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Zanasi rock'n'roll. Come non volergli bene?

Gianni Zanasi, il regista de La felicità è un sistema complesso, trova in Valerio Mastandrea un interprete eccezionale. Dal 26 novembre al cinema.
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di Mauro Gervasini

In foto Valerio Mastandrea in una scena del film La felicità è un sistema complesso.
Valerio Mastandrea (48 anni) 14 febbraio 1972, Roma (Italia) - Acquario.

mercoledì 25 novembre 2015 - Focus

«Penso che si debba arrivare al cuore delle persone in modo incoerente, emotivo» dice Gianni Zanasi, modenese di Vignola, classe 1965, in una intervista pubblicata su "Il Venerdì" il 20 novembre scorso. Ancora: «Bastano due minuti di un pezzo dei Rolling Stones e hai fatto un percorso interiore incredibile».
Come non volergli bene? Il cinema di Zanasi ha in effetti una certa densità rock'n'roll, soprattutto il suo film più bello, Non pensarci (2007), che dalle disavventure di un musicista un po' sfigato prende il via; ma è soprattutto l'incoerenza feconda a essere cifra personale. A inizio carriera viene classificato nella rischiosa categoria dei "registi truffautiani", quelli cioè bravi a costruire storie intorno a ragazzini selvaggi interpretati da non professionisti. L'esordio nel lungo, desunto da un suo precedente cortometraggio realizzato quando studiava al Centro sperimentale, è Nella mischia (1995), subito selezionato dalla Quinzaine des réalisateurs di Cannes. Contrasto dei contrasti: il vincitore morale di quell'edizione del festival fu L'odio di Mathieu Kassovitz, e allora potevi vedere nel potente affresco di Kasso giovani banlieusard senza speranza votati alla violenza, in quello gentile di Zanasi, ambientato nella periferia romana, ancor più giovani borgatari in cerca della luce. Due approcci al mondo e al cinema.

Fuori di me (1999) rivela definitivamente la vena "sociale" dell'autore. Che lungi dall'essere declamatorio, interpreta se stesso e con due suoi attori va nel cuore del CEP di Bari, quartiere, diciamo così, difficile, per presentare il suo film e fare dei sopralluoghi. Accolti come star, vivono per un po' come in una specie di sogno hollywoodiano in miniatura e in contesto straniante, finché la realtà, rumorosa come i colpi di pistola sparati da un tizio su uno scooter, non presenta il conto. Con lo "stile-verità" che era già di Nella mischia (anzi, ne sembra a tratti il backstage), attento a cogliere la spontaneità anche da attori professionisti (Paolo Sassanelli: allora sconosciuto, già bravissimo) Fuori di me, prodotto da Gianluca Arcopinto, andrebbe oggi recuperato come prototipo di tanto cinema della realtà sospeso tra documentario e soggetto, con una originalità tutta sua. A domani (1999), in concorso a Venezia, chiude la prima fase indie dell'avventura del regista.

Nel 2007 Zanasi torna con una produzione più ambiziosa: Non pensarci. Valerio Mastandrea è l'improbabile musicista di una band garage rock allontanato dai compagni e costretto a tornare in provincia dalla famiglia. Che tra lavoro a rotoli e legami compromessi, è molto incasinata. Tocca a lui, pur svogliatissimo, raccogliere i cocci non solo della vita sua, ma anche dei suoi cari, per ricomporli.
Zanasi trova in Mastandrea un interprete eccezionale, sempre laterale rispetto agli eventi, dimesso all'apparenza, e crea un oggetto strano, incoerente appunto: commedia divertente e finto leggera che colpisce al cuore con atteggiamento punk un sistema familiare socioeconomico (nella retorica nazionale sintetizzato dalla magica formula della "piccola e media impresa") pronto a svicolare e sparpagliarsi se c'è da assumersi qualche responsabilità.
Tra i film più politici del decennio, anche per il suo desiderio di non apparire tale, Non pensarci ha successo e diventa una mini serie tv per Sky. Stesso presupposto per La felicità è un sistema complesso, presentato al Torino Film Festival e dal 26 novembre in sala. Ancora Mastandrea, chiamato a convincere imprenditori incapaci a mollare nelle mani giuste le loro aziende. Lui si muove a fin di bene, pensa prima di tutto ai posti di lavoro. Finché il beneficiario della sua moral suasion, esercitata su due giovanissimi ereditieri orfani, non è uno squalo, allora le regole del gioco cambiano. Ancora molto originale lo spunto, declinato secondo le coordinate anche surreali così care all'autore, e attraverso l'approccio stralunato del suo attore.

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