| Titolo internazionale | Aspromonte: Land of the Forgotten |
| Anno | 2019 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 89 minuti |
| Regia di | Mimmo Calopresti |
| Attori | Valeria Bruni Tedeschi, Marcello Fonte, Francesco Colella, Marco Leonardi Sergio Rubini, Romina Mondello, Fabrizio Gifuni, Carlo Marrapodi, Saverio Malara, Elisabetta Gregoraci, Carlo Gallo, Francesco Siciliano, Salvatore Criaco, Giulio Cuzzilla, Annalisa Giannotta, Francesco Grillo, Fulvio Lucisano, Saverio Malara, Marco Petrosino, Elisa Rosaci, Salvatire Spirli. |
| Uscita | giovedì 21 novembre 2019 |
| Tag | Da vedere 2019 |
| Distribuzione | IIF - Italian International Film |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,08 su 15 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 19 maggio 2022
Un western atipico sulla fine di un mondo e sul sogno di cambiare il corso degli eventi grazie alla voglia di riscatto di un popolo. In Italia al Box Office Aspromonte - La terra degli ultimi ha incassato 282 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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1951. Africo è un paesino arrampicato sulle montagne dell'Aspromonte i cui abitanti vivono ancora "cumm'e bestie", senza elettricità, acqua corrente, un medico condotto o una scuola. Il sindaco della marina, cioè il paese al mare, fa loro promesse di ammodernamento che regolarmente non mantiene, e gli africoti decidono di aiutarsi da soli costruendo una strada che colleghi il paese montano alla marina. Nel frattempo è giunta ad Africo una maestra di Como che non ha intenzione di andarsene come chi l'ha preceduta perché ha scelto di rendersi utile dove c'è più bisogno. La maestra comincia a relazionarsi con gli abitanti: i bambini innanzitutto e poi tutta la comunità, fra cui spiccano il leader naturale Peppe, il combattivo Cosimo e il "poeta" Ciccio, anima contemplativa che intuisce il valore dell'istruzione anche se non ne ha mai ricevuta una. Ma il tentativo della comunità di migliorare le proprie condizioni ha vari nemici: dalle istituzioni al prepotente locale, Don Totò, che non vogliono che Africo partecipi alla (già lenta) evoluzione del Paese. Ciascuno rappresenta i freni che hanno tenuto il Sud lontano dal progresso: la politica, la criminalità più o meno organizzata, e le forze dell'ordine al servizio dell'una e al soldo dell'altra.
Aspromonte, la terra degli ultimi è l'omaggio che Mimmo Calopresti e il suo produttore Fulvio Lucisano fanno alle proprie origini calabresi, e si sente in ogni scena che arriva da un profondo attaccamento alle radici e da un genuino amore per la propria terra.
Il cast comprende calabresi doc come Marcello Fonte (Ciccio), Marco Leonardi (Cosimo) e Francesco Colella (Peppe), più due "forestieri" di nome: Valeria Bruni Tedeschi, già protagonista de La seconda volta, nei panni della maestra comasca e il pugliese Sergio Rubini in quelli di Don Totò. Questa sincerità di intenti fa perdonare al film una strizzata d'occhio di troppo all'estetica da Nuovo Cinema Paradiso, evocato anche dalla presenza di Leonardi e dalla scena finale, i cui dettagli non riveleremo. Aspromonte è una favola arcaica color fango e miseria, un racconto simbolico e nostalgico che esprime una mitologia familiare e un'appartenenza territoriale tanto genuinamente (e visceralmente) sentita quanto lontana dalla quotidianità di Calopresti e Lucisano. In modo semplice (e talvolta didascalico) la sceneggiatura di Calopresti e Monica Zapelli punta il dito contro i mille freni al progresso in Calabria, dalla miseria che toglieva i figli dalle scuole per trattenerli nei campi al senso proprietario dei genitori terrorizzati all'idea che "se costruisci la strada tuo figlio sarà il primo a partire"; dall'ignoranza che rende impossibile viaggiare anche solo con la mente all'omertà che impedisce agli ultimi di denunciare i propri taglieggiatori.
Ispirato al romanzo "Via dall'Aspromonte" dello scrittore africota emigrato in Piemonte Pietro Criaco, il film di Calopresti racconta, benché con una certa convenzionalità di messinscena, lo strazio autentico di chi ha visto i luoghi della propria infanzia spopolarsi e diventare paesi fantasma, e il legame fortissimo che continua a vivere in chi è dovuto andare via, come il padre di Calopresti, emigrato a Torino per sfuggire a un destino segnato e crearne uno migliore per suo figlio. Il regista ha ambientato interamente la sua storia in luoghi reali come Roghudi o Ferruzzano e ha cercato una fedeltà assoluta nella ricostruzione degli ambienti della sua memoria famigliare, ricreando un mondo del cuore di fatto scomparso, ma mai dimenticato.
Quando si vogliono ritrovare le proprie radici ,bisogna affondare i piedi nella terra. In questo film pieno di di immagini dove il vero è reso con un ricercato “verismo “ addirittura con una scelta iperrealista ,le inquadrature si soffermano sui piedi nudi dei personaggi che affondano nel fango dei luoghi abitati da gente poverissima , dai paesani di Africo vecchio [...] Vai alla recensione »
Sono appena terminate le riprese di Via dall'Aspromonte, il nuovo film di Mimmo Calopresti con un cast d'eccezione composto da Valeria Bruni Tedeschi, Marcello Fonte, Francesco Colella, Marco Leonardi, Sergio Rubini. Tratto da una storia vera e prodotto da Fulvio e Federica Lucisano, Italian International Film con Rai Cinema, è ambientato ad Africo, nella valle dell'Aspromonte calabrese, alla fine degli anni '50.
Il film racconta l'eroica impresa di un gruppo di indomiti calabresi che, esasperati dallo stato di isolamento e abbandono, decidono di fare squadra per costruire loro stessi una strada così da essere finalmente collegati con scuola, ospedale, civiltà.
Ce lo facciamo raccontare direttamente dal regista Calopresti: "È una storia vera per far rivivere quello che siamo stati, e ricordarlo a chi guarda".
Alla fine degli anni '50, ad Africo, nel cuore dell'Aspromonte, una donna muore di parto perché non esiste una strada di collegamento che consenta a un medico di arrivare. Gli abitanti protestano con le autorità, ma nulla si muove. Cosi decidono di costruire la strada da soli, suscitando anche l'opposizione del bandito don Totò. Riuscire a raccontare la Calabria fuori da cliché o format consueti, senza [...] Vai alla recensione »