Le jeune Ahmed

Film 2019 | Drammatico +13 84 min.

Anno2019
GenereDrammatico
ProduzioneBelgio
Durata84 minuti
Regia diJean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne
AttoriIdir Ben Addi, Olivier Bonnaud, Myriem Akheddiou, Victoria Bluck, Claire Bodson .
DistribuzioneBim Distribuzione
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 2,89 su 14 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne. Un film con Idir Ben Addi, Olivier Bonnaud, Myriem Akheddiou, Victoria Bluck, Claire Bodson. Genere Drammatico - Belgio, 2019, durata 84 minuti. distribuito da Bim Distribuzione. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 2,89 su 14 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Un adolescente belga progetta di uccidere la sua insegnante dopo aver aderito ad un'interpretazione estremista del Corano. Il film è stato premiato al Festival di Cannes,

Consigliato sì!
2,89/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 2,77
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Una scrittura attentissima per un'opera che denuncia i cattivi maestri, senza false reticenze, senza abbandonare la speranza.
Recensione di Giancarlo Zappoli
martedì 21 maggio 2019
Recensione di Giancarlo Zappoli
martedì 21 maggio 2019

Ahmed ha 13 anni ed è entrato nella spirale dell'integralismo musulmano grazie all'indottrinamento di un imam che, tra le altre cose, gli ripete che la sua insegnante di lingua araba, anch'essa musulmana, è un'apostata. Ahmed che venera un cugino martire dell'Islam, decide allora di procedere autonomamente e di passare all'azione nei suoi confronti.

Considerato il clima politico-sociale italiano sul tema dell'immigrazione e della presenza dei musulmani una premessa diventa necessaria affinché il film non venga letto come un facile j'accuse ai seguaci di Maometto. Nei titoli di coda si può leggere il ringraziamento al Ministro per la gioventù e lo sport belga che si chiama Rachid Madrane. Dal nome non è difficile comprendere che si tratta di un belga di origini marocchine. Situazione che da noi solleverebbe l'indignazione di una parte consistente dell'elettorato e che nell'attualmente meno rissoso Belgio (dove non sono mancati, non dimentichiamolo, sanguinosi attentati) permette invece a quel ministro di sostenere un film che è anti-integralista ma non per questo antimusulmano.

Se in Rosetta i Dardenne seguivano da vicino la disperazione di una ragazza bisognosa di un lavoro che non riusciva a trovare, in Le jeune Ahmed la disperazione sembra avere trovato ospitalità nel loro sguardo.

La radicalizzazione del ragazzino è a un livello tale da manifestarsi compulsivamente anche nella gestualità e da rendere praticamente fallimentari i tentativi di tutti coloro che lo circondano. Che reagisca insultando in famiglia o che rifiuti il benché minimo contatto con l'altro sesso o con gli animali (questi sono solo due esempi della sua rigidità di fatto onnicomprensiva) nulla sembra riuscire a scalfire la corazza che gli è stata costruita addosso su misura e che ora ne limita qualsiasi movimento intellettuale o affettivo.

I Dardenne, che, come è noto, sono attentissimi alla scrittura dei loro film dopo un terzo della vicenda si permettono di spiazzare gli spettatori suggerendo una possibilità di ripensamento. Si tratta di un'iniziale inversione di marcia che non trova apparenti giustificazioni alla quale però sia chi è in sala sia educatori e psicologi che accompagnano Ahmed in un tentativo di recupero vogliono poter credere. Perché i due registi belgi non hanno mai smesso di sperare nelle persone che mettono in scena senza per questo voler ricercare accomodanti happy end.

Vorrebbero poterlo fare anche questa volta (la scena dei tovaglioli di carta porti alla madre che piange per la sua intransigente caparbietà è molto significativa in tal senso) ma tutto sembra andare nel verso opposto. Nel 1996 il pubblico di tutta Europa (e non solo) cominciava a conoscerli con un film in cui un immigrato clandestino cadeva da un impalcatura e moriva venendo seppellito in forma anonima. Sono trascorsi 23 anni e questi acuti e partecipi osservatori della realtà, non hanno smesso di interrogarsi anche su questo tema mutando però la prospettiva.

