Morto Stalin, se ne fa un altro

Film 2017 | Commedia, +13 106 min.

Titolo originaleThe Death of Stalin
Anno2017
GenereCommedia,
ProduzioneGran Bretagna, Francia
Durata106 minuti
Regia diArmando Iannucci
AttoriOlga Kurylenko, Andrea Riseborough, Rupert Friend, Steve Buscemi, Jason Isaacs Jeffrey Tambor, Jonathan Aris, Paddy Considine, Simon Russell Beale, Michael Palin, Tom Brooke, Justin Edwards, Adrian McLoughlin, Paul Ready, Julia Mulligan, Andrei Korzhenevsky, Roger Ashton-Griffiths, Jeremy Limb, Andy Gathergood, Oleksandr Piskunov, Ruslan Neupokoev, Alla Bineeva, Nicholas Woodeson, Elaine Claxton, George Potts, Sylvestra Le Touzel, Nicholas Sidi, Jonny Phillips, Alex Harvey-Brown, Tim Steed, June Watson, Adam Shaw, Daniel Tuite, David Crow, Dermot Crowley, Paul Whitehouse, Paul Chahidi, Karl Johnson, Cara Horgan, Emilio Iannucci, Daniel Booroff, Dan Mersh, Richard Brake, James Barriscale, Daniel Tatarsky, Ricky Gabbriellini, Eva Sayer, Diana Quick, Adam Ewan, Michael Ballard, Phil Deguara, Katie McCreedy, Ewan Bailey, Leeroy Murray, Keely Smith, Sheng-Chien Tsai, Dave Wong, Sergey Korshkov, Alexander Grigorivev, Olga Dadukevich, Nastya Koshevatskaya, Danila Bochkov, Sebastian Aton, Nastya Karpenko, Amelia McCreedy, Gerald Lepkowski, Luke D'Silva, Daniel Chapple, Daniel Smith (V), Ellen Evans, Oleg Drach, Daniel Fearn.
Uscitagiovedì 4 gennaio 2018
TagDa vedere 2017
DistribuzioneI Wonder Pictures
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 3,13 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Armando Iannucci. Un film Da vedere 2017 con Olga Kurylenko, Andrea Riseborough, Rupert Friend, Steve Buscemi, Jason Isaacs. Cast completo Titolo originale: The Death of Stalin. Genere Commedia, - Gran Bretagna, Francia, 2017, durata 106 minuti. Uscita cinema giovedì 4 gennaio 2018 distribuito da I Wonder Pictures. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,13 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento lunedì 15 gennaio 2018

Nel 1953, durante gli ultimi giorni del dittatore sovietico, regna il caos politico e sociale. Il film ha ottenuto 2 candidature a BAFTA, 2 candidature e vinto un premio ai European Film Awards, 1 candidatura a Critics Choice Award, In Italia al Box Office Morto Stalin, se ne fa un altro ha incassato 440 mila euro .

Consigliato sì!
3,13/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 3,30
PUBBLICO 3,10
CONSIGLIATO SÌ
Commedia nera che lavora nella zona grigia, i giorni che separano l'attacco cerebrale di Stalin dall'annuncio ufficiale della sua morte.
Recensione di Marzia Gandolfi
lunedì 27 novembre 2017
Recensione di Marzia Gandolfi
lunedì 27 novembre 2017

La sera del 28 febbraio del 1953, Radio Mosca diffonde in diretta il "Concerto per pianoforte e orchestra n.23" di Mozart. Toccato dall'esecuzione che ascolta nella sua dacia di Kountsevo, Joseph Stalin domanda una registrazione. Ma nessuna registrazione era prevista per quella sera. Paralizzati dalla paura, direttore e orchestra decidono di ripetere il concerto. Tutti tranne Maria Yudina, la pianista che ha perso famiglia e amici per mano del tiranno. Convinta a suon di rubli, cede, suona e accompagna il disco con un biglietto insurrezionale. L'orchestra si vede già condannata al gulag. Ma l'indomani Stalin è moribondo. Colpito da ictus, muore il 2 marzo scatenando un conflitto feroce per la successione tra i membri del Comitato Centrale del PCUS.

La morte, annunciata tre giorni dopo, sgomenta il Paese che si riversa in piazza 'agevolando' tradimenti, abili manovre e un colpo di stato, concluso con la morte di Beria e aperto all'avvento di Krusciov (e alla cospirazione di Brežnev).

Alla teoria (romanzesca) dell'avvelenamento o all'ipotesi ricorrente e inaccertabile dell'assassinio di Stalin per mano di Beria, Fabien Nury preferisce quella di una logica paranoia. Indecisi tra la paura (di essere purgati) e la speranza (di succedergli), i suoi compagni lo lasciarono crepare. Centrato sull'agonia del tiranno e basato sulla graphic novel di Fabien Nury (sceneggiatura) e Thierry Robin (disegno), Morto Stalin, se ne fa un altro evoca in filigrana la destalinizzazione e si consacra alla feroce guerra di successione aperta con la dipartita di Joseph Stalin. Scritto e diretto da Armando Iannucci, rodato specialista della satira politica (The Thick of It, Veep, In The Loop), Morto Stalin, se ne fa un altro è fedele al precetto hitchcockiano che associa la riuscita di un film alla qualità del cattivo.

