La Fille Au Bracelet

Film 2019 | Drammatico

Titolo originaleLa Fille Au Bracelet
Anno2019
GenereDrammatico
ProduzioneFrancia
Regia diStéphane Demoustier
AttoriMelissa Guers, Roschdy Zem, Anaïs Demoustier, Annie Mercier, Pascal Garbarini Chiara Mastroianni.
TagDa vedere 2019
MYmonetro Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

Regia di Stéphane Demoustier. Un film Da vedere 2019 con Melissa Guers, Roschdy Zem, Anaïs Demoustier, Annie Mercier, Pascal Garbarini. Cast completo Titolo originale: La Fille Au Bracelet. Genere Drammatico - Francia, 2019, Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

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La storia di una ragazza accusata di omicidio.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
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Cinema
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L'enigmatica vita di un'adolescente scorre davanti alla macchina da presa rifiutando qualsiasi estetismo.
Recensione di Marzia Gandolfi
giovedì 8 agosto 2019
Recensione di Marzia Gandolfi
giovedì 8 agosto 2019

Lisa ha 18 anni e un braccialetto elettronico alla caviglia. Accusata due anni prima del presunto omicidio della sua migliore amica, attende il processo a casa dei genitori. Bruno e Céline la sostengono, interrogandosi ciascuno a suo modo sulla maniera migliore di fare fronte al dramma familiare. Bruno è un padre proattivo, Céline una madre bloccata davanti al destino della figlia. Un destino che si gioca in tribunale tra accuse e difese, confessioni e testimonianze che rivelano la sua vita intima e rendono difficile discernere la verità. Chi è veramente Lisa? Conosciamo veramente chi amiamo? Come capire che esiste sempre un'altra verità? In piedi davanti a un crimine che giura di non aver commesso, Lisa aspetta (forse) impassibile il giudizio della corte.

Se il titolo di un film è sempre un indizio, quello di Stéphane Demoustier rivela una suggestione artistica.

Classico come un quadro di Leonardo ("La Dama con l'Ermellino") o di Vermeer ("La ragazza col turbante"), enfatizza un dettaglio folgorante (un braccialetto) che àncora la protagonista al sospetto. La fille au bracelet è il ritratto di un'enigmatica adolescente di cui non sappiamo ne sapremo mai niente. Frontale al centro della scena e dietro il vetro della cabina degli imputati, Lisa ci guarda ma non si lascia scoprire. Alla maniera di Leonardo e di Vermeer, Demoustier disegna una donna-bambina, lasciandoci ammirare quello che non si può vedere, l'inconoscibile che rifiuta di ridursi a conosciuto.

È consuetudine considerare che il peso o il valore di un gioiello tradiscano in un quadro la nobiltà o la cupidigia, la virtù o un vizio passibile almeno del purgatorio. Il bijou del titolo si rivela allo stesso modo elemento che allunga l'ombra sull'incipit solare e introduce il genere.
Avviato sulle spiagge della Côte de Jade, dove una famiglia si svaga in campo lungo, La fille au bracelet è un courtroom drama allacciato come un ornamento alla caviglia della sua protagonista. Il dispositivo elettronico che gli imputati agli arresti domiciliari devono indossare è il segnale di allarme di un 'arresto' che ha isolato un adolescente e colpito al cuore la sua famiglia. Un padre e una madre che scoprono, di fronte alle evidenze di una vita della figlia ben più complessa e affollata di quanto credessero, che esistono altre verità. Spazi e segreti, parti di lei che crescono in sordina, che sfuggono, che li tengono lontani. E nel corso del processo, Bruno e Céline prendono coscienza di questo, che no, non li conosciamo mai del tutto i nostri figli. Seduti sui banchi del tribunale arrivano progressivamente ad accettare che persino fra gli esseri umani più uniti persistono distanze infinite e che si può addirittura amare quella distanza. Uno scarto che l'avvocato della difesa perora nell'arringa finale.