Qui non siamo di fronte a servizi sociali assenti o a una famiglia non attenta. La stessa riunione dei genitori della classe ci mostra come gli atteggiamenti degli appartenenti alla stessa fede siano di fatto molto differenti tra loro. Nonostante ciò...Ecco la parola giusta: nonostante. Perché l'indottrinamento del radicalismo trova terreno fertile in questo adolescente di seconda generazione svuotandolo interiormente per riempirlo di precetti coercitivi che lo tengano rigidamente in piedi. Ma se solo chi cade può risorgere (come recitava il titolo di un film di John Cromwell del 1947) i Dardenne sanno che i cattivi maestri possono procurare danni che vanno anche al di là delle proprie aspettative e ce lo ricordano. Senza false reticenze e con la collaborazione di un ministro che si chiama Rachid.

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FOCUS
INCONTRI
giovedì 23 maggio 2019
Giancarlo Zappoli

Dopo aver conquistato già due Palme d'Oro (Rosetta, L'Enfant), i fratelli Dardenne hanno fatto ritorno al Festival di Cannes con il loro ultimo film, Le jeune Ahmed, un'opera che denuncia i cattivi maestri, senza false reticenze, senza abbandonare la speranza.
Questa è stata l'occasione per parlare con loro della realizzazione del film e di cosa li abbia spinti a narrare la storia di Ahmed, 13 anni, entrato nella spirale dell'integralismo musulmano grazie all'indottrinamento di un imam.

Mentre costruivate la storia avete avuto incontri con appartenenti all'Islam?
Mentre scrivevamo la sceneggiatura abbiamo incontrato alcune persone. Nell'ambito giudiziario abbiamo avuto contatti con persone musulmane che si sono occupati di famiglie al cui interno c'erano giovani radicalizzati ma anche giudici minorili ed educatori, psicologi, psichiatri, psicanalisti che hanno lavorato con giovani. Poi, nel corso delle riprese, avevamo sul set un professore di Islam in pensione perché ci sono riti che vanno rispettati al meglio nel momento in cui vengono portati sullo schermo ma anche per realizzare qualche imprecisione di Ahmed che finisce con il non riuscire a rispettare del tutto la 'purezza' imposta dall'imam.

Dopo l'attentato della metro di Maalbek a Bruxelles nel 2016 il tema della radicalizzazione è venuto alla ribalta. Qual è stato il vostro pensiero per affrontare questo tema?
Siamo partiti dalla considerazione che i massacri perpetrati in Belgio e in Francia erano compiuti da giovani belgi e francesi. Se il nostro cinema è conosciuto come quello che guarda al mondo, cerca di fare luce, di aprire un dibattito su argomenti importanti ci siamo detti che non potevamo chiamarci fuori da questa fase della nostra storia. Ci siamo detti che c'erano già libri, inchieste, analisi e che quindi bisognava raccontare una storia con al centro un personaggio che non 'diventa' fanatico ma lo è già. Con il cinema cercavamo di capire se e come si poteva uscire da questo fanatismo. Volevamo poi focalizzarci su quello che poi, insieme anche a condizioni economiche e sociali ma con un peso fondamentale, è determinante: il fanatismo religioso.

Emerge anche una connessione tra frustrazione sessuale e radicalizzazione. Come avete lavorato su questo versante?
Abbiamo voluto capire come sono fatte queste persone. Perché il fanatico vuole il vostro bene e per fare il vostro bene tutto è permesso compreso l'uccidere. L'accenno di erotismo che viene dalla ragazza e un segno di vita e ci siamo chiesti come trattarlo. Abbiamo incontrato uno psicanalista arabo che aveva incontrato molti giovani in Francia e che ci ha detto che di solito un radicalizzato cerca di portare dalla sua parte gli amici e anche la madre. Quindi la storia d'amore è molto rara. Ahmed si muove sul versante della morte: suo modello è il cugino morto 'martire'. La ragazza rappresenta un richiamo della vita: gli sorride, lo accompagna gli ricorda che è ancora vivo.