E in questa farsa crepuscolare, vero-falso racconto storico, di cattivi ce ne sono tanti e tutti di grande fattura. Niente eroi, soltanto una gerarchia violenta e dannata, guidata da una sete di potere annegata nella vodka. In quell'areopago di farabutti che è il Politburo, Beria è il peggiore di tutti. Interpretato con disinvolta dissolutezza da Simon Russell Beale, alterna alla contrizione ufficiale la soddisfazione intima. Bramoso di potere, ruba i dossier segreti di Stalin per ricattare i suoi compagni-avversari. Il sorriso sardonico, dietro le lenti opache, fa il paio col sadismo ostentato (Beria fu predatore sessuale seriale), producendo un personaggio decisamente mostruoso.

Al suo fianco, gli altri dignitari appaiono frignoni smidollati col busto correttivo (Malenkov), carrieristi modesti (Krusciov), pusillanimi rassegnati (Molotov). Ma le cose non stavano proprio così, i principi rossi, nessuno escluso, avevano sacrificato compagni e prossimi alla causa rivoluzionaria. Krusciov massacrò compiaciuto l'Ucraina, Malenkov fu complice delle grandi purghe per epurare il partito comunista da presunti cospiratori, Molotov firmò il patto germano-sovietico con il barone von Ribbentrop. Quello che si giocò allora dopo il 5 marzo del 1953 è una lotta senza esclusione di colpi (bassi) per il potere vibrati da assassini senza scrupoli in assenza di qualsivoglia ideologia. Da Steve Buscemi a Michael Palin, passando per Jeffrey Tambor e il vanitoso generalissimo di Jason Isaacs, tutto funziona, rilasciando una buona dose di humour nero. Nondimeno i fatti, comici o surreali, per la più parte veri, donano alla storia la verosimiglianza e al film una certa gravità.
Il terrore che si legge sul volto dei colpevoli (o no), la scena del concerto al debutto ne è il perfetto esempio, traduce la misura del rischio in cui si incorreva: la tortura, la morte, la deportazione. Navigando tra scelte finzionali ed eventi reali, Iannucci disputa il grottesco al tragico e l'assurdo diventa implacabile. Come quei milioni di devoti mobilitati per assistere alle esequie di Stalin, poi interrotti nel loro pellegrinaggio e poi rimessi in marcia per 'partecipare' dello spettacolo osceno, stupido e sciagurato di staliniani forsennati uccisi per strada da altri staliniani forsennati. Commedia nera che lavora nella zona grigia, i giorni che separano l'attacco cerebrale di Stalin dall'annuncio ufficiale della sua morte, Morto Stalin, se ne fa un altro rende tangibile l'irragionevolezza del regime, incarnando i personaggi oggi aggiustati con discernimento dentro i libri di storia. Ma Iannucci mette in schermo fantocci e bastardi che imponevano sofferenza a tutti senza eccezione. Tra plausibile realismo e giubilante dileggio, dipinge un tableau in cui regna il terrore, la paranoia, il ricatto, la delazione, la strategia, l'inganno, la perversità di un'élite bolscevica fanatica e caricaturale. A guardarli da più vicino questi comunisti che pretendevano di lavorare per la felicità dell'umanità erano incredibilmente infelici. Ipocondriaci miserabili e imprevidenti che deportarono nei gulag (anche) i medici che avrebbero potuto salvarli.

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 20 settembre 2021
elgatoloco

"THe Death oft Stalin"(Armando Jannucci, sceneggiatura sua e di David Schenider con Ian Martin e Peter Fellows dalla cartoon-novel di Fabien Nury e Thierry Robin, 2017). Il film racconta a suo modo la lotta di potere e le faide interne al CC del PCUS quando Stalin , dopo due giorni di agonia, muore, a fine febbraio 1953, dopo un'emorragia cerebrale.

Frasi
Chi siamo di mente vorrebbe un cazzo di vita eterna!
Nikita Khrushchev (Steve Buscemi)
dal film Morto Stalin, se ne fa un altro - a cura di Simone
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
domenica 14 gennaio 2018
Luigi Paini
Il Sole-24 Ore

Solito tran tran, nella Mosca del 1953. Stalin cena e scherza con i suoi più stretti collaboratori, l'onnipotente Berija continua a imprigionare e a mandare a morte gli oppositori veri e (molto più spesso) presunti, il popolo vive nella morsa del terrore, continuando però ad adorare il dio in terra che siede al Cremlino. Ma anche gli dei, alla fine, cadono dal piedistallo.

NEWS
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martedì 12 dicembre 2017
 

La sera del 28 febbraio del 1953, Radio Mosca diffonde in diretta il "Concerto per pianoforte e orchestra n.23" di Mozart. Toccato dall'esecuzione che ascolta nella sua dacia di Kountsevo, Joseph Stalin domanda una registrazione.

winner
miglior commedia europea
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2018
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