| Titolo originale | The Counselor |
| Anno | 2013 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | USA, Gran Bretagna |
| Durata | 111 minuti |
| Regia di | Ridley Scott |
| Attori | Michael Fassbender, Penélope Cruz, Cameron Diaz, Javier Bardem, Brad Pitt Toby Kebbell, Rosie Perez, Dean Norris, Natalie Dormer, Goran Visnjic, Cesar Aguirre, Daniel Holguín, Chris Obi, Bruno Ganz, Richard Cabral, Provence Maydew, Paris Jefferson, Dar Dash, Alex Hafner, Andrea Deck, Sam Spruell, Emma Catherine Rigby, Edgar Ramirez, Eben Young, Richard Brake, Barbara Durkin, Giannina Facio, Velibor Topic, Juan José Rodríguez, Alexander Biggie, Pablo Paredes (II), Miguel Cavassa, Frank Spano, Alejandro Marzal, Kolya Dam De Nogales, William Henry Mulvihill, John Hugill, Gerard Monaco, Fernando Cayo, Carlos Julio Molina, Rubén Blades, Donna Air, Marco Tulio Luna, Lida Cardona, Roger Dalmases, Julien Vialon. |
| Uscita | giovedì 16 gennaio 2014 |
| Distribuzione | 20th Century Fox Italia |
| MYmonetro | 2,44 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 27 gennaio 2014
Michael Fassbender, dopo aver fatto i conti con la dipendenza dal sesso in Shame, è alle prese con l'ossessione per il denaro. Script di Cormac McCarthy e regia di Ridley Scott. Il film ha ottenuto 1 candidatura ai Nastri d'Argento, In Italia al Box Office The Counselor - Il Procuratore ha incassato nelle prime 2 settimane di programmazione 3,1 milioni di euro e 1,7 milioni di euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO NÌ
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A Juarez tre affaristi della malavita e un avvocato implicato nei traffici del cartello della droga locale subiscono gli effetti del furto di una partita di droga. Mentre i signori della malavita locale sono a loro agio con i meccanismi di una vita in cui la morte è un'opzione che si può realizzare da un momento all'altro, l'avvocato vive e ama come una persona normale, senza curarsi dei rischi della sua professione. Per sua sfortuna coincidenza vuole che in passato abbia avuto tra i suoi clienti proprio il responsabile del furto, di conseguenza lui e tutti quelli a lui vicini sono diventati il prossimo obiettivo della repressione operata dal cartello.
La prima sceneggiatura originale di Cormac McCarthy non poteva finire in mani migliori di quelle di uno dei più grandi collettori di talenti del cinema.
Completamente nascosto dietro il verbosissimo script, Scott riesce nel doppio movimento di rispettare la parola nel momento in cui viene messa in immagini e riuscire, attraverso la messa in scena, a creare l'atmosfera migliore per un film dal villain invisibile che incombe sui protagonisti come la personificazione stessa del destino. In una storia in cui solo la morte ha un senso e tutto il resto è assurdità, iperbole sessuale e scene stranianti che lasciano di stucco gli stessi personaggi al pari del pubblico, McCarthy mostra come la cosa peggiore che possa esistere sia la volontà di chi non accetta il caos del mondo: un cartello sanguinario che gioca con i cadaveri con il massimo disinteresse per la vita e che, come spiega Brad Pitt: "Non è che non credano nelle coincidenze, sanno che esistono, solo non ne hanno mai vista una".
In questo film che appare tanto dello scrittore di The road e Non è un paese per vecchi (nei personaggi, nell'assenza di senso e tantomeno di giustizia in un mondo in cui l'unica cosa tangibile e seria pare essere l'efferatezza della morte), quanto di Ridley Scott (nella scelta di luci, colori, montaggio, interni e abbigliamento il più possibile splendidi e raffinati da usare in opposizione a quel che si dice e succede), esiste un senso profondo di terrore che lo avvicina paradossalmente a territori con i quali non dovrebbe avere nulla a che vedere, ovvero quelli dell'horror. La maniera in cui aleggia nei discorsi, nel terrore delle espressioni e nella rievocazione di agghiaccianti imprese precedenti "il cartello", entità che non vediamo mai nè si manifesta direttamente se non in corrispondenza della morte, dona a The counselor un tono unico che gonfia di senso i dialoghi, impedendogli di essere sterile esibizione di scrittura e recitazione. Tale è l'abilità nel costruire di minaccia in minaccia, di aneddoto in aneddoto, un mondo a parte, invisibile a tutti se non a chi è minacciato di morte e in cui tutto è possibile, che alla fine, in controtendenza rispetto all'abitudine didascalica del cinema hollywoodiano, Ridley Scott può anche permettersi il lusso di "non mostrare". Non ci sarà bisogno di guardare il contenuto del DVD che viene recapitato all'avvocato, l'atmosfera disseminata in tutto il film tra interni moderni, hotel di lusso, bestie feroci lanciate nel deserto e racconti terrificanti ha già lavorato a sufficienza e ciò che si intuisce è peggio di qualsiasi visione.
