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Ultimo aggiornamento martedì 9 gennaio 2018
Argomenti: Captain America Tutti i film del Marvel Cinematic Universe
Un'epica battaglia tra i due ex alleati Iron Man e Capitan America. Alla regia i fratelli Russo che già avevano diretto il precedente Captain America - The Winter Soldier. Il film ha ottenuto 3 candidature a Critics Choice Award, 1 candidatura a SAG Awards, In Italia al Box Office Captain America: Civil War ha incassato 11,3 milioni di euro .
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Le conseguenze del grande scontro avvenuto in Avengers: Age of Ultron portano ad una resa dei conti tra i Vendicatori e gli stati nazionali. L'America in primis chiede agli eroi di registrarsi, cioè di smettere di essere indipendenti e agire sotto il comando degli stati sovrani. La squadra si spacca così a metà, con una parte di eroi (facente capo ad Iron Man) favorevole all'idea per poter continuare la propria missione e un'altra (facente capo a Capitan America) convinta che tutto questo vada contro la loro stessa idea di missione.
Divisi e con obiettivi diversi, i Vendicatori devono affrontare la minaccia di un terrorista che compie terribili attentati proprio ai loro danni, colpendo tra gli altri anche il re di Wakanda, stato africano in prima linea nel conflitto ai superumani poiché produttore di un metallo unico e utile alla causa.
In tutto questo il soldato d'inverno, Bucky Barnes, è tornato e pare essere proprio lui il responsabile degli attacchi, di nuovo privo di memoria, di nuovo preda di una volontà altrui e di nuovo bisognoso dell'aiuto di Capitan America.
La serie di film dedicati a Capitan America sono per la Marvel la maniera di prendere di petto il mondo reale (o quasi). Quello di Steve Rogers è il medesimo universo degli altri supereroi, eppure le storie che lo riguardano hanno sempre a che vedere, in una maniera o nell'altra, con problemi concreti e con la maniera in cui lo stato si prende cura dei cittadini. Dal suo esordio con i Marvel Studios (Capitan America - Il primo vendicatore), che aveva a che vedere con la maniera in cui lo stato approfitta dei suoi soldati per combattere guerre che loro non capiscono, al secondo (Capitan America - Il soldato d'inverno) pensato in pieno stile anni '70, fobico e paranoico, centrato sulle agenzie segrete e i limiti del loro potere, fino a quest'ultimo il filo rosso è sempre l'etica dei governi e la loro propensione ad approfittarsi di chi dovrebbero proteggere.
Nonostante la folta presenza di altri Vendicatori faccia apparire Civil war come un film della serie Avengers, lo stesso in cui la trama gira intorno al terrorismo e alla paura costante di attacchi inarrestabili e invisibili riconduce tutto ai temi cari a Capitan America. In più viene rimarcato con forza il tema che regge quasi tutti i film tratti da fumetti americani, la vera maniera in cui Hollywood porta avanti il grande ragionamento sui nostri anni: quanto quel che facciamo per proteggerci sia in realtà la prima causa delle minacce che ci affliggono.
In un film che punta tutto su una contrapposizione tra forze positive, più viva nel marketing che poi nella storia, in maniera non diversa da quanto fatto dalla concorrenza con Batman V Superman, è quindi la presenza di una minaccia minuscola, molto umana e per niente super, a segnare la differenza dal resto dei film tratti da fumetti Marvel. Un uomo astuto, piccolo e anonimo (interpretato come sempre benissimo da Daniel Bruhl) sfugge agli ingranaggi della giustizia e sparge il terrore con attacchi imprevedibili e una strategia invisibile. È tra noi ma non lo vediamo, ha cattive intenzioni ma non sappiamo quando, dove e come colpirà.
Tuttavia è una differenza sottile che non bilancia la sensazione di già visto. L'universo Marvel, al cinema, funziona come una grande serie tv: nonostante l'avvicendarsi diversi registi (che ha portato a risultati diversi) lo stile, il look e la messa in scena sono sempre coerenti e, specie in Civil war, questo porta ad una forte impressione di ripetitività, non tanto nella storia quanto nella maniera in cui sono presentati gli eventi. Inseguimenti, confronti fisici, scontri verbali, svolte di trama, presentazioni dei villain e ancora showdown finali, arrivano e sono condotti sempre nella stessa maniera, variazioni su un medesimo canovaccio. Addirittura anche gli inseguimenti e i momenti d'azione si somigliano tutti.
