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Benvenuti a Marwen, perché Zemeckis ha catturato l'essenza del Cinema

Il regista dimostra fino a che punto possa rivelarsi salvifico creare dimensioni alternative alla nostra. Al cinema.
di Alessandro Castellino, vincitore del Premio Scrivere di Cinema

Benvenuti a Marwen

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Steve Carell (Steven John Carell) (56 anni) 16 agosto 1962, Concord (Massachusetts - USA) - Leone. Interpreta Mark Hogancamp nel film di Robert Zemeckis Benvenuti a Marwen.
martedì 15 gennaio 2019 - Scrivere di Cinema

Con Benvenuti a Marwen (guarda la video recensione), Robert Zemeckis ha dimostrato fino a che punto possa rivelarsi salvifico creare dimensioni alternative alla nostra, seppure nella sola mente: trovare un rifugio dalla realtà si profila come procedimento utile non tanto a isolarsene, quanto più a fronteggiarla.
Mark Hogancamp, dopo una brutale aggressione subita nel 2008, con consecutiva perdita quasi totale della memoria, dovette dare un nuovo élan alla sua vita. Fu così che lo stesso Mark iniziò una carriera da artista, trovando nella sua immaginazione risposte a domande che nella realtà non riusciva più a decifrare. Attraverso questo suo "mondo parallelo", fatto di bambole e di edifici in miniatura, Mark ha solcato una "via d'uscita" da una realtà che tanto gli si era manifestata ostile.

Una vicenda che il regista sentì la necessità di mettere in scena, non tuttavia per restituirla con un'impostazione da documentario - documentario che fu peraltro girato da Jeff Malmberg, a partire dalla stessa vicenda, nel 2010, Marwencol - ma per evocarne una duplice valenza.
Alessandro Castellino, vincitore del Premio Scrivere di Cinema

Zemeckis, narrando questa storia, non intende quindi soltanto raccontare e commuovere, ma sottolineare il ruolo essenziale del sogno e della fantasia nella vita: e quale modo migliore del cinema per esprimerli? Da sempre il film è immaginazione, finzione, il cui scopo è inventare universi altri in cui far ritrovare circolarmente lo spettatore.
La durata del film corrisponde a una sospensione, per chi ne è fruitore, delle "forme" quotidiane a cui è abituato: si getta fuori dal proprio seminato e si apre a piccole subrealtà, fuggendo dalle perturbazioni dell'esistenza mondana. Allo stesso modo Zemeckis ci racconta Mark Hogancamp, in evasione dalla vita, ininterrottamente funambolo sul labile confine tra fattualità e finzione. Un esperimento che rievoca grandi Maestri del passato (più o meno recente) e in particolare Abbas Kiarostami, con il suo Close-Up, il cui protagonista si fa passare per un noto regista (Mohsen Makhmalbaf) fino a dimenticarsi della finzione: è così che, tuttavia, scopre la felicità pura, estraniandosi da se stesso, decostruendosi prima e ricostruendosi poi in un universo difforme ma avvenente, simulato ma mai così appagante. In entrambi i casi, dunque, un ragionamento sulla vita-come-cinema e sul cinema-come-vita.


LA RECENSIONE
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