In questo senso, in una galleria di personaggi esagerati e non sempre riusciti che girano intorno all'unico normale (considerato poco più di un'idiota), Cameron Diaz viene caricata con l'incombenza maggiore, quella di dar credibilità al carattere più paradossale di tutti. La maniera in cui riesce nell'impresa di rendere umano l'incredibile ha del formidabile, la sua donna-ghepardo dalla spaccata formidabile permea il film di quella sostanza che invece sfugge sempre al protagonista (Michael Fassbender). A fronte di tutti i dialoghi vacui e ricercati, ordinari e minacciosi anche quando si parla di ordinazioni al ristorante, la sua famelica affarista giunge con un pugno di sguardi alla meta del film: affermare che l'unica verità incontrovertibile del mondo è la sua assenza di senso, coerenza e giustizia di fronte alla vita umana.
Tra le mani un nuovo libro di Cormac McCarthy, l'autore di Non è un paese per vecchi vecchi e La strada e la Trilogia della frontiera, negli occhi il nuovo film di Ridley Scott, il regista di Blade Runner, Alien, Il gladiatore, Prometheus... L'ultimo libro di McCarthy non è un romanzo, ma una sceneggiatura, il film di Scott ne è l'adattamento. Cosa c'entra l'universo americano di colpa e destino di McCarthy, spesso pervaso di inquietudini religiose, con l'eclettismo inglese di Ridley Scott, da sempre sensibile alle tematiche creazioniste (a partire da Blade Runner fino a Prometheus)? Insomma una strana coppia che sulla carta non sembrerebbe intendersi. Il fatto è che invece si sono scelti, ma crediamo non trovati. Corman McCarthy non solo ha scritto con The Counselor la sua prima sceneggiatura cinematografica, ma ha anche partecipato alla realizzazione del film nelle vesti di produttore. Molta voce in capitolo, quindi. Ora, chi conosce la letteratura di McCarthy sa bene a quali vette può arrivare, sa bene qual è la potenza dei suoi dialoghi. È difficile poter ravvisare lo stesso tenore nei dialoghi, tantissimi, presenti nel film il procuratore. La storia del cinema soprattutto hollywoodiano .è tappezzata di scrittori appesi al chiodo della loro specifica ambizione cinematografica. È come se il «Dostoevskij d'America», com'è stato definito, avesse sentito il peso della scrittura per il cinema, come anche la sua esigenza di sintesi. Dialoghi in cui l'intenzione pesa come un macigno, senza il respiro di una storia che ha potuto largheggiare nello spazio della fantasia letteraria, quella propria di questo autore. Ridley Scott poi non sembra il regista adatto per esaltare le corde di questa storia di confine, di droga, di avidità, di spietatezza, di ricchezza, di stupri, di violenze e di morte. Ciudad Juarez è l'epicentro di una dannazione senza fine che miete migliaia di cadaveri all'anno, comprese ragazze innocenti, oggetto di giochi orrendi dei signori del narcotraffico. In questo contesto di assoluta perdizione si muove un manipolo di «manigoldi» resi algidi da attori stellari (Brad Pitt, Michael Fassbender, Cameron Diaz, Javier Bardem, Penelope Cruz) che fanno di tutto per ricordarci il loro status d'eccezione per una storia che vorrebbe essere eccezionale, ma non lo è.
Da L'Unità, 16 gennaio 2014
L'avvocato, che, giusto per dare al film l'aspetto di una vicenda che potrebbe capitare a tutti, non viene mai chiamato per nome, si butta da un giorno all'altro nel pericoloso business della droga, non per avidità, ma per potersi permettere di comprare un diamante da troppi carati per fare suo il cuore dell'amata (che, per altro, non sembra avere poi tante pretese); [...] Vai alla recensione »
Assuefatto a spese che non potrebbe permettersi, un avvocato entra nel giro della droga tra Usa e Messico. Michael Fassbender e Brad Pitt, Penelope Cruz e Cameron Diaz, Javier Bardem: con un cast del genere c'era da aspettarsi un film epocale. Tanto più con la direzione di Ridley Scott - regista premiatissimo - e la sceneggiatura del romanziere Cormac McCarthy, impegnato per la prima volta come screenwriter [...] Vai alla recensione »