più quella tasca, non spera di cambiare il suo uomo e non è disposta a correre nessun altro rischio. Naturalmente la tensione è sempre alta, il pericolo sempre in agguato, perché non ci si libera facilmente da chi pretende di possedere un'altra persona, ma Herself punta tutto sul concetto di costruzione, incidenti di percorso compresi, anziché sulla cronaca di una demolizione. La casa è allora l'immagine al contempo più concreta e più metaforica dell'impresa di ricostruzione di una vita: dalla necessaria solidità delle fondamenta, al fatto che richiede un lavoro di squadra, alla destinazione finale, che porta con sé l'idea di famiglia e l'impegno a proteggere tale idea.

Se all'inizio il contesto sembra strappato al meraviglioso Wasp di Andrea Arnold, anche per il contributo espressivo importante delle bambine in scena, diventa chiaro progressivamente che, con questo film, Phyllida Lloyd vuole raccontare un altro personaggio femminile forte, un terzo aggregatore di forze, sarebbe più corretto dire, e lanciare un appello sull'importanza di fare comunità, e di prestare la propria opera, a questo fine, senza per forza avere qualcosa in cambio.

Piccolo, nella misura produttiva, perché senza star di richiamo, ma anche nella presentazione, che non scomoda uno stile particolare né una narrazione particolarmente articolata, Herself dimostra che questo tipo di cinema può farsi portatore di temi molto grandi, evitando il rischio di perdere il contatto con l'esperienza comune, e restituendo un mondo a misura di quartiere.

Sicuramente si può obiettare che molto del dramma e del logorio nervoso che si associa alla violenza domestica e alla fatica di una donna sola e non economicamente indipendente resta fuori dallo schermo, ma l'impressione è che dietro questa scelta ci sia ancora una volta la decisione di non ribadire quanto tristemente noto, in favore di un approccio che motiva personaggi e pubblico a sondare l'insolito. Perché possibile, e non soltanto in un film.

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RECENSIONI DELLA CRITICA
sabato 24 ottobre 2020
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Verso la fine di Herself, Conleth Hill fa riferimento a un certo heavy methal, un termine irlandese (e un doppio senso con il genere musicale) che indica quel profondo senso di comunità che spinge le persone ad aiutarsi a vicenda. Il significato del film sta tutto lì, in quella cooperazione tra persone comuni, un mutuo aiuto che riesce a colmare le lacune di un sistema burocratico ingolfato, a dare [...] Vai alla recensione »

venerdì 23 ottobre 2020
Lorenzo Ciofani
La Rivista del Cinematografo

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NEWS
FESTA DI ROMA
venerdì 23 ottobre 2020
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Phyllida Lloyd parla direttamente al pubblico e cerca di ispirarlo. Presentato a Roma. Vai all'articolo »

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La storia di Sandra, giovane madre che cerca di ricostruire da zero la sua vita e di garantire una casa sicura alle sue due giovani figlie. Guarda il trailer »

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