Siete nati in una famiglia cattolica. Cosa pensate della religione?
Come quasi tutti gli appartenenti alla nostra generazione siamo cresciuti con un'educazione cattolica. Posso solo dire che in Europa occidentale siamo riusciti a vivere in pace anche se abbiamo convinzioni religiose differenti e si tratta di un modello che va preservato. Invece tutti che si tengono stretti alle loro identità pongono domande come: "Chi sei? Perché?"

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
venerdì 24 maggio 2019
Véronique Cauhapé
Le Monde

Anche se sono tra i grandi veterani del festival, i fratelli Dardenne tradiscono lo stesso entusiasmo che avevano quando arrivarono sulla Croisette per la prima volta, nel 1996, con La promesse. Ma al di là dell'euforia per essere di nuovo tra gli eletti del cinema, Le jeune Ahmed è il loro film più pessimista. Perché la grande capacità di resistenza grazie alla quale i personaggi dei Dardenne riescono [...] Vai alla recensione »

mercoledì 22 maggio 2019
Stefano Giani
Il Giornale

Ahmed è un ragazzino, in quell'età che è una terra di nessuno. Non ancora uomo. Non più bambino. Tutto appare fuori luogo. La mamma. L'insegnante. L'amicizia. Nemici provvisori destinati a cadere nelle trincee della vita. E per Ahmed la guerra è una sola. Allah. Jihad. Quel profilo mediorientale in una famiglia belga vuol essere il volto dell'Islam quotidiano.

mercoledì 22 maggio 2019
Massimo Causo
Duels.it

Le jeune Ahmed (Concorso): già il titolo rimanda a una scelta di campo che si muove sul senso dell'innocenza e magari dell'ingenuità. Del resto siamo nel cinema di Jean-Pierre e Luc Dardenne e per loro si tratta sempre di posizionarsi nel punto giusto della scena, elaborando una prospettiva che possa articolare le dimensioni logiche e morali dei personaggi.

martedì 21 maggio 2019
Anna Maria Pasetti
Il Fatto Quotidiano

Un sentimento oscuro che, seppur in contesti stilistici totalmente altri, è il movente del 13enne protagonista de Le jeune Ahmed dei fratelli Dardenne, alla loro ennesima partecipazione in concorso a Cannes dopo due Palme d'oro vinte. In una Bruxelles anonima, Ahmed (il bravissimo teenager deb Idir Ben Addi) subisce il lavaggio del cervello da parte dell'imam della moschea locale che lo induce a comportarsi [...] Vai alla recensione »

martedì 21 maggio 2019
Giulio Sangiorgio
Film TV

Giovane musulmano sulla via del radicalismo: quando tenta di uccidere una maestra (rea di credere che l'arabo si possa insegnare con le pop song, non solo col Corano) è rieducato in istituto. È possibile cambiarlo? E se cambia è per cosa? Un bacio, un rifiuto, un senso di colpa, un momento di luce? O è solo e soltanto una posa? I Dardenne continuano a proporre i loro pedinamenti, ma il loro non è iperrealis [...] Vai alla recensione »

martedì 21 maggio 2019
Emiliano Morreale
La Repubblica

I fratelli Dardenne aggiungono un altro tassello a una filmografia ormai fin troppo simile a se stessa, affrontando un personaggio di giovane estremista, parente di Rosetta e degli altri adolescenti dei loro film, sempre sospesi tra il bene e il male. Ahmed si è radicalizzato per colpa di un imam feroce e un po' vile, è in rotta con la propria famiglia e progetta un gesto estremo nei confronti della [...] Vai alla recensione »

martedì 21 maggio 2019
Cristina Piccino
Il Manifesto

Ieri è stata la giornata dei fratelli Dardenne, più volte vincitori sulla Croisette, e del loro Le Jeune Ahmed - nelle sale francesi dal 22, in Italia distribuito da Bim. Il «giovane Ahmed» del titolo è un adolescente di oggi, in qualche parte del Belgio, un fratello, una sorella, la mamma rimasta da sola, il corpo goffo nell' incertezza dell'età, il viso nascosto dagli occhiali che porta sin da ragazzino. [...] Vai alla recensione »

