| Anno | 2015 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 88 minuti |
| Regia di | Leone Pompucci |
| Attori | Ida Di Benedetto, Alessia Santacroce, Ilaria Santacroce, Carla Signoris, Catrinel Marlon, Augusto Fornari, Mariano Rigillo Silvana Bosi, Liliana Oricchio Vallasciani, Pia Velsi. |
| Uscita | giovedì 10 dicembre 2015 |
| Distribuzione | Microcinema |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,70 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 11 dicembre 2015
Maria Celeste, l'antipatica, l'orgogliosa, la severa, sola in una Roma deserta a metà agosto, si ritroverà a salvare la vita del piccolo Leone.
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CONSIGLIATO NÌ
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Giulietta è una giovane prostituta straniera che porta in giro il suo infante Leone e lo lascia qui e là quando deve procurare ad entrambi i soldi per vivere. Maria Celeste è una signora in età che vive in una casa di cura per anziani dalla quale cerca di sottrarsi ogni giorno, dicendo che va a trovare suo figlio. In realtà il figlio di Maria vive al mare con la compagna Clara e si guarda bene dall'invitare a casa quella madre ingombrante e dispotica che Clara detesta. Eppure proprio a Maria Giulietta affiderà il suo bambino: un atto di fede che darà inizio al viaggio alla ricerca di se stessa della donna sessantenne attraverso una Roma preferragostana e ostinatamente plebea.
Dopo 15 anni Leone Pompucci torna al grande schermo con un film restato al palo per parecchio tempo prima di essere distribuito proprio sotto le feste natalizie, a combattere a mani nude contro i cinepanettoni e le guerre stellari, secondo una logica distributiva perversamente italiana. Del resto il film in sé è un evidente compromesso fra le necessità espressive di un autore originale e coraggioso e una serie di ragionamenti commerciali che ben poco hanno a che vedere con l'accezione alta della Settima arte. Il risultato è un film straniato e straniante che ha momenti di grande efficacia filmica (come la scena in cui Maria, rientrata nella sua vecchia casa, vi trova l'agente immobiliare e la sua amante in pieno sturm und drang erotico) e momenti di assoluta incoerenza narrativa.
Da un lato Pompucci conserva ancora un'idea di cinema che lo rende unico nel panorama italiano, resta uno dei pochi registi della sua generazione che sanno dove posizionare la cinepresa e come costruire un'inquadratura, è capace di creare quadri desolati di archeologia urbana estiva senza citare Il sorpasso e sa cavalcare l'aspetto surreale e sempre uguale di un'Italia cialtrona che non emerge e mai emergerà dalla sua dimensione provinciale. Dall'altro lato il regista esagera con la poetica delle periferie, crea una geografia romana degna di Escher, dà spazio a un universo umano inverosimile, pasticcia col montaggio e crea un film privo di quella unità di tono e di ritmo indispensabili per un racconto in bilico fra il surreale e il patetico, fra realismo magico e indignazione civica.
Leone nel Basilico tracima energia vitale disperata ed eleganza popolana, ma cede a pericolose suggestioni pasoliniane e felliniane (l'elefante da circo, l'imperdonabile finale) e si perde in un labirinto, anch'esso escheriano, di trame e sottotrame.
Ida di Benedetto si mangia lo schermo nel ruolo di Maria Celeste, mettendo a frutto la sua bellezza tragica e consunta e dominando le scene con consumata abilità teatrale. Intorno a lei un cast di efficaci comprimari, da Domenico Diele a Mariano Rigilllo, da Carla Signoris ad Augusto Fornari. Solo Catrinel Marlon nel ruolo di Giulietta è una nota stonata: troppo bella, troppo enfatica, troppo incredibile nei panni di una Cabiria dei nostri tempi.
E' un film che mi ha fatto molto riflettere. Inizialmente di difficile comprensione, ma con la giusta chiave di lettura tutte le tessere del mosaico si compongono, dando luogo alla raffigurazione della SOLITUDINE UMANA NELLE VARIE SFACCETTATURE. Tutti i personaggi sono soli, ma ciascuno di loro ha elaborato la solitudine in modo diverso. Le due vecchine della casa di riposo, vivono una solitudine rassegnata [...] Vai alla recensione »
Lascia un po' interdetti, questo film. Forse perché capita sempre più raramente di imbattersi in un cinema di questo tipo. Praticamente senza intreccio, sostanzialmente indifferente ai codici di comunicazione convenzionali e dunque alla sorte che gli toccherà, affidato ad associazioni libere e alle suggestioni, alle visioni, che esse evocano. E sì che il regista Leone Pompucci viene da una scuola dove [...] Vai alla recensione »