Accade così che anche un film ben fatto e inappuntabile come questo dei fratelli Russo possa lo stesso risultare dimenticabile, perso nel mare di opere simili ed incapace di distinguersi se non per la fugace apparizione di un nuovo personaggio. È Spider-man l'unica presenza in grado di ravvivare il film, per la prima volta in mano alla casa che l'ha inventato (era la Sony e non la Disney, ora proprietaria della Marvel, a gestirne i diritti cinematografici in precedenza). E non sono tanto le qualità di scrittura o le doti del personaggio in sè a segnare la differenza, quanto lo sguardo completamente nuovo con cui il film lo osserva. Se infatti gli altri eroi sono filmati alla medesima altezza, Spider-man è guardato come un ragazzino. Negli altri film a lui dedicati, nonostante fosse sempre un adolescente, la prospettiva era quella di un suo pari, sembrava un ragazzo guardato da altri ragazzi, qui invece è un ragazzo come lo vedono gli adulti, pieno di ingenuità, problemi futili e troppo irruento. Invece che stonare questa novità funziona moltissimo, marca una differenza sostanziale dagli altri, idea uno specifico filmico e porta tutta un'altra aria al film. Segno che, per quanto non ci fosse bisogno di ricordarlo, anche nel mondo dei cinecomic valgono le medesime regole che regnano al resto del cinema, cioè che come eventi e personaggi vengono guardati fa tutta la differenza possibile.
Che gran bel film! Al di là del MCU, il film è proprio bello anche come film a sè stante! Anche non conoscendo i personaggi, alla fine tutti i nodi vengono al pettine, almeno la maggior parte, molti verranno spiegati nei prossimi film, almeno spero! Primo tempo un pò più lento, succedono tante cose, nel secondo il boom, tanti, tantissimi colpi di scena, i pezzi del puzzle vengono uniti e l'azione si [...] Vai alla recensione »
C'è un motivo se questo film non si intitola Avengers 3 ma fa parte della serie di Captain America. Ed è che, per quanto centrato soprattutto sulla pluralità dei supereroi Marvel, il centro della scena tocca al protagonista più anziano, quello che viene dal passato di un'America che credeva in se stessa e nella grande lotta alla tirannie mondiali. Un personaggio, il suo, totalmente impregnato dello spirito della Seconda Guerra mondiale, dell'antinazismo (leggi anti-Hydra) e del democratismo individualista eroico statunitense. Senza capire questa dimensione americanologica, non si comprendono le scelte - apparentemente forzate - che Captain America opera in difesa del vecchio amico, ora Winter Soldier. E si capisce meglio perché, dopo un primo capitolo eminentemente fondativo, da Captain America - The Winter Soldier a questo nuovo episodio, le trame del supereroe scudato siano intrise di paranoia e spionaggio: è come se la Marvel usasse Captain America come scatola nera della propria dimensione più politica e ideologica.
Lo scontro narrato in Captain America: Civil War non a caso ha a che fare con due temi che sembrano in voga anche presso la DC Comics e appena affrontati da Batman V Superman: Dawn of Justice, ovvero la lotta fratricida tra eroi e il problema delle cosiddette vittime collaterali.
In fondo, l'intero impianto di una serie televisiva come Daredevil si basa sugli effetti devastanti che la battaglia di The Avengers ha avuto su New York (è su queste macerie che il villain Wilson Fisk costruisce la sua epopea di capitalismo violento), e ruota appunto intorno a ciò che rimane dopo l'epico duello tra forze del bene e forze del male. È come se il blockbuster, dapprima esaltato dal piacere stesso della distruzione su larga scala e dalle possibilità catastrofiche del digitale, osservasse quel che rimane tra le rovine, una volta cessate le ostilità.
Potremmo persino leggerlo come un tema di responsabilizzazione del cinema spettacolare, e di cessione di sovranità a quella caotica fase politica internazionale che stiamo vivendo, essendo il blockbuster - e in particolare il cinema dei supereroi - il più poroso e sensibile allo scenario bellico mondiale. Certo, anche l'intera serie degli X-Men è profondamente segnata dalla storia politica americana, ed è per questo che molti ne bramano l'ingresso nel Marvel Cinematic Universe e sperano nella risoluzione dei problemi contrattuali che ne fanno una serie parallela e non integrata alle altre.
Come in Batman versus Superman, di nuovo viene fuori il problema dei danni collaterali causati dai supereroi di turno nell'esercizio delle loro funzioni salvifiche: città distrutte, centinaia di vittime innocenti, non sarà che - interrogativo, per la verità, che lo spettatore di buon senso si va ponendo da tempo - il prezzo da pagare è eccessivo? E di nuovo, assistiamo a uno scontro interno nel reparto [...] Vai alla recensione »
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