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Ultimo aggiornamento giovedì 11 aprile 2019
Argomenti: Superman DC Extended Universe Wonder Woman Aquaman
Il film è basato sui personaggi dell'universo di Superman, sui personaggi di Batman e su quelli del mondo di Wonder Woman. Il film ha ottenuto 5 candidature e vinto 4 Razzie Awards, 1 candidatura a Critics Choice Award, In Italia al Box Office Batman V Superman: Dawn of Justice ha incassato 10,6 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Sin dalla sua rivelazione a Metropolis, quando salva la Terra da una minaccia ma causa molte vittime innocenti, Superman rappresenta un quesito per l'uomo: angelo custode o essere onnipotente impossibile da controllare? Per Batman/Bruce Wayne la presenza dell'Uomo d'Acciaio costituisce un'anomalia e una causa di disgrazie dirette e indirette per l'umanità, qualcosa che deve essere fermato con ogni mezzo.
Giocato sin dal titolo e dal trailer sull'archetipo milleriano dello scontro fisico tra i due supereroi, Batman v Superman tiene fede all'ordinamento tra i due, che non è tale solo in senso alfabetico. Il punto di vista scelto da Snyder, nonostante la serie sia stata rifondata con l'Uomo d'Acciaio, è infatti quello del Pipistrello. Suo l'incipit - che ci riporta ancora una volta all'uccisione dei due Wayne, topos così usurato da costituire omaggio o meta-narrazione a seconda dei casi -, sua la visione del disastro che si abbatte su Metropolis, suo il dubbio che lo porta vicino a un deicidio degno di Caifa, sua infine la riflessione della coscienza collettiva. Un Batman mai così consapevole del proprio ruolo di super-uomo nel senso di miglior rappresentante della razza umana, dove Superman, colui che è letteralmente super-uomo, resta, nel bene e nel male, altro, diverso, alieno. Il suo ingresso in scena avviene ai margini dell'inquadratura, dopo uno scontro letale in fuoricampo; i suoi pensieri sono intuibili ma distanti, legati al "suo mondo", quello che Kal-el porta nel "nostro", rischiando involontariamente di distruggerlo. Un dilemma tra l'umano e il divino che avvicina Superman ai due Watchmen Ozymandias e Manhattan, scissi tra la volontà di aggiustare i destini dell'uomo da demiurghi e di disinteressarsene scegliendo l'esilio. Bontà e onnipotenza, dice Lex Luthor (reinventato in chiave millennial di Noah Baumbach, desideroso di uccidere i propri idoli e di fare tabula rasa), non possono coesistere. Benché Superman appaia più benevolo di un Batman nero e spietato come fu per Frank Miller, un vigilante che uccide senza scrupoli e picchia con un pugno che pare un maglio. Ma nonostante ci terrorizzi, è lui a comprenderci, è il Pipistrello a farci dormire tranquilli la notte.
Snyder pensa prima di tutto a eseguire il compito assegnatogli, quello di spettacolarizzare al massimo - un fracasso mai visto con il Dolby Atmos - i grossi calibri dell'universo DC e preparare la strada alla Justice League, pronta a opporsi cinematograficamente agli Avengers della Marvel (e solo così si spiega la pleonastica presenza di Wonder Woman). È così diligente in questo il regista, da sperperare spunti di grande interesse, come quelli succitati o il nuovo ruolo dei media, con la notizia istantanea catturata dai video contrapposta alla macchinosa obsolescenza del Daily Planet, quotidiano che fatica a ritrovare un suo ruolo ("Non siamo più nel 1938 (...) i giornali non li compra più nessuno!"), proprio come il suo "dipendente" superumano. Ma come per i supereroi, che devono in pochi secondi prendere decisioni da cui dipende il destino del mondo, così per Snyder la priorità era un'altra. Schiaffeggiare con un guanto di sfida la Casa delle Idee, ricordando che l'America ha iniziato da qui, dal Dio tra di noi e dall'Uomo che veglia su di noi.
Tutto considerato, e dovendo amalgamare materia così eterogenea, l'Alba della Giustizia dirada un po' di foschia.
Grandissime aspettative per una grande occasione rivelatasi sprecata. Quando si dice: "per fare un film non bastano gli effetti speciali, ma occorre anche e soprattutto una trama". Senza voler spoilerare troppo, mi limito a dire: film tanto spettacolare nella grafica quanto povero nella storia. Da un lato c'è Batman, personaggio oscuro e complesso che tanto bene era stato descritto da Nolan, apprezzato [...] Vai alla recensione »
Chissà quando entrerà in crisi, questa lunga era dei supereroi? Il pubblico sembra in perenne luna di miele con i cinecomics, anche grazie a universi narrativi complessi e transmediali. La critica, invece, si trova talvolta più spiazzata da questo tipo di prodotti, un po' perché manca ancora una consapevolezza teorica di quali strumenti utilizzare di fronte a un blockbuster, un po' per pigrizia intellettuale.
Ma le reazioni che sta suscitando Batman V Superman: Dawn of Justice superano di gran lunga le normali oscillazioni del gusto, e così il film di Zack Snyder si è visto piovere addosso recensioni molto dure dalla stampa americana.
Immeritate, a nostro parere, perché probabilmente basate sull'idea che il modo giusto di raccontare i supereroi sia quello della Marvel, mentre la DC offrirebbe prodotti meno appetibili. E in effetti, più che Batman contro Superman (con il terzo incomodo di Wonder Woman e altri meta-umani appena intravisti), il nuovo cinecomic di Snyder può tranquillamente essere interpretato come DC contro Marvel. Complice un reboot di Superman non perfettamente riuscito, la Warner Bros. e la DC sono corsi ai ripari inserendo un Batman se possibile ancora più incupito e rabbioso di quello con Christian Bale, e scelto di trascinare di peso l'iconografia di Nolan dentro la tendenza già di per sé vagamente apocalittica di Snyder.
Ha un potere, quasi, divino Superman, gestito in modo unilaterale e a Batman proprio non va giù. «Potrebbe bruciare il mondo» si preoccupa l'uomo pipistrello, che lo va a sfidare. Ma attenzione: il vero pericolo è quello di Lex Luthor. L'unione, con l'aggiunta di Wonder Woman, farà la forza. La risposta Dc Comics all'universo Marvel è eccellente. Attori convincenti, effetti speciali credibili, 3D che [...] Vai alla recensione »