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Ultimo aggiornamento giovedì 5 gennaio 2017
Una commedia musicale sul coraggio, la competizione e sulla capacità di eseguire una melodia. Il film ha ottenuto 2 candidature a Golden Globes, In Italia al Box Office Sing ha incassato 9 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Il koala Buster Moon si è innamorato del teatro all'età di sei anni e al teatro ha dedicato la sua vita. Ha anche accumulato una discreta serie di fiaschi e di debiti e ora è ricercato dalla banca a cui ha chiesto un prestito e dai macchinisti che reclamano lo stipendio. Come salvare capra e cavoli? Buster ha un'idea geniale: un talent show. Apre quindi le porte del suo teatro ad una lunga fila di aspiranti cantanti e performer e sceglie i suoi gioielli: Rosita, maialina madre di 25 figli piccoli, Mike, topino vanitoso e vocalist d'eccezione, Ash, porcospina dal cuore rock e Johnny, scimmione dall'animo blues. Ci sarebbe anche Meena, elefantina portentosa, apparentemente troppo timida per esibirsi in pubblico...
I genitori di tutto il mondo s'incollano davanti al televisore di casa a guardare i talent show di maggior successo? Nessun problema. Ora anche i bambini hanno il loro, molto più romantico, elegante, scatenato e -cosa di gran lunga più importante- interamente popolato di animali. Alla Illumination Entertainment (quella dei Minions, per capirci) sanno come fare di un film una festa, preparando il crescendo di ritmo e di emozione e riportando giustamente il discorso ab ovo, al concetto di spettacolo, con il suo tempio al centro e il suo gioco del travestimento.
Mescolando fantasia e citazionismo, Sing modella Buster Moon sul Bob Hoskins di Lady Henderson Presenta, mentre Nana Noodleman è Norma Desmond e la segretaria di Moon sembra una versione invecchiata della Borlotta di Rango. Ma c'è di più, perché il film contiene al suo interno tanti piccoli film di generi diversi, esattamente come un varietà musicale contiene i suoi numeri e una playlist le sue tracce. C'è la favola di Rosita, sbalzata dagli scaffali del supermarket alla soirée in abito di paillettes, c'è il noir di Mike, tutto bulli e pupe, il prison movie di Jhonny, il mélo suburbano di Mina e quello indie di Ash.
Il copione è classico, così classico da rischiare la rigidità, ma il film sa aprire delle spassose digressioni (l'autolavaggio di Buster e Eddie, la macchina parlante che sostituisce Rosita in sua assenza, la girl-band giapponese che non si dà mai per vinta) e soprattutto azzecca l'atmosfera, portandoci dentro la villa d'altri tempi di Nana o nei ristoranti dove si chiudono gli affari, quelli veri.
Non c'è la sorpesa in Sing, in fondo le cose vanno esattamente come devono andare, ma c'è la qualità. E c'è la passione. E ce le facciamo volentieri bastare.
Quando hai toccato il fondo, l’unica cosa che puoi fare è puntare in alto. Sembra riassumersi in questa frase il nuovo film della Illumination Entertainment casa di produzione dei Minions, opera di Gerth Jennings che brilla per simpatia, originalità e animazioni ben riuscite oltre che a un vasto repertorio di canzoni. Classificare Sing tuttavia un film d’animazione sarebbe [...] Vai alla recensione »
Per lo più frainteso come un film di puro intrattenimento e per questo motivo abbastanza snobbato dal punto di vista critico, Sing ci appare invece come uno dei film animati più centrali (e centrati) di questi anni, per come sa comprendere e incarnare lo spirito artistico della contemporaneità. Da qualche anno, infatti, solenni filosofi e ricercatori di pregio si stanno interrogando sulla natura dell'odierno pop. La musica, infatti, è solo una parte - sia pure l'asse portante - di ciò che consideriamo pop e global nell'universo dei consumi culturali del presente. All'interno di questo mondo, troppo spesso liquidato come superficiale e grossolano, si muove a ben vedere una forma di creatività industriale, diffusa, non meno eccitante di quella dei singoli artisti creatori, di cui preferiamo ammirare il genio e sovente ignorare i compromessi.
Il pop non ha necessità di compromessi, perché nasce come compromesso, nel senso più alto del termine, tra varie istanze del commercio, dei destinatari, di convergenze culturali e di altre forme di intrattenimento.
E in questi anni, è proprio nel pop che si è potuta saggiare la consistenza della ricerca musicale interna alla produzione di alto consumo, e persino i critici delle testate più rock o underground hanno dovuto levarsi il cappello di fronte alle riuscite altissime di autori come Kanye West, Rihanna, Beyoncé o Lady Gaga. Tutti loro trascinano il pop in un più ampio contesto fatto di moda, iconismo, audiovisivi (si pensi all'intero progetto "Lemonade" di Beyoncé), celebrity culture trasversale e crossmediale.
In una città praticamente identica a Zootropolis gli animali vestono giacca e cravatta, guidano le macchine, lavorano e delinquono come noi esseri umani. Alcuni di loro amano follemente il teatro come un koala di nome Buster Moon, titolare di una sala concerti sull'orlo del fallimento. Buster ha però un'idea: organizzare un contest per tutti gli aspiranti performer della città.