| Titolo originale | The Assignment |
| Anno | 2016 |
| Genere | Thriller, |
| Produzione | USA, Francia |
| Durata | 95 minuti |
| Regia di | Walter Hill |
| Attori | Sigourney Weaver, Michelle Rodriguez, Tony Shalhoub, Anthony LaPaglia, Terry Chen Ken Kirzinger, Paul McGillion, Caitlin Gerard, Hugo Ateo, Paul Lazenby, Darryl Quon, Brent Langdon, Caroline Chan, Adrian Hough, John Callander, Bill Croft, Zak Santiago, Ellie Harvie, Alex Zahara, Sergio Osuna, Elizabeth Thai, Jason Asuncion, Lauro David Chartrand-DelValle, Eltie Pearce, Paul Chih-Ping Cheng, Randy Lee, Mark Chin, Ryan Handly, Paul Wu, Nickolas Baric, Brad Kelly, Mark Gibbon (I), David Soo, Chad Riley, Anthony Griffith. |
| Uscita | giovedì 19 ottobre 2017 |
| Tag | Da vedere 2016 |
| Distribuzione | Notorious Pictures |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 |
| MYmonetro | 2,84 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 21 dicembre 2018
Quando una chirurga decide di vendicarsi di un killer cambiandogli sesso, quest'ultimo diventa il giustiziere delle ragazze vittima di soprusi. In Italia al Box Office Nemesi ha incassato 141 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Frank Kitchen è un killer infallibile, ma la scia di cadaveri che ha lasciato alle spalle ha in serbo per lui un doloroso contrappasso. La chirurga plastica Rachel Jane, infatti, lo fa rapire per vendicare la morte del fratello, ma anziché uccidere Frank, lo opera, a sua insaputa, per cambiargli sesso.
Difficile stabilire dove si situi in Nemesi il confine tra provocazione e volontà sincera di violare dei tabù. Walter Hill, portatore sano di talento cinematografico, non è nuovo a questo tipo di contraddizioni, in cui gettarsi a capofitto con autolesionistico coraggio.
Uscire negli Stati Uniti oggi con un film come Nemesi, che tocca tasti assai sensibili sul gender e gli orientamenti sessuali, con una spregiudicatezza sconosciuta al politicamente corretto imperante, sa di sfida impossibile.
Ma a Hill piace perdere, anche fragorosamente. Proprio come piace ai suoi eroi e antieroi, lasciti di un cinema che affonda le proprie radici negli anni Settanta e si rifiuta di accettare che il tempo sia trascorso (invano).
Molto della realizzazione di Nemesi è subordinato alle ragioni che hanno spinto Hill a occuparsi del tema. Il budget risicato è evidente, così come l'approssimazione di alcuni raccordi logici: in primis la fumettizzazione di alcune scene, alla maniera di I guerrieri della notte - Director's Cut: quasi una firma autografa, giustapposta da Hill per ricordare che si tratta di un suo film.
Ma Nemesi non va vissuto e/o giudicato per godere di un "bel film", mira a tutt'altro. Parte da un'esigenza, da un impulso decennale - un progetto travagliato e datato, come evidenziato dalle musiche moroderiane e dagli infiniti cambi di titolo - e non dalle indagini di mercato di qualche promoter rampante al servizio di una major. Anche solo per questa sua natura anarchica, antica, irriducibile, è opportuno sorvolare sulle sue enormi mancanze. Che partono da una Sigourney Weaver nei panni di un villain ultra-stereotipato, mad doctor tra Jekyll e Hannibal Lecter, per arrivare all'imbarazzante, discusso e discutibile, uso di protesi digitali sul corpo di Frank Kitchen. Quasi un'irridente variazione sul tema di Johnny il Bello, anacronistica, chiassosa, imperfetta. Ma necessaria, per comprendere che la vecchia scuola non si rassegna a morire. Ambiguo, sexy e ineffabile il corpo metrosexual di Michelle Rodriguez, la cosa che più si avvicina a un capolavoro dell'inconsueto pastiche chiamato Nemesi.
Francamente non capisco la ragione di tanti giudizi negativi (spesso anche velenosamente ostili) nei confronti di questa pellicola. Premesso che va guardato come un fumetto e che non bisogna aspettarsi un'opera alla Lars von Trier, questo film e' uno spettacolo di tutto rispetto: ha ritmo da vendere, prende, diverte, intrattiene e vola via senza un attimo di noia.
L'attrice di origine texana, figlia di immigrati, ha dimostrato più volte di avere una personalità combattiva e carismatica dentro e fuori dallo schermo e, dando uno sguardo alla sua biografia, è facile comprendere la sua natura badass che ha conquistato pubblico e critica nel corso degli anni. La sua vita nomade l'ha portata dal Texas alla Repubblica Domenicana, e poi da Puerto Rico agli Stati Uniti, fino alla sistemazione definitiva nel New Jersey. Fin da piccola è stata un'anima ribelle collezionando ben sei espulsioni da scuola durante l'adolescenza e un arresto per guida in stato di ebbrezza nel 2007. Condannata a sei mesi di carcere, Michelle Rodriguez avrebbe dovuto scontare la sua pena per violazione della libertà vigilata e il rifiuto del servizio sociale con relativa riabilitazione prevista in questi casi, ma dopo soli 17 giorni è stata rilasciata per sovraffollamento.
Una donna deve avere quel tipo di sguardo che sa andare oltre la superficie, dritto dentro l'anima, 20% angelo 80% diavolo.
Sembra che i suoi ruoli tra piccolo e grande schermo rendano giustizia alla realtà di una donna determinata, forte, e forse troppo impulsiva, che ama correre dei rischi in cerca di un riscatto sbiadito. Basti pensare che il suo debutto al cinema è stato nei panni di una ragazza travagliata che sfoga la sua rabbia attraverso la boxe nel film Girlfight di Karyn Kusama. Il suo fisico atletico ha reso possibile l'autenticità di molte sue performance come il ruolo di Letty Ortiz nel franchising Fast and Furious che l'ha fatta conoscere al mondo e le ha permesso di trovare il suo posto ad Hollywood. Interesse sentimentale del personaggio di Vin Diesel per diversi capitoli della saga action, Letty è una sorta di antieroe letale, passionale e romantico che ha contribuito a rendere esplosiva un'avventura tra corse automobilistiche, tragedie, gioie, e il salto nel buio.
Un film terminale. Un film impossibile - un cambio di gender impartito come la più ineffabile delle vendette - e una provocatoria domanda di sospensione di incredulità, la più forte dai tempi di M Butterfly di David Cronenberg. Walter Hill con Nemesi (The Assignment) porta la sua idea di stile alle soglie della purezza opaca del magistero langhiano.