martedì 21 maggio 2019
Simone Emiliani
Sentieri Selvaggi

I personaggi che Luc e Jean-Pierre Dardenne raccontano sono sempre instancabili, ossessivi, ostinati. Sono pure forze in atto. E si spostano per uno scopo. Se per Rosetta il fine ultimo è ottenere un lavoro e per la Sandra di Due giorni, una notte è quello di riprendenderselo il lavoro, per Ahmed diventa iniziare una Jihad a modo suo. Ai fratelli Dardenne interessa filmare personaggi che compiono azioni [...] Vai alla recensione »

lunedì 20 maggio 2019
Teresa Marchesi
Huffington Post

I fratelli valloni Dardenne, Luc e Jean-Pierre, sono titolari di un rigore estetico e morale che spesso ha prodotto capolavori. Non a caso appartengono a quel risicato manipolo di autori due volte Palma d'oro (per "Rosetta"nel 1999 e per "L'Enfant"nel 2005). "Le jeune Ahmed", che li riporta per l'ottava volta in concorso a Cannes, è il primo film della loro luminosa carriera che non mi sentirei di [...] Vai alla recensione »

lunedì 20 maggio 2019
Adriano De Grandis
Il Gazzettino

Ahmed è un adolescente musulmano indottrinato dal suo imam, che lo spinge ad uccidere la propria professoressa in quanto infedele. Il ragazzo ci prova, ma il tentativo va a vuoto. Ma il ragazzo, entrato in una specie di servizio sociale di recupero, non demorde. Un film (troppo) piccolo, dalla durata di nemmeno un'ora e mezza, che tenta di catturare il meccanismo di influenzare il pensiero fino alle [...] Vai alla recensione »

lunedì 20 maggio 2019
Federico Pontiggia
La Rivista del Cinematografo

Un tredicenne pronto a uccidere la propria insegnante, in nome del "vero Islam". Belgio, oggi, Ahmed (Idir Ben Addi) diventa più realista del re, ovvero l'imam di una moschea fondamentalista Youssouf (Othmane Moumen), e mette nel mirino la sua professoressa Inès (Myriem Akheddiou): riusciranno la madre, la sorella Louise, il giudice, lo psicologo, la fattrice che se ne innamora a farlo desistere dal [...] Vai alla recensione »

lunedì 20 maggio 2019
Leonardo Gandini
Cineforum

Questo film inizia con un'ascesa - per le scale, di corsa - e finisce con una caduta, dall'alto, in un prato. Se parto da qui, è perché le traiettorie fisiche del protagonista, in Le jeune Ahmed come in tutto il cinema dei Dardenne, sono al contempo la bussola della nostra visione - la messa in scena è interamente definita dai movimenti e dalle soste del personaggio principale - e il centro nevralgico [...] Vai alla recensione »

lunedì 20 maggio 2019
Alessandro Aniballi
Quinlan

Belgio, oggi. La storia del giovane Ahmed, tredicenne, combattuto tra gli ideali di purezza del suo imam e gli appelli che gli arrivano dalla vita. Era decisamente lecito aspettarsi qualcosa di più dal nuovo film dei Dardenne, Le jeune Ahmed, presentato in concorso a Cannes. Era lecito perché a leggere la sinossi diffusa da tempo sembrava che i due fratelli belgi avessero trovato la chiave - o almeno [...] Vai alla recensione »

NEWS
GALLERY
martedì 21 maggio 2019
 

Già due volte premiati con la Palma d'Oro (con Rosetta e L'Enfant), Jean-Pierre e Luc Dardenne sono tornati al Festival di Cannes per presentare uno dei loro film più pessimisti: Le Jeune Ahmed. Rinunciando a grandi star ma affidandosi a giovani attori [...]

TRAILER
martedì 30 aprile 2019
 

Un adolescente belga progetta di uccidere la sua insegnante dopo aver aderito ad un'interpretazione estremista del Corano.

winner
miglior regia
Festival di Cannes
2019
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