13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi

Film 2016 | Azione, +13 144 min.

Regia di Michael Bay. Un film Da vedere 2016 con John Krasinski, Freddie Stroma, Toby Stephens, Pablo Schreiber, David Denman. Cast completo Titolo internazionale: 13 Hours. Genere Azione, - USA, 2016, durata 144 minuti. Uscita cinema giovedì 31 marzo 2016 distribuito da Universal Pictures. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,22 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento venerdì 1 aprile 2016

Un film ispirato ad una storia realmente accaduta, tratto dal libro omonimo di Mitchell Zuckoff. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, In Italia al Box Office 13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi ha incassato 136 mila euro .

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Consigliato sì!
3,22/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA
PUBBLICO 2,94
CONSIGLIATO SÌ
Un sanguinoso scontro a fuoco nella Libia post-Gheddafi ricostruito attraverso uno spettacolare assedio.
Recensione di Emanuele Sacchi
venerdì 1 aprile 2016
Recensione di Emanuele Sacchi
venerdì 1 aprile 2016

Libia, 2012. Jack Silva, bisognoso di qualche guadagno extra, sceglie di imbracciare nuovamente il fucile per i GRS, le Guardie di Sicurezza, corpo di appoggio alla CIA. Arrivato a Bengasi, si trova ben presto al centro di una guerra civile. L'ultimo giorno della sua missione coincide con un attacco, ampiamente pianificato, di terroristi libici alla base segreta americana.
Aspettarsi attente disamine sul senso di una situazione intricata o sulla psicologia dei fronti bellici opposti è totalmente fuori contesto. 13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi è un film di Michael Bay: come tale, non è il luogo per domandarsi se sia giusto o sbagliato che l'America reciti il ruolo non richiesto di gendarme del mondo, o se il fatto di essere presente in forze anche lontano da casa propria sia causa diretta della perdita assurda di molte vite umane, americane e non.
Se Bay lancia un'invettiva politica in 13 Hours, questa è rivolta all'amministrazione in carica durante i fatti di Bengasi, e in particolare a Hilary Clinton - allora Segretario di Stato, durante l'uscita del film invece nel pieno della corsa alla Casa Bianca - attraverso riferimenti non troppo velati alla mancanza di interesse nel sostegno alle truppe e al prevalere di burocrati, che pensano solo alla pensione in luoghi che invece dovrebbero ospitare solo combattenti di professione. La rivisitazione dei fatti di Bengasi si trasforma quindi, quasi inevitabilmente, nella glorificazione dei contractors, di quei veterani restituiti alla vita civile - barba incolta, lenti a contatto, chiacchiere in skype con i familiair - ma incapaci di fare a meno del fronte di guerra. E consapevoli che la loro presenza sia fondamentale, "laggiù", in quel famigerato Medio Oriente, disprezzato per il clima e i suoi pericoli, ma inevitabile destinazione dei soldati nordamericani. Con 13 Hours Bay realizza un'opera che non si pone per niente come minore nella sua filmografia, ma al contrario come uno degli episodi più forti sul piano teorico. Riprendendo lo spirito da anarchico di destra tipico di Eastwood - guerrieri da una parte, scaldascrivanie che sanno solo dare ordini dall'altra - il regista di Transformers si getta a capofitto nell'epica della guerra perpetua soffermandosi sull'assuefazione alla stessa. Già visto in The Hurt Locker di Kathryn Bigelow, si dirà, ma la forza di Bay è (anche) l'umiltà di chi non si illude nemmeno per un attimo di essere il primo ad affermare qualcosa; unita alla tenacia di chi sa che i concetti a volte vanno ripetuti con forza perché possano divenire persistenti.
13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi, tratto dalla vera storia dell'assalto alla dépendance dell'ambasciata statunitense a Bengasi, comincia dalle immagini di cronaca su Gheddafi per dedicarsi poi alla ricostruzione fittizia di personaggi e situazioni che abbandonano ben presto un'idea di verosimiglianza. A Bay, e a noi che non riusciamo a distogliere lo sguardo dalle immagini in digitale ad altissima definizione, interessa assai meno risultare credibile che rendere l'idea sulla babele linguistica e culturale di un Paese dilaniato, lontano e impossibile da ricondurre a un paragone con l'Occidente. "Surreale... Mondi diversi" è la frase con cui uno dei contractors definisce le azioni dei libici "buoni", difficili da comprendere e da distinguere, almeno quanto i loro corrispettivi "malvagi". Per questi ultimi, una volta identificati con chiarezza, non esiste alcun habeas corpus in grado di salvarli. Il loro destino è quello inevitabile, comune agli Indiani di Ombre rosse, agli zombi di Romero (rievocati dalla Zombieland, mattatoio abbandonato attraversato dagli assalitori) o agli alieni di Space Invaders: essere abbattuti senza aver pronunciato una parola, né aver lasciato un segno che possa testimoniare la loro appartenenza al genere umano. Ma è di questa incomprensione della diversità, di questo "o noi o loro" che ribadisce la diffidenza nei confronti dell'altro da sé, che si nutre il cinema belluino e patriottico, ma adrenalinico e puro di Michael Bay. Quello capace di regalarti un assedio lungo e vibrante come non se ne vedevano da Distretto 13 di John Carpenter. Il cinema (americano) è anche questo, non va dimenticato.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
giovedì 9 febbraio 2017
laurence316

La cronaca tipicamente da blockbuster hollywoodiano degli attacchi al compund americano a Bengasi, Libia, l’11 settembre 2012 e, successivamente, la notte stessa, al vicino avamposto della CIA, si trasforma in un action movie forsennato (come c'era da aspettarsi da Michael Bay) dalla durata spropositata. E’ un film superficiale in cui non sempre la retorica patriottica è tenuta [...] Vai alla recensione »

Frasi
"Tutti gli dei, tutti gli inferni, tutti i paradisi sono dentro di noi!"
Rone (James Badge Dale)
dal film 13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi - a cura di roberto
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