The Counselor - Il Procuratore

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Un film di Ridley Scott. Con Michael Fassbender, Penelope Cruz, Cameron Diaz, Javier Bardem, Brad Pitt.
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Titolo originale The Counselor. Drammatico, durata 111 min. - USA, Gran Bretagna 2013. - 20th Century Fox uscita giovedì 16 gennaio 2014. MYMONETRO The Counselor - Il Procuratore * * - - - valutazione media: 2,40 su 140 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Un Avvocato proprio stupido. Come il film. Valutazione 1 stelle su cinque

di Gerardo Monizza


Feedback: 1306 | altri commenti e recensioni di Gerardo Monizza
domenica 19 gennaio 2014

Il ProcuratoreThe Counselor di Ridley Scott – Stupidità [2/10]

Peggio di così non poteva andare: la storia – ovviamente - ma anche il film.
Un Avvocato (chissà perché definito Procuratore, nel titolo) in crisi finanziaria, e comunque deciso a spendere una fortuna in un diamante da regalare alla fidanzata, cerca risorse in un’operazione di droga. Siccome è incompetente, vile, imbranato e forse anche stupido, l’operazione va male. Anzi malissimo.
Ventitreesimo film per Ridley Scott (I duellanti, 1977; Alien, 1979; Blade Runner, 1982; Thelma & Louise, 1991; Il gladiatore, 2000) un regista che, poco a poco, sembra scordare l’arte della narrazione confezionando eccellenti sequenze d’immagini senza emozioni vere, dunque noiose e inutili.

“Il Procuratore” è l’ultimo di questa serie (negativa) ed è anche un film fastidioso: per la verbosità inutile, per l’inconsistenza della storia (solito carico che non arriva dove dovrebbe), per l’incongruenza della parti (un cavo teso in una strada nel deserto in attesa – dura ore – dell’unico motociclista della giornata. Possibile?), per la filosofia sparpagliata in tutti i dialoghi (i narcotrafficanti dal “pensiero debole” sono la vera invenzione del film).

Parte della colpa – ovviamente – è da attribuire al celebrato e celeberrimo Cormac McCarthy (nato nel 1933, scrittore e sceneggiatore; qui anche produttore) che offre al regista una trama inconsistente e confusa. Il cast fa il resto: Penelope Cruz entra ed esce senza lasciare traccia (letteralmente); Brad Pitt, solitamente più abile nella scelta dei copioni, è un giovanotto spregiudicato, ma incapace di salvarsi (la scena del garrotaggio meccanico elettronico è ridicola anche se tragica) e abbastanza vanesio da ficcarsi nei guai per presunzione.
Anche Javier Bardem (che ha frequentato set meno banali) interpreta un affiliato alla malavita messicana (attività illecita che copre gestendo bar di lusso e discoteche esclusive, che originale) e – lo si capisce presto – non è meno stupido degli altri. Infine Cameron Diaz la grande burattinaia, fantasiosa erotomane (improbabile la sua “spaccata” sul parabrezza di una Ferrari a scopo autoerotico…) è una mangia uomini e amante dei giaguari (personaggi che nella storia fanno la migliore figura).

A metà del film non è ancora successo niente eppure tutti hanno già parlato moltissimo. Belle case (ostentato design italiano; vorrà dire qualcosa?), molta pubblicità indiretta, bella gente, ma s’è capito poco tranne che l’Avvocato (così continuano a chiamare il protagonista) è un “ciula”.  Michael Fassbender (monocorde, svagato e sempre sorpreso di vivere) sembra un ingenuo, un tenerone innamorato, un romantico, ma per far soldi (o recuperare quelli perduti non si sa come) investe (ma cosa?) in un’operazione di droga. Mai sfiorato dal dubbio che l’azione sia illegale, immorale, illecita e rischiosa non calcola e sbaglia. Pagherà e perderà tutto.

Il film è talmente squinternato che neanche il celebre Pietro Scalia, autore del montaggio (25 film nell’elenco tra cui: “JFK”, O. Stone; “Piccolo Budda”, “Io ballo da sola”, B. Bertolucci; “Soldato Jane”, “Il gladiatore” R. Scott), riesce a dare un senso alla vicenda.
Se la storia dunque non rende; se i personaggi sono improbabili; se l’insieme non offre alcuna emozione che cosa sarà mai successo? Troppo facile dire: “un film sbagliato”, ma è anche troppo complicato sbrogliare una matassa che non il caso, ma la stupidità di produzioni costruite solo per fere business ha confezionato come un patchwork. Una brutta sceneggiatura, interpreti di maniera e regia superficiale non fanno mai una storia. Neanche un (buon) film.

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