La foresta dei sogni

Film 2015 | Drammatico, +13 110 min.

Regia di Gus Van Sant. Un film con Matthew McConaughey, Naomi Watts, Jordan Gavaris, Ken Watanabe, Katie Aselton. Cast completo Titolo originale: The Sea of Trees. Genere Drammatico, - USA, 2015, durata 110 minuti. Uscita cinema giovedì 28 aprile 2016 distribuito da Lucky Red. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 2,20 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento mercoledì 17 agosto 2016

Due uomini sperduti nella foresta ai piedi del monte Fuji cercano una via per uscire da una strada di non ritorno. In Italia al Box Office La foresta dei sogni ha incassato nelle prime 3 settimane di programmazione 573 mila euro e 340 mila euro nel primo weekend.

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Consigliato nì!
2,20/5
MYMOVIES 2,00
CRITICA 1,50
PUBBLICO 3,11
CONSIGLIATO NÌ
Un film in cui la morte, o il desiderio della morte, non sono che il controcampo di un dramma matrimoniale, ricomposto con orchidee, fantasmi e segni dall'aldilà.
Recensione di Marzia Gandolfi
sabato 16 maggio 2015
Recensione di Marzia Gandolfi
sabato 16 maggio 2015

C'è una foresta ai piedi del monte Fuji dove le persone si 'perdono', lasciandosi dietro la vita e i suoi affanni. Qualche volta ci ripensano e ritornano sui loro passi seguendo il filo sottile che ancora li lega al mondo o seguendo come Hänsel e Gretel le briciole della loro esistenza. Arthur Brennan, professore di fisica e ricercatore scientifico, ha deciso di suicidarsi e di infilare il sentiero che conduce a Aokigahara. A un passo dal gesto definitivo, Arthur incrocia il destino di un altro uomo. Ferito e smarrito, Takumi Nakamura è stato dequalificato al lavoro e vuole pagare con la vita il disonore. Poi cambia idea. I polsi incisi ma la volontà ricucita, cerca la via per uscire dalla foresta. Lo accompagnerà Arthur, rimandando il suo dolore e trovando un nuovo domani.
Non è la prima volta che Gus Van Sant approccia la morte, la morte come evento contingente in Elephant, come incidente accidentale in Paranoid Park, come suicidio in Last Days, come evaporazione nel deserto di Gerry, come messa in scena in L'amore che resta.
La foresta dei sogni è ascrivibile a quest'ordine e prosegue il viaggio verso la fine. Lontano dal romanticismo poetico di L'amore che resta, che aveva ribadito magnificamente la relazione cinema e trapasso, La foresta dei sogni sembra parodiarne la grazia svolgendo una banale love story, la storia d'amore di una coppia minacciata da una sparizione imminente. Come i suoi protagonisti, Gus Van Sant perde l'orientamento e realizza un film difficile da collocare dentro una filmografia da sempre divisa tra industria hollywoodiana e indipendenza.
Perché La foresta dei sogni è sprovvisto della libertà creativa del suo cinema 'adolescenziale', dell'energia politica e sessuale di Milk, del cuore popolare e dell'equilibrio emotivo di Will Hunting, dove il rischio di deragliamento stucchevole era scongiurato con un effetto di 'messa a distanza'. In La foresta dei sogni la morte, o il desiderio della morte, non sono che il controcampo di un dramma matrimoniale, ricomposto con orchidee, fantasmi e segni dall'aldilà. Lontano dalla singolarità lirica e dallo splendore plastico del suo cinema, La foresta dei sogni 'suicida' l'autore e la sua irriducibile volontà di inventare la propria libertà contro le strade tracciate. Nel percorso verso il precipizio lo accompagna Matthew McConaughey, ingombrante ed eccedente al centro del film e dell'inquadratura. Le proprietà autoriali dell'attore, gonfiate dalla regia, esasperano un (melo)dramma impersonale che sacrifica sull'altare e nella foresta Ken Watanabe, spirito esotico e incarnazione della moglie perduta di Naomi Watts. Il magnifico e fatale labirinto di Aokigahara, che come il deserto di Gerry 'brucia' la vita, rimane un luogo pigro e inerte, uno sfondo passivo e disinnescato. Dentro la foresta e dentro il paesaggio desolato dell'anima del protagonista, piegato dai sensi di colpa, a mancare è il confronto dello spazio col corpo. A mancarci è la sensazione d'infinito di Gerry, il paesaggio era filmato come una superficie lunare da una steadicam virtuosa, che travolgeva lo spettatore e confondeva la sua percezione del tempo.
In Gerry come in Elephant Van Sant interrogava le dimensioni fondamentali che costituiscono la vita e il cinema, lo spazio e il tempo, in La foresta dei sogni diversamente non esistono gradi di libertà disponibili per il movimento e il film finisce per eludere la questione metafisica che si propone: che cosa prova l'uomo davanti alla propria fine? La foresta dei sogni non si interroga e non ci interroga, abbandonandoci ai bordi della foresta a ripensare il cinema di Gus Van Sant, città perduta e terra d'esilio.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
sabato 30 aprile 2016
Jujitsu

Sinceramente non riesco a capire per quale motivo il film sia stato criticato cosi aspramente da tutti questi bravi giornalisti cinematografici! Ho visto pellicole ben peggiori e "La foresta dei sogni" non si avvicina nemmeno lontanamente alle suddette. La storia si svolge in un posto mistico e misterioso sul quale finalmente qualcuno ha dedicato del tempo per farci un film.

Frasi
"C'é sempre un momento che ti cambia per sempre la vita e che ti sbatte a terra e ti ricorda che cos'é che conta davvero!"
Arthur Brennan (Matthew McConaughey)
dal film La foresta dei sogni - a cura di stefania
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Fabio Ferzetti
Il Messaggero

La foresta di Aokigahara, 35 kmq di rocce vulcaniche e caverne, attrae ogni anno centinaia di persone decise a farla finita. Tanto che il governo non divulga più i dati sui corpi ritrovati sotto il monte Fuji per non alimentare la sua fama sinistra. In compenso ci sono cartelli che invitano i visitatori a pensare ai loro cari e fare dietrofront. Lo scopriamo subito nel film di Gus Van Sant, quando [...] Vai alla recensione »

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domenica 17 maggio 2015
 

Al Festival di Cannes continuano le giornate dei grandi autori. Dopo Nanni Moretti e Gus Van Sant, protagonisti della giornata di ieri con Mia madre e The Sea of Trees, in concorso oggi è il regista indipendente Todd Haynes con Carol, adattamento del [...]

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