Good Kill

Film 2014 | Thriller, +13 104 min.

Regia di Andrew Niccol. Un film con Ethan Hawke, January Jones, Zoë Kravitz, Jake Abel, Bruce Greenwood. Cast completo Titolo originale: Good Kill. Genere Thriller, - USA, 2014, durata 104 minuti. Uscita cinema giovedì 25 febbraio 2016 distribuito da Barter Multimedia. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 2,31 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento venerdì 10 maggio 2019

Un pilota di droni incomincia a farsi domande sul proprio lavoro e a sentire il peso dei rimorsi. In Italia al Box Office Good Kill ha incassato 203 mila euro .

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Consigliato nì!
2,31/5
MYMOVIES 2,00
CRITICA 2,50
PUBBLICO 2,42
CONSIGLIATO NÌ
Un remake di Top Gun all'epoca del digitale.
Recensione di Dario Zonta
Recensione di Dario Zonta

Good Kill è quello che dicono i piloti e i militari americani quando un colpo è andato a segno, a "buon fine". Quelli dell'omonimo film di Andrew Niccol sono "sparati" da dei piloti speciali che comandano aerei speciali. Velivoli invisibili che sorvolano a 3 km dal suolo i territori della lotta al terrorismo, dall'Afghanistan allo Yemen, per eliminare con missili balistici ad alta precisione un uomo, una casa un drappello di persone, un camioncino in movimento... che siano sospettati di attentare alla sicurezza nazionale americana. Questi piloti muovono ali e armamenti comodamente seduti dentro un box con aria condizionata nel deserto vicino a Las Vegas. Non rischiano nulla, ad eccezione della loro salute mentale. Una guerra più che fredda: astratta, quasi metafisica, virtuale... se non fosse che i missili fanno saltare in aria corpi di uomini, donne e bambini veri, in carne e ossa.
Il comandante Tommy, un top gun che ha fatto sei "tour" (come vengono definite le missioni su campo sempre secondo l'agghiacciante lessico militare americano), è stato messo a terra, vicino alla famiglia, ed è uno dei piloti dei droni con i quali gli americani hanno aperto un nuovo e più preciso fronte di guerra. Tommy è in crisi perché vuole tornare a volare e perché la pratica virtuale da playstation della nuova guerra al terrorismo non gli piace affatto. Sebbene sia vicino ai suoi cari, in verità è più lontano che mai. La crisi, esistenziale e morale, si fa più cocente e drammatica dal momento in cui la sua squadra viene messa direttamente al "servizio" dei servizi segreti, la CIA, che agisce fuori dalle regole convenzionali di ingaggio. Una voce da Langley definisce i bersagli e chiede loro di sparare anche innanzi a donne e bambini, usati a loro dire, come scudi. Sono danni collaterali, vittime sacrificali e sacrificate dai Lords of War della guerra al terrorismo; le loro azioni, anche le più abiette, sono giustificate dalla logica della protezione preventiva.
Il pilota Tommy non regge più, inizia a bere e ad assumere un comportamento non consono al comando del suo joystick, e ne pagherà le conseguenze. Alla trama militare si aggiunge una sotto trama familiare che il pilota nelle vesti di marito assente e padre inaffettivo.
Se l'autore di Good Kill non fosse Andrew Niccol, regista di Gattaca e sceneggiatore di The Truman Show (tra le altre cose), avremmo liquidato questo film, che chiude quelli del Concorso di Venezia, come un'operazione irricevibile per quel tanto e tantissimo di ambiguità e di falsa coscienza. Seguire le spire del discorso morale di questo dramma militare è tutto sommato pericoloso perché si rischia di accettare, senza rendersene conto, delle premesse che andrebbero in verità analizzate nel profondo. Quali sono i limiti di un'azione militare preventiva portata nel cuore del territorio che nasconde i nemici tra folle di civili inermi? Andrew Niccol ci pare vittima in questo film della logica dei pro e dei contro, delegata a una sceneggiatura misurata fino alla noia con il risultato di un film piatto. Eppure molti erano gli elementi a disposizione, alcuni cari al discorso di questo regista di origine neo-zelandese. Ad esempio del controllo assoluto, cuore filosofico del film Truman Show, che qui viene declinato attraverso l'occhio militare dei droni che dall'alto tutto controllano. Un occhio non più umano, ma "divino" per quel tanto di punizione che dal cielo cade sotto forma di missili per colpire i cattivi, ritenuti tali, i presunti cattivi e gli innocenti, vittime collaterali. Degli ultimi film a tema, tra cui The Hurt Locker e Zero Dark Thirty entrambi della Bigelow, quest'ultimo è il più teorico e per questo ambiguo. Basti pensare che la crisi principale del pilota Tommy viene dal non poter più fare le missioni vere, quelle con gli aerei da caccia, dove si uccide ma si rischia anche di essere uccisi. Nostalgia per gli anni di Top Gun... di cui questo è un remake all'epoca del digitale.

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In arrivo un nuovo film con Ethan Hawke.
a cura della redazione

Un pilota di droni con sede a Las Vegas combatte i talebani tramite telecomando per dodici ore al giorno, poi torna a casa in periferia e alle faide con la moglie e i figli per le rimanenti dodici. Ma il pilota sta cominciando a mettere in discussione la missione. Sta creando più terroristi di quelli che sta uccidendo? Sta combattendo una guerra senza fine? Il racconto di un soldato con implicazioni epiche.

a cura della redazione

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
giovedì 9 febbraio 2017
laurence316

L'ultima fatica di Niccol (un tempo brillante sceneggiatore di opere come The Truman Show), è un war movie più che mai aggiornato ai tempi, tra i primissimi a trattare il tema della "guerra al tempo dei droni", in un presente che ha dell'assurdo dove gli attacchi avvengono per mezzo di velivoli invisibili all'occhio umano, comandati a distanza da un drappello di [...] Vai alla recensione »

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Roberto Nepoti
La Repubblica

Ex-pilota da caccia, il comandante Tommy Egan è ora un pilota di droni che, dalla sua base operativa con aria condizionata a Las Vegas, bombarda i talebani a migliaia di chilometri. Poi torna a casa, a litigare con la moglie e fare il barbecue con i vicini. Una guerra pulita, meno costosa, senza pericoli? Peccato che Egan provi alienazione e vergogna per quel che fa, tanto da rimpiangere una guerra [...] Vai alla recensione »

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