La fille au bracelet è un 'laboratorio' che invita a guardare in profondità, sperimentando la consapevolezza nella relazione coi figli, di cui i protagonisti non possono che rispettare il mistero, misurando le aspettative rispetto alla realtà, aprendosi la possibilità di vederli per quello che sono e vivendo il momento come un'opportunità per esserci veramente. Bruno e Céline non sono perfetti ma ci sono, rispondono invece di reagire meccanicamente a quello che gli fa paura, espandendo la loro capacità di amare e restando meravigliosamente umani dentro il dramma.

A immagine del suo film precedente (Terre battue), Stéphane Demoustier incontra due traiettorie, a priori parallele. La 'vera coppia' del film sono di fatto il padre e la figlia, team ostinato che si sfida in privato e affronta in pubblico un processo il cui il verdetto non chiude la partita ma la riapre. Per i suoi soggetti, che intrecciano l'intimo e il sociale, per il suo realismo senza sconti, Demoustier si iscrive nella tradizione dei Dardenne. Se a rinforzare l'impressione nel film precedente era la presenza maiuscola di Olivier Gourmet (Il figlio), in La fille au bracelet è il rifiuto di qualsiasi estetismo. Tutti gli elementi, gli attori, la scenografia, la fotografia, si fondono e partecipano dello stesso sentimento, un'impressione di vita che scorre davanti alla macchina da presa ma che avrebbe potuto consumarsi anche in sua assenza.

Implacabile e profondamente umano, il secondo film di Demoustier, fratello di Anaïs Demoustier che interpreta il Pubblico Ministero, interroga 'in tribunale' una relazione familiare da cui nasce una tensione permanente, sotterranea, un movimento incessante, vertiginoso. Perché la maison du bonheur, che accoglie lo spettatore al principio del film e di cui il padre testimonia la sincerità al giudice, ha lasciato il posto al caos.

Roschdy Zem, che offre la sua luminosa melanconia a La fille au bracelet, è l'incarnazione dell'empatia e della calma triste di chi conosce a memoria le zone oscure degli esseri. È un padre che coltiva la gentilezza e la compassione, un padre che non si scuce, che non perde il controllo davanti a una figlia e al suo avvenire ridotto a un lumicino. Con Melissa Guers, debuttante solida e impenetrabile che assorbe con la sua presenza l'intero film, formano un tandem di cui un granello di sabbia ha bloccato la meccanica. Un imprevisto, un omicidio, un dubbio che ha collassato l'economia (affettiva) di una famiglia.

Demoustier segue da vicino i personaggi che ha creato, che hanno un'eco nella cronaca ma che per riguardo gli sfuggono. Senza giudizio o spiegazione, l'autore prova a comprendere l'essere umano e il meccanismo mentale opaco della sua giovane accusata, di cui cattura i segnali esteriori, dai più infimi ai più esemplari. Se il soggetto del film è un abisso, la forma impressiona per la sua concisione quasi geometrica che fa respirare gli interni, trasformando la crisi, il dolore, la vita che cade in una possibilità. Come diceva Hannah Arendt, gli esseri umani non sono fatti per finire, sono fatti per cominciare.

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STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
venerdì 9 agosto 2019
Alessandra Levantesi
La Stampa

Un quartetto classico - papà, mamma, la figlia adolescente e il fratellino - su una spiaggetta nei pressi di Nantes: potrebbe essere una foto d'altri tempi, invece no, è attuale e inquietante come certe pagine di cronaca nera. A turbare la scena provvede il repentino arrivo di tre poliziotti che, senza spiegazioni, prelevano la ragazza e la portano via.

NEWS
VIDEO RECENSIONE
venerdì 9 agosto 2019
 

L'enigmatica vita di un'adolescente scorre davanti alla macchina da presa in una concisione quasi geometrica. Recensione di Marzia Gandolfi, legge Nina Pons. Guarda la video recensione »

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