| Titolo internazionale | Borat: Subsequent Moviefilm |
| Anno | 2020 |
| Genere | Commedia |
| Produzione | USA |
| Durata | 95 minuti |
| Regia di | Jason Woliner |
| Attori | Sacha Baron Cohen, Rudy Giuliani, Mike Pence, Ken Davitian, Maria Bakalova . |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,22 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 23 ottobre 2020
Sequel del fortunato film del 2006 aggiornato alla difficile situazione del 2020. Il film ha ottenuto 2 candidature a Premi Oscar, 3 candidature e vinto 2 Golden Globes, 1 candidatura a BAFTA, 3 candidature e vinto 2 Satellite Awards, 2 candidature e vinto un premio ai Critics Choice Award, 1 candidatura a SAG Awards, ha vinto un premio ai Writers Guild Awards, 1 candidatura a Producers Guild, ha vinto un premio ai NSFC Awards,
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CONSIGLIATO SÌ
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Imprigionato per aver ridicolizzato il proprio Paese, il giornalista kazako Borat viene richiamato per una nuova missione ufficiale: tornare negli Stati Uniti per donare a Michael Pence una scimmia! Approdato in Texas, Borat scopre però che la scimmia è morta e che la figlia quindicenne Tutar lo ha seguito. Come compensazione, decide quindi di donare la stessa Tutar al vicepresidente. Cresciuta nel mito di Melania Trump e convinta che il posto ideale per una donna sia una gabbia, Tutar prende lezioni per diventare una perfetta donna americana e una volta diventata una giornalista rampante si offre, non più a Pence, ma a Rudolph Giuliani. Nel frattempo Borat si preoccupa di salvaguardare la sicurezza della figlia e soprattutto di proteggere l'America dalla minaccia del virus diffuso dalla famiglia Clinton...
Borat è tornato, ed è più oltraggioso e irriverente che mai. Questa volta se la prende con l'America di Trump sbertucciandone le convinzioni più granitiche, come sempre rivelando un disprezzo che rischia di trasformare la satira in insulto.
Borat è una maschera iconica, un corpo capace di attraversare la realtà contemporanea e metterne in crisi la presunta normalità. Con quei baffetti e la totale assenza di vergogna, è un Candido che non capisce il mondo e ne rivela dunque il lato surreale. Anche in questo 2020 drammatico e a suo modo surreale, tanto da mettere in crisi il gusto per sberleffo o l'assurdo del suo creatore e interprete Sacha Baron Cohen.
In questo «seguito di film», il ritorno in terra americana porta il giornalista più scemo di Kazakistan a contatto con la cultura conservatrice più becera e con le abitudini più comuni della vita americana: da un lato riunioni della NRA, medici pro-life, comizi della destra negazionista, incontri fra una giornalista minorenne e un politico potente; dall'altro balli di debuttanti, incontri fra donne del Partito Repubblicano, sedute dal hair stylist. Cosa sia più osceno e orribile non è dato capire: come sempre lo stile da mockumentary rozzo e il coinvolgimento più o meno consapevole di persone reali confonde la percezione dello spettatore e costringe lo stesso Borat, ormai noto a tutti, a nascondersi sotto pesanti mascheramenti per riuscire ancora a prendere in giro il prossimo e rivelarne gli istinti più estremi.
Se esiste un indicatore di quanto un'operazione come Borat seguito di film possa funzionare, questo è sicuramente lo scandalo suscitato da ogni apparizione del suo protagonista in contesti autentici, sempre al limite fra la presa in giro, l'atto militante e l'incursione surrealista. Lo dimostrano gli articoli usciti per un intervento travestito da hillibilly a un concerto di negazionisti del Covid e più di recente la polemica che ha investito il vero Rudolph Giuliani per via di una scena (vera, finta, consapevole, inconsapevole: a chi importa?) che lo vede insieme a una presunta giornalista minorenne.
Nell'incertezza dei confini della finzione, è indubbio che Sacha Baron Cohen (che ha scritto il copione con altre sette collaboratori e affidato la regia a Jason Woliner) abbia fatto centro ancora una volta, andando a toccare - senza nemmeno sforzarsi troppo - i nervi scoperti della cultura americana.
Il limite della sua operazione è in realtà sempre lo stesso, per quanto il film sia aggiornato al mondo che viviamo. Non si tratta, cioè, di ridere sornioni o di credere allo shock delle persone coinvolte in una scena in cui una ragazza spiega il modo migliore di masturbarsi a un gruppo di anziane signore repubblicane o mostra le cosce insanguinate di mestruo a un ballo delle debuttanti, ma stabilire se prendere in giro i bigotti e gli sciocchi dell'era Trump sia un atto sovversivo o un modo per insultare i propri nemici senza rispettarli e dunque capirli.
Piuttosto, il vero versante politico del film risiede nel modo provocatorio con cui la figlia di Borat, Tutar, diventa, da ragazzina kazaka sporca stupida e schiava, una donna americana rampante e sicura di sé, ribaltando a proprio favore il peggio della cultura paternalista e le forme più superficiali della causa femminista. Quella di Tutar, interpretata dalla notevole attrice bulgara Maria Bakalova (che di anni ne 24 e non 15 come viene detto nel film), è in fondo la sola maschera di Borat seguito di film a cadere per essere sostituita, non da un'altra parodia, ma da un vero volto di donna.
Il film stesso si chiude su una mascherata, come a dire che Borat ormai non porta più scompiglio, ma semplicemente afferma, esagera, esalta, ridicolizza tutto ciò che ci circonda.
Sacha Baron Cohen si è superato questa volta, siamo abituati a ridere con i suoi film e siamo abituati a vederlo impersonare personaggi stravaganti, ma “Borat- Seguito di film cinema” è qualcosa di molto di più. “Borat – Seguito di film cinema” è il secondo capitolo della storia con protagonista il bizzarro reporter kazako, che a causa del [...] Vai alla recensione »
In Borat seguito di film cinema: Consegna di portentosa bustarella a regime americano per beneficio di fu gloriosa nazione di Kazakistan (questa la traduzione dello sgrammaticato e chilometrico titolo), il giornalista d'assalto Borat Sagdiyev (Cohen), dopo 14 anni di lavori forzati in un gulag perché nella sua prima missione americana aveva arrecato disonore al regime kazako, ha l'occasione di riabilitarsi. [...] Vai alla recensione »